“The Cremator” (CZ 1969) – La nostra recensione

Chiostro del Museo Novecento Firenze –
29 luglio ore 20.45 – Film inedito.

 

(marino demata) Girato nel 1968 da Juraj Herz, un ottimo regista di quel cinema cecoslovacco che si fece molto apprezzare con opere singolari ed anche audaci nel periodo comunista, il film ha avuto un notevole successo internazionale, ed è stato anche proposto per l’Oscar quale migliore film straniero.  Si tratta di uno dei primi film del regista, forse uno dei più ispirati e dei meglio riusciti, all’interno di una filmografia abbastanza ampia , ove opere pregevoli si sono alternate a lavori più mediocri. Una menzione particolare meritano comunque l’intrigante Morgiana, I giorni del nostro amore, Il nono cuore e Giulia e Il mostro, particolare versione de “La bella e la bestia”.
In The cremator il regista si avvale dell’ottima interpretazione di   Rudolf Hrusínský, grade attore ceco, d lui utilizzato con successo anche in altre occasioni. The cremator4
Quest’ultimo è perfetto nella parte di Karel Kopfrkingl,  il direttore del Crematorium di Praga, perché riesce a costruire un personaggio ricchissimo di sfaccettature che gli conferiscono una doppia o tripla personalità.
Mellifluo quando è in compagnia della moglie, lo vediamo fin nella prima significativa sequenza davanti alla gabbia di un leopardo ricordare alla sua compagna che quello è il luogo esatto dove si sono incontrati per la prima volta. Il tutto avviene accompagnati da una musica sinuosa e avvolgente e attraverso una fotografia eccezionale fatta di primissimi piani dei due personaggi e soprattutto del leopardo. E dopo quest’antefatto, il regista ci offre  meravigliosi titoli di testa con straordinarie fotografie. E qui, nelle prime battute del film, già troviamo uno spaccato della filosofia del protagonista: “La natura libera chi è sotto il giogo della reclusione…Parlo della benevolenza della natura, della misericordia del fato, della bontà di Dio”. Una filosofia che si andrà precisando più avanti, allorchè, nel corso di una festa, il nostro protagonista terrà un discorso per esaltare l’importanza della cremazione: “Dio sapeva quello che diceva quando affermava polvere sei e polvere ritornerai”. Questo dimostra che “un crematorio è gradito a nostro signore, perché accelera la nostra trasformazione in polvere.” La sua concezione è basata sui principi del Dalai Lama, che per lui è come la Bibbia, che portano a credere nella reincarnazione e nella possibilità di eliminare la sofferenza.  Kopfrkingl è dunque fermamente convinto che la cremazione aiuta le persone a riposare in pace.  Accelerare la trasformazione in polvere vuol dire far diventare un uomo veramente libero, illuminato, reincarnato. Si appoggia  dunque a questa filosofia, ma non dimentica che fare il bruciatore di cadaveri non è solo una nobile missione, ma è anche il proprio lavoro e perciò assume un aiutante, tale Strauss, al quale promette una percentuale per ogni contratto di cremazione che procaccerà.THe cremator
Sorretto dunque da tanta nobile filosofia, ma in realtà persona untuosa,  subdola e finanche viscida, Karel si troverà presto di fronte  ad avvenimenti storici che fanno irruzione nella sua vita e nella sua mentalità spesso distaccata da essi: l’invasione del suo Paese da parte delle forze naziste. Quando un Paese qualsiasi viene occupato da una forza straniera abbiamo due diversi atteggiamenti: la maggior parte della popolazione in genere si oppone agli occupanti, organizza momenti di resistenza, di lotta. Ma accade sempre che una parte della stessa popolazione, sia pure minoritaria, trovi conveniente appoggiare gli occupanti (è successo in Italia durante la Repubblica di Salò, o in Francia durante lo Stato di Vichy e un po’ ovunque ove si sono determinate situazioni simili). Che posizioni prenderà il nostro Karel? Riuscirà nell’intento di rendere compatibili le sue idee filosofiche con gli ideali fondamentali del Nazismo? Potremmo affermare che tutta la seconda parte del film è la storia del progressivo autoconvincimento che le proprie idee sono pienamente compatibili con quelle naziste, con tutte le pesantissime conseguenze perfino per la propria famiglia. Sì, perché il contorsionismo psichico del protagonista è una storia nella storia del film, ove gli eventi esterni, anche se drammatici, soprattutto quando provocati da lui stesso, non scalfiscono il suo tortuoso percorso mentale, già magistralmente descritto dal romanzo dal quale il film è ispirato, scritto da Ladislav Fuks, che ha curato anche a sceneggiatura assieme al regista.
