Speciale 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – mercoledì 7 e giovedì 8 settembre (DAYS 8&9)

 

73MIAC_ComunicatiStampa-220x220Alla ricerca del Leone d’Oro che però non parla italiano

 (dal Lido di Venezia Luigi Noera) – Foto per gentile concessione della Biennale.
Al settimo giorno la Mostra è ancora alla ricerca dell’ousider per il Leone d’Oro, ma anche mercoledì una delusione è stata offerta dal maestro Terrence Malick, che a VENEZIA 73 ha presentato la sua fatica durata tanti anni Voyage of Time: Life’s Journey.

Purtroppo il maestro non lo riconosciamo più. Bisogna dire al vero che il film è la copia buona dell’altro documentario italiano Spira Mirabilis passato ieri sempre sul senso della Vita e della Creazione (per chi ci crede ovviamente). Diciamo che basterebbe ripercorrere la Bibbia ma si sa ai più quest’ultima è scomoda! Anche l’altro film atteso di Pablo Larraín sui giorni successivi all’  assassinio di J.F. Kennedy dal punto di vista inesplorato della First Ladylascia perplessi per l’utilizzo del melò in siffatte circostanze. Forse il regista con il suo sguardo critico si rivolge all’America dei Johnson subentrato in fretta ed in furia in un momento drammatico. Deplorevole le scene crude da horror degli istanti successivi all’assassinio che mostrano il Presidente JFK in tutta la sua fragilità di essere umano. Una domanda al regista circa il budget che non ha badato a spese. Forse la risposta la troviamo nella presentazione dello stesso Larrain:  “Un proiettile ha trapassato il collo del presidente; un secondo proiettile, letale, gli ha sfracellato la parte destra del cranio… La trentaquattrenne moglie, Jacqueline Kennedy, era seduta al suo fianco”. “Seduta al suo fianco”. Che cos’è stato tutto questo per lei? Tutti conosciamo la storia dell’assassinio di John F. Kennedy. Ma che cosa accade se ci concentriamo soltanto su di lei? I rumors alla Mostra lo ritengono in buona posizione, per noi solo ai due terzi dei primi 10. Come accade spesso però le sorprese vengono da film fuori concorso che per ragioni varie non hanno trovato collocazione. E’ il caso appunto FUORI

CONCORSO del doc Austerlitz di Sergei Loznitsa. Anche questo regista ha utilizzato il bianco e nero per rappresentare uno dei luoghi simbolo del male assoluè non si ripeta più. Sono una serie di quadri fissi nei quali l’obbiettivo registra i comportamenti dei visitatori davanti a tante nefandezze. In questa era digitale purtroppo c’è posto si per i selfie, magari davanti ai forni crematori, ma non c’è posto più per l’inorridirsi davanti a tante nefandezza. Ora il Direttore Barbera ha sottolineato la peculiarità della forma indiretta usata dai registi selezionati. Ne è questo un caso eclatante con la tecnica dei frame fissi perché costringe lo spettatore a riflettere inesorabilmente a quegli accadimenti di un recente passato, eppure così attuali come ad esempio nel conflitto siriano. Sempre un film storico su una curiosità del trattato di pace tra cattolici e protestanti irlandesi dopo gli anni del terrorismo separatista dell’IRA. Dalla Gran Bretagna il film The Journey di Nick Hamm

con due attori eccezionali Timothy Spall e Colm Meaney nei panni dei leader delle opposte fazioni, il capo protestante che non riesce a perdonare il terrorista. Ormai anziani in un viaggio in auto forzatamente voluto dai loro collaboratori debbono trovare una soluzione soddisfacente. Commenta il bravo regista: È una storia dell’Irlanda del Nord, ma è anche di più. Se due nemici giurati come loro sono riusciti a mettere da parte l’odio e a venirsi incontro, lo possono fare anche altri. Le atrocità del terrorismo negli ultimi anni hanno glorificato gli estremismi e l’intransigenza è diventata il modus operandi del mondo. Questo film vuole essere una risposta a questo tipo di etica. È un film militante sull’idea di pace e vuole celebrare la bellezza del compromesso e della capacità di fare concessioni. La mia speranza è che The Journey, che è basato su una storia vera, immagini non soltanto ciò che è stato ma anche ciò che potrà essere in futuro. Per la sezione ORIZZONTI un altro titolo argentino impronunciabile Kékszakállú di Gastón Solnicki mutuato e ispirato liberamente all’unica opera lirica di Béla Bartók. E’ veramente difficile riscontrarne la fonte se non fosse per le musiche e la scena finale del teatro di lirica. Mondi assefuatti alla noia esistenziale, ma anche alla crisi economica perenne. L’altro film documentaristico

