“Katalin Varga” (UK 2009) di Peter Strickland

Una donna sulla via della vendetta

 

(marino demata) Il festival di Berlino del 2009, la 59° edizione dell’ importante appuntamento, fu una rassegna essenzialmente al femminile.  Si notò la attiva presidenza di giuria della bravissima Tilda Swinton, attrice e ormai personaggio di prestigio.  Non sembra un caso che l’Orso d’Oro per il miglior film sia andato a La teta asustada della combattiva regista peruviana  Claudia Llosa. Anche nell’assegnazione degli altri premi si nota una marcata presenza “al femminile”. Questa caratteristica non fa eccezione anche quando a vincere è un regista di sesso maschile, per giunta esordiente, l’inglese  Peter Strickland,  perché la sua opera prima, Katalin Varga, è la storia di una eroina moderna e al tempo stesso antica.
Il film sbalordì la critica al festival, perché era come una freccia che raggiunge il bersaglio voluto e vinse l’Orso d’Argento per  lo straordinario contributo artistico di Gábor Erdèly e Tamás Szèkely per il miglior suono!
Come tutte le eroine più autentiche, Katalin Varga è una comunissima donna  che vive in un villaggio dei Carpazi, in Romania, nella Transilvania di lingua ed etnia ungherese. La sua esistenza, tutta famiglia e lavoro, viene irrimediabilmente scossa quando il marito apprende per vie traverse che il figlio di 11 anni in realtà non appartiene a lui, essendo il frutto di uno stupro subito dalla moglie. Katalin Varga4Questa non aveva rivelato la cosa al marito temendo di essere ripudiata e soprattutto per non nuocere al figlio, al quale è molto legata. Ma l’improvvisa conoscenza dei fatti reali da parte del marito costringe Katalin ad una azione disperata ma inevitabile: andare via dal villaggio assieme al figlio su un carro per ritornare suoi luoghi ove era avvenuto lo stupro e rimettere le cose a posto. Come? Con la vendetta.
Vediamo a questo punto incantevoli sequenze ove i luoghi attraversati da Katalin pieni di bellezze della natura  e di fascino diventano ad un certo punto i veri protagonisti. E Katalin  guida il carro con mano sicura verso una meta che per il ragazzo che l’accompagna è la casa della nonna: una menzogna necessaria per dare una qualche spiegazione al bambino ed indurlo a seguirla. La meta invece, per Katalin è la vendetta! In alcune memorabili sequenze parla da solo il suo volto e la sua espressione: è assetata del sangue delle persone che hanno rovinata la sua vita. Come possono essere assetati di sangue quei vampiri che, secondo le leggende molto sfruttate cinematograficamente, popolano quei territori, le terre della Transilvania.Katalin Varga2
Peter Strickland riesce a costruire un personaggio a tutto tondo e  contemporaneamente a scavare nelle pieghe di una società arretrata e patriarcale, ove l’onore è tutto e la condizione e la considerazione della donna per la società e per la legge la mettono di fronte all’alternativa di subire e soccombere o farsi giustizia da sé.
Film molto bello, che nasce da una intuizione geniale del giovane regista. Strickland, , figlio di padre inglese e madre greca, è un Inglese di Reading, una cittadina, egli dice, ove l’unica cosa rimarchevole è stata il soggiorno in prigione di Oscar Wilde. Questo è tutto quello che è sufficiente sapere. Essendo  stato beneficiato da un’eredità, anche se non cospicua, avvinto dalla passione per i cinema, aveva per le mani la bella storia di Katalin Varga e si  trovò di fronte ad un bivio: acquistare un appartamento monolocale nella sua cittadina, oppure utilizzare i soldi per girare il film dell’eroina della Transilvania.
Fu bravo a scegliere la seconda opzione. Precedentemente aveva maturato solo piccole esperienze cinematografiche, tra le quali  il film corto di esordio di 15 minuti, per costruire il quale non esitò a recarsi a New York e prendere contatti con  Nick Zedd, regista del movimento underground e fondatore del Movimento del Cinema della Trasgressione e direttore del “The Underground Film Bulletin”.  Era un movimento di cinema naturalmente più che mai indipendente, definito anche cinema della trasgressione o cinema invisibile, nel solco della tradizione newyorkese e anti-hollywodiana, che aveva avuto in passato grandi personaggi di spicco, cui arrise un meritatissimo successo, come John Cassavetes. A New York Strickland incontrò pure l’attrice portoricana Holly Woodlawn,  una transgender , musa di Andy Wharol, e interprete di alcuni suoi film. Katalin Varga3
Da queste conoscenze newyorkesi che lo aiutarono a dare alla luce il suo cortometraggio, Strickland fu sicuramente influenzato nel modo di fare film e soprattutto nell’atteggiamento generale verso il mondo del cinema. Ad esempio considerò il fare film low budget non tanto come una difficoltà, ma come una opportunità. E non è un caso che la scelta, cui prima si faceva riferimento, di girare Katalin Varga piuttosto che acquistare un appartamento nella grigia Reading gli mise a disposizione per il film un budget tra  più bassi della storia del cinema: appena 25.000 Sterline.
La troupe, di appena 11 persone, compresi trasporti e catering, come Streckland racconta in un’intervista a “The Guardinan”,  viveva in un casa senza letti, ove si doveva dormire in sacchi a pelo, in uno sperduto villaggio dei Carpazi, ove a stento c’era una salumeria e un bar. Quella fase dovette essere ricca di sorprese e di imprevisti e viene ricordata sempre con grande piacere da Strickland. Ma quella successiva, della organizzazione per la necessaria fase di completamento del film e di post-produzione fu piena di difficoltà per mancanza di fondi. Il regista fu costretto a lasciare il film in stand by per addirittura otto mesi per mancanza di fondi, e a ritornare a Reading per trovare un lavoro, attraversando un periodo di depressione e frustrazione. Alla fine decise di spostarsi a Budapest, la città della sua compagna, ove ancora soggiorna; in quel periodo finalmente riuscì a trovare due produttori rumeni che si interessarono al film e  resero possibile la fase di post-produzione. Dopo vennero anche la presentazione al Festival di Berlino e l’accordo con una casa di distribuzione francese.Katalin Varga
Dopo “Katalin Varga”, Peter Strickland riesce a realizzare altri due film significativi: “Berberian Sound Studio” (2012), che è un omaggio ai film del terrore italiani degli anni ’70, e, oltre al documentario “Björk: Biophilia Live”, il recente “The Duke of Burgundy”, storia di un rapporto complesso tra Evelyn, studiosa di Lepidottologia, e Cynthia, che la ospita nella sua casa, facendole fare la domestica e sottoponendola ad una ferrea disciplina.
Quest’ultimo film ha confermato il talento di Strickland, anche su tematiche complesse sui rapporti umani e ricche di morbosità. Il film è stato premiato in numerosi festival internazionali.

 

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