“Fuori orario”di Scorsese: Uno sputo in faccia ad Hollywood – La nostra recensione

Sabato 30 luglio al Giardino del Cenacolo in via san Salvi – Firenze

(marino demata) La storia della gestazione e poi preparazione di questo film è molto particolare e potrebbe a sua volta prestarsi ad essere come la sceneggiatura di un altro film. Innanzi tutto il momento nella storia della vita di Scorsese: un momento decisamente negativo e sfortunato sia sul piano personale che su quello professionale.  Partendo dal primo, si stavano proiettando i titoli di coda del suo matrimonio con Isabella Rossellini. Scorsese uscì distrutto da questa esperienza: aveva puntato su Isabella come autentica compagna della sua intera vita. Aveva inoltre in quel periodo anche difficoltà economiche collegate ai problemi  professionali:  le cose non stavano andando meglio. Dopo il grandissimo successo di “Toro Scatenato” del 1980, il film successivo era stato una autentico flop di critica e soprattutto di pubblico: ci riferiamo a “Re per un notte” del 1982 con Robert De Niro e Jerry Lewis. La prostrazione del nostro regista è tale che non riesce a girare più nulla per tre anni; il suo vero progetto era la trasposizione cinematografica del romanzo “L’ultima tentazione di Cristo” dello scrittore  greco Nikos Kazantzakis, per la quale già il grande sceneggiatore indipendente Paul Schrader aveva elaborato  un bellissimo script. Per il momento non se ne fece nulla, non solo per la solita diffidenza di Hollywood, ma anche perché le vicende del Medio-Oriente impedirono ogni location sui luoghi originari come Scorsese avrebbe voluto. Inoltre ci furono proteste da parte del fondamentalismo cattolico sul progetto di questo film. Che potrà poi essere realizzato solo nel 1988.Fuori orario
Poi, miracolosamente, nel 1985 gli capita per caso tra le mani la sceneggiatura scritta da uno studente della Columbia University di nome Minion:  Lies (Bugie). L’animo da regista indipendente di Scorsese (per intenderci quello di Main Street e Taxi driver) viene rapito dalla storia descritta. La sceneggiatura era stata acquistata e riscritta dall’attore Griffin Dunne, al quale pure piaceva molto. Ma Dunne non era uno sceneggiatore: si accordò con Scorsese e quest’ultimo riscrisse la sceneggiatura assieme a Minion. Scorsese era in rotta di collisione con Hollywood e neppure tentò di proporre il film alla Paramount. Doveva essere un vero film indipendente, e così fu: un budget bassissimo, appena di quattro milioni di dollari per un cast di tutto rispetto che includeva lo stesso Griffin Dunne nei panni del protagonista, e uno stuolo di brave attrici che accettarono di partecipare pur con un basso ingaggio: Rosanna Arquette Linda Fiorentino, Terri Garr e molte altre.
Il film che in origine doveva chiamarsi Una notte a Soho, fu poi battezzato After hours, che letteralmente significa dopo il lavoro, ma soprattutto denomina l’usanza nei bar e nei locali americani di far pagare ogni bibita a metà prezzo nelle ore morte dopo l’orario di lavoro.Fuori_orario_1985
Paul Hackett, un impiegato di una importante ditta di computer , dopo la giornata di lavoro, si rilassa in un bar leggendo (anzi rileggendo) Tropico del Cancro di Henry Miller. Una ragazza seduta al tavolo di fronte legge il titolo e si congratula con lui per la scelta. Alla fine della conversazione darà a Paul il numero di telefono ove poterla rintracciare  a Soho: un quartiere ove in quell’epoca erano di moda le sculture di carta.
