Il nuovo cinema turco e la trilogia di Yususuf

Pubblicato su Diari di Cineclub n. 35

(Nell’ambito di Estate fiorentina 2016 Rive Gauche – Film e Critica ha presentato alcuni film del nuovo cinema turco al Chiostro e nella Sala cinematografica dell’Altana del Museo Novecento a Firenze. Venerdì 7 ottobre alle ore 15.00 sarà la volta del terzo capitolo della Trilogia di Yusuf, intitolato Yumurta)

(marino demata) Da circa 15 anni il cinema turco sta vivendo una stagione felicissima, grazie ad un numero sempre crescente di registi molto interessanti, dal piglio innovativo soprattutto rispetto alla precedente realtà del cinema turco. Fin dagli inizi della sua storia, la cinematografia turca ha patito due aspetti molto negativi: la dipendenza da altre cinematografie europee (soprattutto quella francese), e lunghi periodi di oppressione censoria. Entrambi questi fattori hanno impedito o ritardato uno sviluppo originale e proprio di una cinematografia locale con una propria vera identità. Se si fa eccezione di grandi e isolate personalità di registi come Ertgrul, direttore di ben 36 film tra il 1919 e il 1953, tra i quali il suo capolavoro, Le strade di Instanbul (1931), non si registrano altre personalità capaci di imprimere al cinema turco strade proprie ed originali impostazioni. Eppure nel 1948 un provvedimento governativo di grande rilievo riduce drasticamente le tasse sulla produzione locale di film dal 70 al 20%, creando indubbiamente le condizioni per lo sviluppo di una industria cinematografica autoctona. Il provvedimento produsse i suoi effetti sulla quantità delle pellicole prodotte quindi anche sullo sviluppo dell’industria cinematografica: la Turchia divenne il secondo paese dell’area del Mediterraneo orientale, dietro solo all’Egitto, per produzione di film, arrivando alla cifra di 550 pellicole prodotte nel decennio successivo alla legge di detassazione. wrong-rosaryMa alla quantità non corrisponde un qualità ed originalità del prodotto finito. La tendenza è quella di prendere sempre come modelli le produzioni dell’Europa Occidentale (abbiamo perfino un filone di film del genere “spaghetti western” turchi in questo periodo!), piuttosto che battere strade originali e legate alla realtà del Paese. Bisognerà aspettare l’inizio degli anni ’70 per vedere qualcosa di nuovo e di originale. Più recentemente, agli inizi del nuovo secolo, lo sviluppo di  co-produzioni con altri Paesi e l’allentarsi delle maglie della censura, hanno riportato in Turchia tutte le possibilità e le condizioni per lo sviluppo di una cinematografia originale e indipendente, sempre più attenta ai problemi del Paese e comunque tendente a portare sullo schermo storie originali collegate alla propria realtà.climates
I nuovi registi cominciano a farsi conoscere. Certamente il più celebre è
Nuri Bilge Ceylan,  che, dopo una serie di belle pellicole, si aggiudica a Cannes la Palma d’oro per “Il regno d’inverno” – “Winter sleep” nel 2014. Vanno citati anche Abdullah Oğuz per “Mutluluk”, Mahmut Fazil Coskun per il romantico “Wrong rosary” e Fatih Akin. Ma anche Semih Kaplanoglu è un regista conosciuto e apprezzato con la sua Trilogia di Yusuf (une dei tre film della Trilogia, Bal/Miele, conquista l’Orso d’Oro a Berlino nel 2010).
Kaplanoglu costruisce la sua Trilogia con una scansione temporale all’incontrario: il primo film realizzato nel 2007 e Yumurta/Uova e tratta di Yosuf in età matura (a 35 anni); il secondo film girato è Sut/Latte , ove troviamo Yusuf diciottenne; il terzo film è Bal/Miele, che tratta di Yusuf bambino.sut-9858a_986
Cominciare da quest ‘ultimo significa cominciare dal capolavoro di questo interessante regista, per il modo col quale viene esplorato l’universo infantile in una realtà di sperduta campagna. Yusuf ama la madre, ma ha soprattutto un rapporto di splendida complicità con il padre, che ammira moltissimo e adora e col quale vorrebbe in tutto e per tutto identificarsi. A tal punto che  giorni più belli per lui sono quello nei quali gli è consentito seguire il padre, quando va a cercare gli alveari anche piuttosto lontano da casa. Non è però un bambino facile. La solitudine del posto in cui vive con la sua famiglia, la difficoltà logistica di rapportarsi con altri coetanei, lo fanno crescere con molti problemi.  Il film  è il mondo visto con gli occhi di un bambino di 6 anni: questa è una delle particolarità positive del film, ove la macchina da presa fa le veci dello sguardo di Yusuf e quando noi guardiamo il film, in realtà ci sostituiamo al suo sguardo. Se qualche volta ci siamo chiesti, perchè ce ne siamo dimenticati : come è il mondo visto con gli occhi di un bambino? Qui troviamo molte risposte!
Il secondo film, forse il più debole dei tre, ci presenta Yusuf 18enne: vive con la madre, la aiuta a vendere il latte, scrive poesie, sogna di diventare un poeta importante. Ad un certo punto però la madre, vedova ormai da oltre 10 anni, decide che è arrivato il momento di crearsi una nuova vita e inizia una  storia d’amore col locale capostazione. Quando, da molti segni, Yusuf diventa consapevole di ciò che sta accadendo, viene preso da profondo turbamento e sbandamento. L’unico rapporto solido della sua vita, quello con la mare, si sfalda davanti ai suoi occhi e il ragazzo passa dalla acuta gelosia quasi edipica a momenti di dignitosa e sofferta rassegnazione.

