“Forushande”/”Le client” (Iran 2016) di Asghar Farhadi

Migliore sceneggiatura e migliore attore a Cannes 2016

 

 

(marino demata) Un nuovo grande film di Asghar Farhadi, dopo lo strepitoso successo di “Una separazione”. Parliamo del recentissimo “Forushande”/”Le client”, impostosi nel recente Festival di Cannes quale vincitore del premio per la migliore sceneggiatura e per il migliore attore protagonista a Shabab Hosseini, nella parte di Emad.
Emad e sua moglie Rana (Taraneh Alidoosti) sono una coppia molto affiatata. Lui è un bravo professore molto comunicativo. Inoltre, insieme alla moglie, è ogni sera protagonista di successo in teatro del dramma di Arthur Miller “Morte di un commesso viaggiatore”. E già questa circostanza appare, da parte del regista, una ottima idea, perché crea subito un universo parallelo alla vita reale dei protagonisti, col quale esso si intreccia. La bella messa in scena del dramma di Miller infatti (tre camere aperte in contemporanea di fronte al pubblico nelle quali possono liberamente interagire i personaggi senza eccesivi stacchi scenografici) è un mondo pieno di significati e di allusioni, un piano narrativo dal quale e nel quale gli attori entrano ed escono portando spesso alla ribalta non solo le espressioni dettate dal  genio dell’Autore americano, ma anche le proprie angosce, i propri segreti, i propositi non rivelabili.Le client
Dunque il teatro e la vita si intrecciano creando quei circoli narrativi concentrici dei quali il regista è diventato ormai uno specialista. Ma, sia chiaro, non è un film sul teatro o sugli attori: lo spettacolo teatrale ha una sua funzione primaria ma non assorbente nell’economia del film. Il vero terreno dello scontro tra i vari  soggetti della storia è altrove, è nella vita quotidiana dei due coniugi e degli altri personaggi, alcuni dei quali pure ritroviamo nel mondo del teatro.  Il film ci ricorda a volte “La sera della prima” di un altro grande regista, “John Cassavetes”, soprattutto per l’alternanza delle scene girate di fronte a proscenio o dietro le quinte e quelle per le strade di New York o nelle case dei personaggi. E tuttavia la somiglianza in questo caso non è eguaglianza. Il film di Farhadi non  segue la medesima ispirazione. Lo spettatore sa dal primo momento che il teatro è uno dei tanti luoghi (non certo quello fondamentale ed emblematico , come nel caso del film di Cassavetes) ove si consuma il dramma dei due protagonisti.
Un dramma nel quale subito Farhadi ci introduce, con il fragore delle ruspe che stanno lavorando fin nelle fondamenta della casa pericolante che Emad e Rana devono lasciare immediatamente e drammaticamente.
L’offerta di una soluzione alternativa, magari temporanea, viene accolta con piacere dai nostri due eroi.
Il nuovo appartamento si trova all’interno di un condominio di persone molto (troppo) riservate, che accolgono con gentilezza, ma anche con qualche sospetto, i nuovi inquilini. Dunque coinquilini riservati e sospettosi; m anche una camera dell’appartamento che risulta ancora occupata da suppellettili e abiti della precedente inquilina,e in più una visita inaspettata da parte di chi credeva di trovare altre persone: sono tutti ingredienti che fanno virare il film immediatamente sul piano del mistero e del dramma che si tinge dei colori del thriller. Le client2
Qualcosa di molto grave succederà in quel misterioso appartamento, che getterà un’ombra sinistra nella vita dei due protagonisti, Nulla sarà più come prima. E l’intera seconda parte, la più attraente e la più movimentata del film,  è tutta una rincorsa di Emad alla ricerca della verità e del colpevole. Inevitabilmente lo scombussolamento che si determina all’interno della coppia, prima felice e affiatata, ora in preda a profonde angosce, non può non ripercuotersi anche all’interno dello stesso spettacolo teatrale.
Un’architettura, quella del film, molto ben congegnata, forse fin troppo rigorosa, come un teorema classico da dimostrare in tutti i suoi particolari.
Straordinaria l’interpretazione della coppia di coniugi (sono tali anche nella vita reale!) e strameritato, a  nostro giudizio, il premio a Shabab Hosseini quale migliore attore della selezionie in concorso a Cannes. Così come non meraviglia il premio per la migliore sceneggiatura. Una sceneggiatura che fa del rigore assoluto la sua vera cifra stilistica e la sua carta vncente.
Dunque questo film è la conferma della genialità di Farhadi, anche se magari il regista non raggiunge le vette toccate con “Una separazione”. Ricordiamo che per quest’ultimo film  ha conquistata un numero incredibile di premi, tra i quali l’Oscar per il migliore film straniero. Segno di un talento che ci riserverà altre positive sorprese. Ma segno anche di una grande vitalità della cinematografia iraniana che è certo innanzitutto Farhadi. Ma non è solo Farhadi.

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