Liberami di Federica Di Giacomo parla dell’esorcismo nel mondo contemporaneo. E si sofferma con lo sguardo “dal di fuori” l’opera salvifica di  Padre Cataldo un frate esorcista che opera in Sicilia, ove è tra i più ricercati. Storia della pratica esorcistica con la vita quotidiana, dove i contrasti tra antico e contemporaneo, religioso e profano potranno risultare ai più a tratti inquietanti e a tratti esilaranti.  Ma sullo sfondo il malessere di vite umane alla ricerca di se stessi. Un film su come la religione può essere vissuta. La regista spiega che il film è frutto di un lungo lavoro di ricerca sulla pratica esorcista. L’esorcista è un nuovo guaritore, spesso l’ultima spiaggia dopo una via crucis di maghi, psichiatri e rimedi alternativi, metafora di una società in cui l’importante è trovare una cura, rapida e risolutoria. Anche a costo di consegnarsi a qualcuno che ci chiama “Satana”. Ho scelto di raccontare questa storia dal punto di vista di chi la vive ogni giorno. Perché gli esorcisti vengono nominati dai vescovi e la loro vita si trasforma completamente. E i cosiddetti “posseduti” sono persone comuni che si avvicinano alla Chiesa in un momento critico della loro vita. La loro esperienza si emancipa, quindi, dall’immaginario horror e acquista una complessità in cui c’è posto anche per l’ironia.Giovedì 8 settembre è stato il giorno della riscossa per VENEZIA 73 dove è stato presentato l’applauditissimo Paradise di Andrei Konchalovsky in un intreccio di tre

storie che si incrociano nella devastazione del male assoluto del secolo scorso: Olga, Jules e Helmut.  Anche questo film è girato interamente in bianco e nero. Risente però di una certa aria melò che fa perdere il vigore iniziale. Il film ha ricevuto una stand ovation dal pubblico in Sala Grande alla presenza del regista e della bellissima interprete femminile. Ecco se non il Leone d’Oro ci aspettiamo il premio alla protagonista. E’ istruttivo e lungimirante l’intento del regista: La storia è piena di grandi tragedie, la maggior parte delle quali ci appaiono come antichi misfatti che non potrebbero più accadere al giorno d’oggi. Uno dei momenti più terribili della storia della nostra generazione è stata l’ascesa del partito nazista e lo sterminio di milioni di ebrei e di altre persone che non rientravano nell’ideale nazista di un “perfetto paradiso” tedesco. Tali atrocità dimostrarono fino a dove possa spingersi la malvagità degli esseri umani. Sebbene questi eventi siano accaduti nel passato, oggi sta tornando alla ribalta lo stesso modo di pensare radicale e intriso d’odio che minaccia la vita e la sicurezza di molti individui nel mondo. Paradise riflette su un ventesimo secolo carico di grandi illusioni sepolte sotto le rovine, sui pericoli della retorica dell’odio e sul bisogno degli esseri umani di usare la potenza dell’amore per trionfare sul male. Nella stessa giornata è stato presentato il terzo film italiano in concorso di Giuseppe Piccioni, Questi giorni.  Dai

commenti a caldo viene fuori una grande delusione. Resta la convinzione che il cinema italiano attraversa un momento di grande crisi e si è ripiegato su se stesso soffrendo di una difficoltà a trovare la strada. Una mano la danno i documentaristi che si sono affermati in campo internazionale, ma in patria non sono adeguatamente supportati. Non sarà di aiuto ma anche le altre produzioni europee sono in sofferenza. E’ il caso appunto del film francese FUORI CONCORSO Planetarium di Rebecca Zlotowski. Film ben costruito con un budget considerevole visto che ci riporta agli

anni ’30. Un film sull’esoterismo, ma anche un omaggio al cinema stesso con tante citazioni. Il cast coza dare risposte alle mille domande. A dire del regista è la stilizzazione di un mondo come il nostro nel quale non sappiamo mai che cosa stia per cambiare. Ai margini dell’Europa c’è la Turchia che nella sezione ORIZZONTI ha presentato il suo unico film Koca Dünya (Big Big World) di Reha Erdem. Una storia ermetica ed elegiaca dai connotati semplici che ci parla di quella società e risente della mancanza di libertà di espressione rifugiandosi in temi generalisti.Infine nella mattinata è stato consegnato ad Ugo Gregoretti il PREMIO BIANCHI con la proiezione di una chicca in omaggio al pedagogo d’Italia come usa definirsi lo stesso Gregoretti il corto di 30’ CON UGO di Gianfranco Pannone e la proiezione di una copia ritrovata ma non restaurata di MAGGIO MUSICALE del 1989. E’ stato piacevolissimo ascoltare l’arguto regista a parlare di se con la solita ironia di sempre.Domani ultima giornata di proiezioni ci aspetta la maratona a cui ci sottoporrà Lav Diaz con Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left) di appena 225’, ma anche l’atteso Na mlijecnom putu (On the Milky Road) di Emir Kusturica con Monica Bellucci e tanto altro ancora.

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