“Smoking – No smoking” (FR 1993) di Alain Resnais

Due film gemelli. Un riuscito esempio di grande film sperimentale.

(marino demata) Cinque anni prima di “Sliding doors” (il film sul “caso” che determina la vita degli uomini), ma cinque anni dopo l’uscita nelle sale di “Destino cieco” di Kieslowski,  sono usciti in contemporanea due film di Alain Resnais, “Smoking” e “No smoking”. Due film paralleli e gemelli, che riprendono il tema del destino e della volontà degli uomini con un piglio sicuramente di grandissimo impegno e serietà. Si tratta di due film che costituiscono un’unica operazione cinematografica sperimentale e che quindi andrebbero visti in sequenza, anche se poi (e questo ne è un limite) la durata complessiva è veramente…fluviale.  smoking no smoking4Il film è tratto dalla lunga commedia teatrale di Alan Ayckbourn, “Intimate Exchanges “, commedia divisa in 8 parti da vedere in 8 serate diverse e dove ciascuna parte ha due finali possibili, introdotti dalle parole “ou bien” (“se invece…”) per rimarcare come la realtà è il regno della possibilità, ovvero delle possibili alternative.  Durata complessiva dell’opera teatrale:  ben 8 ore. Partendo da questo ampio materiale, il regista francese costruisce due film che riproducono molti degli aspetti teatrali, tanto da far pensare che con quest’opera siamo in certo senso a metà strada tra teatro e cinema.  L’idea di base da cui partono entrambi i film rientra nella concezione poetica di una autore serio e coerente come Resnais: riflettere su come cambiano i destini e quindi lo svolgimento delle vite degli uomini attraverso anche le più insignificanti varianti.smokingno-smoking Il punto di partenza dei due film e la variante che può sembrare insignificante sono  costituite dall’accendere o non accendere una sigaretta da parte della Preside della scuola di un piccolo villaggio dello Yorkshire. L’atto dell’accendere o non accendere la sigaretta determina due serie diverse serie di conseguenze, dando perciò il nome ai due film gemelli. Dunque quel semplice e insignificante atto di accendere o non accendere una sigaretta è appunto l’inizio di storie e percorsi diversi per i vari personaggi, tutti interpretati da soli due attori, Pierre Arditi e Sabine Azema, che, con un tour de force senza pari, recitano mirabilmente in complessivi 9 episodi e 9 parti (come  se si trattasse di 9 telefilm) diverse per altrettanti personaggi. Tutto questo anche per sottolineare come il caso si determini con sfumature diverse nelle varie situazioni, a sua volta innescando percorsi di vita differenti nei nove personaggi, simpatie, amori, giudizi, scelte diverse (che spesso portano con sé anche rimpianti e sofferenze). Alain Resnais Eppure, al contrario di Kieslowski (e di Sliding doors, che ne è pedissequamente a rimorchio), Resnais conosce il senso della misura e non gli va di enfatizzare in maniera eccessiva il ruolo del caso, che sicuramente determina conseguenze a cascata o reazioni a catena che dir si voglia, ma non annulla il libero atteggiamento degli uomini, i loro giudizi, i loro tentativi di intervenire correttivamente, o i loro rimpianti, come si diceva sopra. E infatti il carattere distintivo di tutti i personaggi rappresentati dai due attori è quello del rimpianto: un personaggio si trova in una certa situazione, che può anche andare stretta e si chiede cosa sarebbe accaduto, come sarebbe lui in questo momento, se avesse fatto delle scelte diverse.  Nella vita reale non lo sapremmo mai. Ma il cinema ci offre insperate possibilità: basta saperlo adoperare bene come sa fare Resnais. Vogliamo vedere come sarebbe stata la vita se avessimo fatto alcune scelte diverse? Nessun problema: ritorniamo indietro con un “ou bien!” e vediamo il diverso svolgimento della nostra vita. Col cinema si può fare. E’ come un gioco.smoking no smoking
Alla fine constatiamo che è proprio Resnais ad avere la visione più equilibrata del problema del quale ci siamo interessati. Il caso o le scelte umane? Determinismo o libero arbitrio? Pur dando grande importanza al caso, che mette in moto determinate situazioni  nuove, Resnais, come si affermava sopra, non trascura le scelte degli uomini che si innestano nei loro destini, dando loro un corso particolare. Ma in più Resnais ha un altro grande pregio, caratteristico dei grandi autori:  si prende meno sul serio rispetto agli altri. La sua non è la scrittura di un trattato filosofico, ma è un divertissement, un gioco di incastri o di scatole cinesi, realizzato con quel pizzico di follia, che non è mai mancato del tutto al grande autore francese, e che gli ha consentito di realizzare, con la disinvoltura che lo ha sempre contraddistinto, opere pregevoli e uniche a un tempo.
Forse in nessun autore, tra quelli che abbiamo esaminato e altri ancora, possiamo trovare una tale disinvoltura nel trattare un tema difficile e impegnativo come questo e rispondere alla domanda da cui siamo partiti: cosa è il destino  nel cinema e nella realtà? La verità è che lui il cinema e la realtà li avvicina a tal punto, che la risposta finisce per essere una sola, uguale per l’uno e per l’altra.

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