“Tra la terra e il cielo” (India 2015) di Neeraj Ghaywan

Nasce un Nuovo Cinema Indiano?

(marino demata)  Diciamo subito che “Tra la terra e il cielo” (“Masaan”), dell’esordiente regista indiano Neeraj Ghaywan,  è un bel film, lontano sia dai luccichii di Bollywood, sia dalle frenesie di “The Millionaire” del di Danny Boyle. Si tratta di un film ove il gioco del destino ha un ruolo fondamentale, perché fissa alcuni punti  fermi (purtroppo negativi) nelle vite dei due protagonisti. I quali sono interpreti di due storie che procedono parallele, ciascuna con la propria logica e il proprio sviluppo, in una costruzione filmica che potremmo definire geometrica e lineare, fino al memento della congiunzione finale. Insomma, per restare alla geometria, siamo alle rette parallele, che però alla fine trovano il loro punto di incontro.Tra la terra 1
Il merito del regista è quello di descrivere le due storie senza peli sulla lingua e senza fare sconti: le contraddizioni e le arretratezza di un Paese che aspira a diventare una grande potenza economica sono  descritte con grande nettezza e con il linguaggio della denuncia.
Le due storie si svolgono per la maggior parte nella più importante delle sette città sante dell’India, Benares (o Varanasi), una delle più grandi conurbazioni del mondo, capitale dell’omonimo Stato. Una città magica, malgrado l’inevitabile caos che caratterizza quasi ogni angolo di quel grande Paese. Una città, sulle rive del Gange, ove convivono e si intrecciano relazionandosi a vicenda la vita e la morte. Leggiamo nella didascalia iniziale del film che la vita è l’armonia dei cinque elementi fondamentali di cui è costituita la realtà, mentre la morte ne è la disarmonia. Tra la terra 3
Una delle principali attività è quella, ovviamente da parte del personale a ciò preparato, di bruciare i corpi dei morti sulle rive del fiume e prima di fracassare con cinque colpi il cranio del defunto per fare uscire da esso l’anima. Le ceneri saranno poi  lasciate nelle acque del fiume sacro. E a tarda sera ancora puoi da lontano l’immagine suggestiva ed evocativa di tanti significati de i fuochi che ardono sulla riva del fiume.
Ma il fiume non è lì solo per accogliere la morte, ma anche la vita, sotto forma di sfrenate gare di bambini che si tuffano per raccogliere monete: vincerà chi ne raccoglie di più. E soprattutto farà vincere gli scommettitori clandestini che avranno puntato sul più bravo.
All’interno di questo quadro di millenarie  tradizioni emergono le personalità dei protagonisti delle due storie e la loro volontà di emancipazione e di messa in discussione delle arretratezze culturali e sociali del Paese, con le quali si trovano a scontrarsi e a fare i conti.Tra la terra 2
Devi è una ragazza che vuole far valere i suoi diritti di donna nel ritagliarsi momenti di piacere con un ragazzo in un albergo ad ore. La polizia fa irruzione e il ragazzo per la vergogna che può macchiare la sua famiglia si ferisce gravemente tagliandosi le vene. Devi (l’affascinante Richa Chadda) e il padre vengono pesantemente  ricattati dalla corrotta polizia locale, che prospera proprio sfruttando situazioni simili.
D’altro canto Deepak (Vicky Kaushal), figlio di un bruciatore di cadaveri sulle rive del Gange, e universitario col miraggio della propria emancipazione, si innamora di una ragazza conosciuta sul web. Escono insieme e nasce una delicata storia d’amore. Ma anche qui, come nel caso di Devi, l’arretratezza dei costumi del Paese è in agguato: la storia d’amore non potrà mai andare avanti perché i due innamorati appartengono a due classi sociali (due caste) molto diverse. I genitori della ragazza non accetterebbero mai  Deepak nella loro famiglia. Tra-la-terra-e-il-cielo-2
In questo modo  le due storie parallele sono anche  la lotta di due giovani contro le arretratezze del Paese.  Il destino scioglierà tutti i nodi in senso negativo e tragico,lasciando i due protagonisti (e gli spettatori ) con un senso di greve amarezza.
Film sul destino dunque, ma anche sulla mancanza e sulla privazione, ma anche storie di formazione.
Il regista si incarica però di lasciare intravedere nella parte finale del film uno spiraglio di speranza. Sia chiaro però: nessun facile happy end, nessun finale consolatorio, ma semplicemente un lasciare le due vite aperte alla possibilità di un futuro migliore dopo i dolori e le traversie  patite. Il che è anche una bella metafora sulle speranze e le possibilità del grande Paese di poter guarire gradatamente dai suoi mali atavici e premiare le istanze di emancipazione della parte migliore delle nuove generazioni.Tra-la-terra-e-il-cielo
il film è stato bene accolto al Festival di Cannes 2015, ove ha vinto il premio FIPRESCI e il Promising Future Prize  nella rassegna “Un Certain Regard.” E’ stato molto acclamato dalla critica internazionale, specialmente americana e francese. C’è da chiedersi se non stia nascendo un “Nuovo Cinema Indiano” capace di porre l’accento sulle contraddizioni di quel Paese e dar voce all’insofferenza delle nuove generazioni per tradizioni ingombranti e per le gravi limitazioni alle libertà personali, come denunciate in questo film.

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