“Eight Days a Week” (USA 2016) di Ron Howard – Appunti sull’America

I Beatles e l’America


(marino demata)  Siamo stati tra i fortunati a vedere in anteprima mondiale Eight Days a Week, il film sui Beatles di Ron Howard, al cinema Odeon di Firenze, gremito soprattutto di giovani (e questo è veramente significativo!). L’orario anticipato dell’anteprima ci ha consentito di vedere anche, in diretta per quasi un’ora, l’arrivo delle personalità e star  londinesi sul “blue carpet”, e soprattutto di sentire interessanti interviste, compreso quelle a Paul McCartney e Ringo Starr e Ron Howard e il produttore  Brian Grazer.
Il quale Grazer, assieme a Ron Howard, ha  costituito un consolidato sodalizio vincente, avendo condiviso col regista un Oscar per il miglior film nel 2001 (“A beautiful mind”), oltre che altri premi in numerose ulteriori collaborazioni.
Poi si è passati alla visone del meraviglioso film, ricco di materiale inedito e veramente ottimamente costruito e organizzato.
Nei prossimi giorni, per i nostri lettori sarà qui pubblicata un’estesa e ragionata recensione, che farà anche riferimento all’ampia filmografia sui Beatles. eight-days4
Qui solo brevi note, sull’onda dell’emozione per questo bellissimo evento, relative esclusivamente ad un tema, i rapporto dei Beatles con gli USA, che nel film ha uno speciale rilievo derivante dal riferimento ad episodi dimenticati o all’epoca passati inosservati, arricchito a volte da preziosi  filmati del tutto inediti:

– L’emozione dei quartetto al primo viaggio in America e soprattutto la incredibile sottovalutazione del fenomeno da parte delle autorità USA, che si lasciarono trovare del tutto impreparate di fronte alla “follia” collettiva delle giovani generazioni. Le immagini scelte da  Howard  con la polizia incapace e impreparata a fronteggiare le migliaia di giovani scatenati la dice lunga su questo aspetto.eight-days2
– Il “caso di Jacksonville”. Proprio nell’epoca in cui i Beatles erano chiamati ad esibirsi in un concerto a Jacksonville, nella città del profondo sud imperversava la segregazione razziale. Non era concepibile che neri e bianchi potessero assistere al concerto a contatto di gomito. Ron Howard ha ripescato alcuni filmati mai diffusi in precedenza, nei quali riscontriamo la determinazione unanime dei quattro  Beatles nel rifiutare di esibirsi in una situazione di segregazione. Vinsero loro. E fu una vittoria significativa nella lotta contro il razzismo del sud e la segregazione. Fu il primo episodio di segno contrario: una battaglia era stata vinta per merito loro.
– Lerry Kane, uno dei più celebrati “news anchor” televisivi fu l’unico giornalista autorizzato a viaggiare con i Beatles nel corso dei tour del 1964 e 1965. Ci racconta in un pregevole intervista che , prima del tour, riteneva del tutto esagerato seguire i Beatles in tutte le tappe. Dopotutto l’America aveva molti problemi sul tappeto: un Presidente assassinato pochi mesi prima, l’escalation della guerra del Vietnam, i conflitti razziali. Per questi motivi non gli sembrava opportuno il focus sul tour della band inglese. Ma fu il suo lungimirante Direttore ad imporsi. Anche questo è un caso emblematico di sottovalutazione americana! Lo stesso Kane ricorda di essersi dovuto ricredere dopo le prime esibizioni, perché i Beatles non erano una semplice band, ma un fenomeno capace di coinvolgere la grande parte della gioventù americana. Insomma un grande fenomeno di massa! eight-days5
– “Bigger than Jesus” furono le parole pronunciata da John Lennon cinquant’anni fa, nel marzo 1966 per sostenere che i Beatles avevano ormai raggiunto una popolarità superiore a quella di Cristo, aggiungendo “non so cosa finirà prima, se il rock‘n’roll o il Cristianesimo”.  Questa frase, che nel resto del mondo fu presa per quello che era, e cioè una battuta di forte autostima da parte di uno dei membri del gruppo più famoso al mondo, scatenò invece un putiferio degli ambienti conservatori americani. Intervenne la Chiesa americana, si scatenarono i circoli più oltranzisti e integralisti delle religioni cristiane degli USA. Dal film di Howard apprendiamo che si arrivò ad una vera e propria nuova caccia alle streghe sotto forma distruzione di tutto ciò che riguardava i Beatles: in alcune città dell’Alabama e di altri Stati del sud i cittadini venivano invitati in centri di raccolta ove venivamo bruciati i dischi dei Bedatles e le pubblicazioni che parlavano di loro. Il successivo tour del gruppo non ebbe il medesimo successo dei precedenti. In molte località non si ebbe il tutto esaurito. Lennon fu costretto ad una ritrattazione, che però, dato il carattere del personaggio, fu piuttosto una sua spiegazione delle sue parole.
La bufera che si scatenò in America contro il Beatles e contro Lennon non fu mai del tutto dimenticata e chissà se Mark Chapman, quella sera dell’8 dicembre 1980, allorchè gli sparò quasi l’intero caricatore della sua pistola, non fu suggestionato e spinto, nel suo odio verso John, innanzitutto da quelle affermazioni di 14 anni prima.
– Infine, sempre a proposito dell’America, raccomandiamo a tutti coloro che andranno a vedere il film di Howard, di non lasciare la sala ai titoli di coda, perché subito dopo potranno assistere ad oltre 30 minuti del bellissimo concerto dei Beatles al Shea Stadium di New York de 1965. Imperdibile!

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