Paul, attratto dalla prospettiva di trascorrere con lei una bella serata la chiama e poi si reca nel quartiere di Soho. Qui comincia una girandola di disavventure che il caso sembra aver preparato per il malcapitato protagonista, fin dal suo viaggio in taxi. Le disavventure e gli incidenti sono di tale portata che ad un certo punto sembra che tutti ciò che di strano e negativo succede quella notte nel quartiere sia per specifica colpa di Paul, che per questo viene perseguitato da una folla inferocita, soprattutto femminile. La stessa concitata vicenda e la bravura del regista conferiscono al film un ritmo vertiginoso ed eccitante per lo spettatore, che non può che restare incollato alla sedia come attratto da un tipo inconsueto di suspense.Fuoro orario 5
il film, la cui lavorazione è durata otto settimane,  è stato girato, per volere di Scorsese, in maniera assolutamente realistica: tutte le scene sono girate di notte e proprio per le strade di Soho. E il regista ha voluto girare di notte addirittura anche gli interni!
Una menzione particolare meritano le musiche: tutta la parte iniziale, compreso la scena de bar,  è accompagnata da “Air overture” di Bach, e quella finale dalla Symphony in D Major, K. 73N di Mozart. Nel mezzo possiamo ascoltare, a volte appena accennate, tra le migliori canzoni dell’epoca, da “Chelsea morning” a “Is That All There Is?”e a tantissime altre che ogni spettatore può riconoscere.
Con questo piccolo gioiello Scorsese in certo senso aveva voluto fare un ritorno alle origini. Abbiamo citato Main Stret e Taxi driver, che sono i primi film della sua carriera, girati a New York, che, non dimentichiamolo è la sua città di nascita, e dove si erano trapiantati i suoi nonni di origine siciliana.fuori-orario05
Non a caso una buona parte dei suoi film è ambientata proprio a New York, ove ammira i grandi registi “di strada” indipendenti dai canoni di Hollywood, primo fra tutti John Cassavetes. E in questo senso Fuori orario è appunto proprio un fantastico ritorno alle origini. Quando la ragazza incontrata al  bar (Rosanna Arquette è bravissima in questa scena) va a sedere allo stesso tavolo di Paul, gli dice in confidenza: “Non ti sembra che il cassiere sia un tipo strano?”. Allora Scorsese sposta l’immagine sul cassiere che somiglia un po’ a De Niro di Taxi driver e fa strani gesti che ricordano il personaggio di quel film. E a proposito di citazioni, ce n’è un’altra che ci riporta al gran successo di Griffin Dunne, “Un lupo mannaro americano a Londra” per la regia di John Landis: nelle sue peripezie notturne Paul non riesce a prendere la Metropolitana, perché il biglietto è aumentato da mezzanotte (cioè da pochi minuti) e lui esclama: “Dev’esserci la luna piena!”
Scorsese compare nel film mentre distribuisce freneticamente le luci punk al Berlin Cafè.
Il film può essere definito una kafkiana e al tempo stesso grottesca discesa agli inferi del protagonista nel girone delle più estreme ossessività e angosce metropolitane, nell’altra New York, non certo quella da cartolina, estranea al regista, ma quella delle strade deserte e pericolose, quella affascinante e malefica al tempo stesso. E’ la storia di un piccolo sogno che si trasforma in un grande incubo.Fuori orario 8
E’  un film autenticamente anti-Hollywoodiano.
Ci sembra veramente significativo  che proprio nell’incipit della storia del  film Paul legge in un bar alcune pagine di “Tropico del Cancro”, come abbiamo citato sopra. Il suo autore, Henry Miller, come è noto,  è proprio uno degli scrittori più anticonformisti d’America! Ma non basta: l’ammirazione della ragazza al tavolo di fronte è entusiasta: “Adoro quel libro. Questo non è un libro. E’ un insulto prolungato. Un po’ di sputo in faccia all’arte. Un calcio in culo alla verità, alla bellezza, a Dio…” Siamo certo che quando Scorsese ha pensato a questa battuta, pensava proprio a proprio al mondo di Hollywood . E che questo film che stava girando doveva apparire  appunto un insulto prolungato ad Hollywod, uno sputo in faccia ad Hollywood, un calcio in culo ad Hollywood.

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