La morte di Michael Cimino. L’immortalità de “Il cacciatore”

Un violento impatto con la cattiva coscienza dell’America per il Vietnam

(marino demata) Il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux ha pubblicato per via Twitter la notizia della morte di Michael Cimino: “Michael Cimino est mort, en paix, entouré des siens et de ces deux femmes qui l’aimaient. Nous l’aimions aussi.”  Come si legge, è un notizia data in maniera sintetica e riservata. Frémaux non ha voluto aggiungere atro. Neppure quando un cronista del New York Times, sempre utilizzando Twitter,  gli ha chiesto se poteva inviargli alcune domande su Cimino, il Direttore di Cannes ha risposto con un laconico ma esaustivo NO.
La notizia, dapprima data come incerta,  è stata poi ampiamente ripresa da Variety e da tutti gli altri fogli  di informazione e pagine online, quindi possiamo essere certi che si tratta di una notizia vera. Purtroppo. Cimino aveva 77 anni ed ha cominciato la sua carriera cinematografica collaborando con quello che sarebbe diventato un mostro sacro del cinema mondiale, Clint Eatswood, collaboratore alla sceneggiatura e protagonista del suo film “Una calibro 20 per lo specalista”. Regista e attore raccolsero un bel successo per questo film, che originalmente rivisitava alcuni canoni dei film western.
Ma è col film successivo, “Il cacciatore” del 1978, che Cimino trionfa
nell’universo cinematografico, realizzando un capolavoro senza precedenti. Il film riceve ben 9 nomination all’Oscar e ne vince 5. Due ne porta a casa personalmente Michael Cimino, quello per il miglior film e per la migliore regia (Cimino aveva partecipato anche alla produzione).  Ricordiamo ancora l’emozione e l’ammirazione mentre in sala scorrevano le immagini del film. Immagini “forti” come quelle memorabili della roulette russa  nella quale troviamo impegnato Nick (uno straordinario Chrstopher Walken, forse la sua migliore interpetazione insignita dal premio Oscar), o immagini tenui di ricordi e di affetto tra i tre amici dai destini diversissimi (lo stesso Nick, Michael intrepretato da De Niro e Steven/ John Savage). Cimino 5
Il film fu shockante per il pubblico americano, che era ben lungi dal metabolizzare quella che era una delle più rovinose sconfitte militari del Paese. Le immagini del film, girate in Paesi abbastanza simili al Vietnam, come la Thailandia, furono per molti spettatori agghiaccianti e rivelatori dell’inferno nel quale migliaia di giovani americani erano stati spediti. Il film patì molti tagli in patria e altrove. In Italia circolò un’edizione accorciata di ben 30 minuti.
Cimino passò dal capolavoro assoluto ad un flop colossale. Ci riferiamo a “I cancelli del cielo”, saga dall’andamento fluviale di tre ore abbondanti, che per gli alti costi e i bassissimi incassi determinò addirittura il fallimento della storica casa di produzione United Artist (fondata tra gli altri anche de Chaplin). Anche in questo film Cimino nuota contro corrente. E’ infatti la storia del conflitto tra poveri immigrati europei, che alla fine diventano ladri per necessità, e i ricchi e organizzatissimi baroni del bestiame.  Le immagini anche i questo caso crude e forti del film portano lo spettatore a simpatizzare con i poveri contro i ricchi. Un film di difficile visione che fu tra l’altro stroncato dalla critica specie americana. Diverso il discorso della critica europea, che, pur non acclamando il film, ne riconobbe alcuni valori e, col passare del tempo, arrivò ad una vera e propria revisione critica dell’opera in senso positivo, come è il caso di Alberto Barbera.Cimino3
Il tracollo del film fu anche il tracollo del suo regista, che possiamo affermare che non si riprese più dopo quella esperienza. Nei pochi film successivi non raggiunse mai più vette elevate, anche se va sicuramente apprezzato “L’anno del dragone”, affresco della Chinatown newyorkese, con i suoi conflitti di bande e i traffici illeciti.
Cimino si fermò dunque appena ad otto lungometraggi, mentre avrebbe sicuramente potuto dare di più al cinema, se non avesse patito una sorta di ostracismo da parte di Hollywood: la capacità di Cimino nel costruire con “Il cacciatore” un  capolavoro unico passò presto nel dimenticatoio, mentre il fallimento de “I cancelli del cielo” non fu in verità mai perdonato.
Cimino negli ultimi anni ha fatto molto parlare di sé come persona. I numerosi interventi di plastica facciale che sempre più dovevano fargli assumere le sembianze femminili, un fisico quasi filiforme, il mostrarsi sempre con occhiali scuri anche in luoghi chiusi attirarono morbosamente le cronache. Sull’argomento Cimino non ha mai voluto dire nulla, restando in un atteggiamento riservato e discreto. A chi gli riferiva dei commenti che suscitava, era solito rispondere: “ che dicano quel che vogliono, chi se ne frega?”

 

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