“La damigella d’onore” (FR 2004) di C. Chabrol – La recensione

Ancora “buio nella mente” per i personaggi di Chabrol

 

(marino demata) Col film La damigella d’onore Claude Chabrol approfondisce, con  la sua solita maestria e con mano sicura, uno dei temi a lui più congeniali: la situazione della provincia francese, ove tutti i rapporti umani finiscono col dilatarsi, per diventare, da semplici, complessi e dove ogni  persona sembra avere molte cose da nascondere o da rivelare.
La damigella d'onore5
Ed è esattamente quello che accade in questo suo ennesimo bel film. Tratto dal romanzo di Ruth Rendell, come accade spesso nelle opere di Chabrol, il film ha il suo momento di svolta quasi iniziale ad opera del destino che fa incontrare il giovane Philippe con Senta. I due si conoscono al matrimonio della sorella di Philippe, ove Senta è la damigella d’onore. Tra i due è subito amore. Quando si rivedono è come se si conoscessero già da tempo. Tra i due nasce subito una passione travolgente ed una grande attrazione fisica.La damigella d'onore4
Ma sono due persone diverse. Philippe è una persona che potremmo definire “normale”: un impiegato di provincia che fa bene il proprio lavoro e gioisce ad un aumento di stipendio. Invece Senta è una persona piena di problemi. Nata in Islanda, perde la madre al momento della sua nascita e viene portata in Francia ove vivrà presso una zia. Quando Philippe entra nella sua vita, Senta vive in un sottoscalo di una antica e decadente case, ove, al piano superiore vive la sua matrigna, più intenta a prendere lezioni di tango che a curarsi della ragazza. La quale rivela a Philippe di aver avuto un passato (e forse un presente) piuttosto avventuroso: posa per fotografie pornografiche, si è esibita il locali di spogliarello, ecc. Ma c’è ancora qualcosa dentro di lei, un lato oscuro che gradatamente si manifesterà a Philippe, lasciandolo sconvolto. Si delinea dunque uno dei tanti personaggi di provincia, sempre ben ritratti da Chabrol,  che hanno tante cose nascoste. D’altra parte c’è nel film anche un altro personaggio che risulta molto ambiguo e strano:  si tratta di Gerard Curtois, un uomo maturo che inizialmente sembrerebbe invaghito della madre di Philippe, ma si comporta con grande stranezza. Mente e ha a sua volta qualcosa di importante da nascondere.La damigella d'onore7
Senta e Gerard sono dunque i due personaggi “chabrolliani” per eccellenza, attorno ai quali lo spettatore accumula gradatamente sospetti e ombre, in una percorso di suspense a cui il regista ci ha abituato.
Ma sono ombre psicologiche, oltre che residui di un passato non troppo chiaro, quelle che si addensano sui  personaggi, specialmente su Senta. Le richieste di quest’ultima, il suo strano comportamento, ricordano da vicino alcuni personaggi femminili del grande maestro di Chabrol, Alfred Hitchcock. I personaggi nei quali si sono addensate ombre psicologiche del passato  finiscono per condizionale in maniera determinante il presente. Ritorna quel “buio nella mente” che non a caso è il titolo di uno dei capolavori di Cabrol, e che è un tema ricorrente nella sua cinematografia. E alla razionalità di Philippe – che pure ha le sue ombre, sotto forma di un busto in pietra di una donna, del quale sembra non possa fare a meno –  fa da contraltare drammatico l’irrazionalità, la mitomania  e la follia di Senta. Il nodo e la suspense consiste proprio in questo: riuscirà Philippe a far prevalere in lui la forza della sua lucida razionalità? Oppure finirà travolto dalla passione amorosa per una donna che vuole portarlo oltre ogni ragionevole limite, in una spirale di azioni che hanno nell’eccesso e nell’assenza di regole il loro comune denominatore? La realtà che Senta illustra a Philippe è una realtà distorta ove è difficile, quasi impossibile, riconoscere il vero dal falso.  Perchè è difficile anche nella mente della stessa ragazza. Philippe cerca di reagire e di porre Senta di fronte alle proprie anomalie. Ma sarà tutto inutile. Senta non è disposta ad uscire dal mondo che si è costruita intorno a sé e nel quale vuole trascinare Philippe, che pure ha capito i meccanismi psicologici di Santa: “Passi metà della giornata a dormire e l’altra metà ad inventarti storie.”La damigella d'onore6
Chabrol come al solito è molto bravo nel farci vivere lo sbandamento psicologico dei personaggi , in particolare a contatto con la realtà della provincia ed a portarci per mano alla soluzione del dramma con equilibrio e sapienza. Ma è anche lucido nel farci vivere le solitudini di chi vorrebbe ritrovarsi nell’altro da sé, e in realtà non riesce che a trovare che le macerie dentro di sé. La damigella d'onore2

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