“Dog eat dog” (Usa 2016) di Paul Schrader

Un maestro del cinema indipendente continua a stupirci

 

(marino demata) Con Dog eat dog registriamo il ritorno alla regia di un grande del cinema , Paul Schrader. Infaticabile sceneggiatore, Paul Schrader ha firmato suoi “script” per grandi opere: prima fra tutte Taxi driver, ove ha consegnato nelle sapienti mani di Martin Scorsese un personaggio, Travis, nel quale si riverberano tutte le inquietudini di quell’epoca – esattamente quaranta anni fa – e le stesse proprie contraddizioni. E come egli ebbe a dire qualche anno fa, era un personaggio che portava “dentro di sé quella stessa bestia che sentivo io e i miei coetanei.” Quelle stesse inquietudini che hanno portato quasi sempre Paul Schrader al di fuori dei percorsi tracciati da Hollywood, in una ricerca di contenuti e di stili che lo hanno spinto ad ammirare il cinema della East coast, cioè principalmente il cinema newyorkese  indipendente di John Cassavetes. Sbaglieremmo del tutto, a nostro giudizio, se trascurassimo quello che è stato un connotato fondamentale di questo sceneggiatore e regista: che il suo cinema ha sempre rivendicato una forte e coerente indipendenza, che emerge con grande forza fino ad oggi, alla sua ultima fatica ammirata a Cannes.Dog eat dog
D’altra parte lui stesso dichiara la sua ammirazione per la nuova leva di registi più innovativi, primi fra tutti Thomas Anderson e Spike Jonze. E la sua stessa carriera è una continua esaltazione della sua indipendenza e originalità..
Si i pensi al suo esordio alla regia, quel Blue collar / Tuta blu, con lo sfortunato Richard Pryor e Harvey Keitel, che è la storia (veramente anti-hollywoodiana) di un gruppo di operai in una fabbrica di auto a Detroit alle prese non solo coi loro padroni, ma anche con i sindacalisti corrotti. Una storia che non poteva non piacere al pioniere del cinema indipendente americano, al già citato Cassavetes, che a sua volta ha fatto della figura dell’operaio, con le sue vicissitudini sul lavoro e i suoi drammi famigliari, il protagonista (Peter Falk) di uno dei suoi capolavori, Una moglie.Dog eat dog3
E nelle opere successive, sempre da regista, osserva con occhio critico e con acume fenomeni di costume del mondo borghese, come è il caso di American Gigolo, che ha consacrato al grande pubblico Richard Gere.
Successivamente continua ad alternare regie con sceneggiature e tra queste merita sicuramente ricordare la nuova collaborazione con Martin Scorsese per Toro Scatenato, ove anche in questo caso Schreider costruisce un grande personaggio per Robert De Niro. Dog eat dog5
Certo non tutti i suoi film sono dello stesso alto livello; ma tutti si sono segnalati per l’interesse cha hanno suscitato soprattutto nel mondo del cinema indipendente. Tra i film più riusciti ci piace ricordare non solo il celebratissimo Mishima, ma soprattutto il meno celebre Cortesie per gli ospiti, nato dalla collaborazione con un altro grande sceneggiatore, Harold Pinter. E due personaggi come Schreider e Pinter sono capaci di fare di Venezia un labirinto magico come mai si era vista.
Importante nella carriera di Schrader è stato l’incontro con un grande attore a sua volta indipendente, Willem Dafoe, diretto nel film Lo spacciatore, e poi nel premiato Affliction e quindi in Autofocus, in The walker, e in Adam Resurrected. Del tutto ovvio che Schrader vuole con sé ancora Dafoe per questa sua ulteriore fatica, Dog eat dog, per la quale scrittura anche Nicols Cage, che aveva a sua volta utilizzato come protagonista nel film precedente, Il nemico invisibile, e che veniva da un periodo difficile delle sua carriera.dog-eat-dog-paul-schrader-nicolas-cage-willem-dafoe-8
Il regista ha accompagnato Dog eat dog all’ultimo festival di Cannes, ove ha siglato la giornata finale della rassegna Quinzaine des Realisateurs. Il film è tratto dall’omonimo racconto di successo del 1995 di Edward Bunker. Un film che più indipendente non si può: realizzato a bassissimo budget,  rievoca i film degli anni settanta in un clima di action thriller senza un attimo di sosta. E’ la storia di tre amici che si ritrovano dopo un periodo passato in prigione alla ricerca del fatidico ultimo colpo delle proprie “carriere”.  Ma tutto va storto e i tre finiscono per essere perseguitati dalla polizia.
Girato alla maniera dei film sperimentali degli anni ’70, non manca di rimarcare momenti di reale omaggio a Godard, e a Cassavetes , ma anche a Tarantino, la cui influenza è evidentissima in questo film.Dog eat dog4
Ma a parte le citazioni e le influenze cinematografiche, Dog eat dog è un film importante perché segna l’intramontabilità non tanto di un grande autore come Schrader, ma di un modo di fare cinema che Holywood ha sempre in qualche modo osteggiato. Gli scontri dell’estabilishment con Schrader sono stati spesso sotterranei  e indiretti. Ma talvolta sono stati anche violenti e plateali, come è stato il recente caso  del 2005 di Dominion, il prequel de L’esorcista. Schrader fu incaricato dalla produzione di girare questo film, che era stato in un primo tempo destinato a John Frankenheimer, ma quest’ultimo dovette rinunciare a causa di problemi di salute che in poco tempo lo portarono alla morte. Schrader lo girò alla sua maniera, in modo indipendente ed originale e al momento del montaggio scoppiarono tali divergenze con i produttori che questi arrivarono a licenziare il regista su due piedi, affidando il completamento (in pratica il rifacimento) del film ad altro sceneggiatore ed altro regista.  Il lavoro girato da Schreider divenne un film fantasma che fu visto da pochissime persone, ma poi fu lo stesso Schreider a vendicarsi: la nuova versione del film, diretta da Renny Harlin fu un fiasco e la versione di Schrader fu acclamata in vari festival, fino all’uscita dell’edizione in  DVD.
Ma per ritornare a Dog eat dog ci troviamo di fronte a qualcosa di molto di più di un film interessante: ci troviamo di fronte ad un nuovo gioiello di bravura di un regista-sceneggiatore mai domo e in costante sintonia con le proprie idee e con la realtà. La realtà, egli dice, influenza sempre il cinema, come è il caso del personaggio di Travis in Taxi driver.
E oggi? Anche  oggi non può non influenzare il nostro modo di fare cinema, ci dice in una recente intervista a due voci con Willem Dafoe condotta su “The guardian” da Henry Barnes. In primo luogo gli stessi avvenimenti politici non possono non influenzare il modo col quale si gira un film. Il fatto che una caricatura corre per la casa Bianca, il fatto che un clown  legittimamente è in lizza per la massima carica nel nostro Paese – egli dice – non può non avere conseguenze nel modo col quale tu sei portato a costruire un simile personaggio anche in un film.

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