Il film è veramente un capolavoro per la costruzione di un personaggio psicotico come Karel, grazie anche alla straordinaria e convincente interpretazione di Rudolf Hrusínský, senza trascurare tutti gli attori idi contorno veramente all’altezza della situazione. Aggiungiamo a questo la bellezza della stessa fattura del film, girato in un purissimo bianco e nero e con uno stile che non esitiamo a definire espressionista, al livello dei più grandi maestri del cinema espressioni sta tedesco.The cremator5
Inoltre il regista fa sfoggio di una serie di virtuosismi con la macchina da presa. Ma attenzione: non sono mai virtuosismi fini a se stessi, e neppure il segno della volontà di stupire con la propria bravura. Sono invece la ricerca del modo migliore per rendere la doppiezza del protagonista, che vive la sua vita esteriore apparentemente coerente e lineare, ma contemporaneamente vive un’altra vita nella propria mente e nella propria interiorità. Una vita che lo porta allo sfacelo di ogni senso morale e di ogni equilibrio, verso quello squilibrio che cresce di sequenza in sequenza in un precipizio senza fine.  Ecco che allora soccorrono le inquadrature in primissimo piano, cui si è già accennato, ma anche l’uso delle riprese con lente fish eye, che da un lato amplificano enormemente la realtà inquadrata, e dall’altro creano quelle distorsioni sui tratti somatici molto funzionali alla psicoticità del personaggio. E, sempre nella seconda parte del film, il regista ritiene giunto il momento che lo spettatore si sostituisca al protagonista e perciò ci fa vedere  la realtà così come la vede Karel. Insomma il punto di vista dello spettatore si identifica con quello del personaggio, in modo da creare i presupposti della massima consapevolezza dei suo movimenti e soprattutto dei suoi pensieri.
Il film è ricco di metafore e di significati nascosti. Qualcuno si è sforzato di fare un qualche lavoro di interpretazione, a volte, a nostro giudizio, con affermazioni convincenti, in altri casi con delle forzature. The cremator6
Certo è indubbio che c’è un significato politico del film, individuabile in una profonda critica alla guerra mondale, al potere germanico, alla brutale e soprattutto corruttrice (come nel caso della storia narrata) occupazione nazista.  Ma a parte questo trasparente significato politico, andare a scoprire altre metafore diventa un  esercizio che sarebbe giusto lasciare allo spettatore, evitando di prenderlo eccessivamente per mano.
Ad esempio uno dei simboli più prepotenti del film, perché resistente fino all’ultimo agli sguardi e ai pensieri di Karel è la bella donna molto pallida coi capelli scuri lisci e lunghi e con lo sguardo fisso in avanti. E’ una presenza quasi fissa e ossessiva nella mente e nella realtà di Karel, così confusamente distorta e condizionata dalla propria psiche. Karel  non riuscirà a liberarsene, perché ciò significherebbe liberarsi della propria mente, del proprio pensiero.  Cosa rappresenta quella donna? Il regista ha lasciato agli spettatori la facoltà di rispondere a questo interrogativo.the-cremator6
Da manuale, infine, l’inquadratura finale ove Karel, che nelle scene precedenti sembra aver raggiunto le più alte vette di dissociazione e di follia, entra in un’auto assieme a alti funzionari del regime di occupazione.
La sua mente cioè continua a vagare nelle nebbie della follia, ma nella vita reale è diventato un ingranaggio utile al sistema, che stritola e uccide molto più di quanto non riesca a fare lui con la sua professione di bruciatore di corpi morti. Non a caso si allontana nell’auto dei dirigenti nazisti dicendo: “Nessuno soffrirà più, Vi salverò tutti”.

 

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