Murat Han and Özgü Namal as seen in BLISS, a film by Abdullah Oguz. A First Run Features release.
Murat Han and Özgü Namal as seen in BLISS, a film by Abdullah Oguz. A First Run Features release.

Il terzo film, seguendo il reale ordine cronologico, è Yumurta/Uova, che è un film pieno di poesia e di significati. Yusuf ha aperto un book store a Istanbul, dove vive ormai da anni . La vita scorre normalmente senza grossi sussulti, quando Yusuf  viene raggiunto dalla notizia della morte della madre Zehra, che viveva nella vecchia casa di famiglia, a Tira. Yusuf si reca dunque nella città di Tira per partecipare ai funerali. Lì conosce Ayla, una giovane lontana parente, che ha assistito e curato la madre di Yusuf per ben cinque anni. Yusuf vorrebbe ripartire subito per Istanbul, ma Ayla rivela a Yusuf il voto fatto dalla madre:  che sarebbe stato sacrificato un agnello dopo la sua morte in una sorta di  cerimonia sacrificale in una località lontana da Tira. La seconda parte del film si trasforma in un road-movie che è anche viaggio di due anime alla ricerca ciascuno di se stesso nel proprio passato e nel presente.yumurta
Quale è la causa del successo della Trilogia di Yusuf (che in Italia non è mai arrivata)? Kaplanoglu ha creato un cinema dell’interiorità, di forti sentimenti mai dichiarati, che i personaggi (e il pubblico) devono scovare all’interno dell’altro. Cinema di lunghi silenzi, interrotti spesso solo dall’abbaiare di un cane o dal canto di un gallo, privo quasi ovunque di colonna sonora. La chiusura dei personaggi, la difficoltà del dialogo, che è qualcosa di più che riservatezza, ricordano sicuramente Michelangelo Antonioni, che Kaplanoglu deve aver amato moltissimo. Sullo sfondo cogliamo l’interesse del regista a mostrarci le contraddizioni del suo Paese nella transizione da un passato agricolo e patriarcale, che ancora sopravvive in tante remote regioni, e il processo di modernizzazione e industrializzazione, che porta con sé anche elementi  negativi come i disordine edilizio e la spersonalizzazione e la perdita di spontaneità e naturalezza degli uomini.
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La cattedra di Lingua e letteratura Turca dell’Università di Firenze ha ritenuto di invitarci a ottobre e novembre scorsi per proiettare ed illustrare sei film del Nuovo cinema turco. Sono stati da noi scelti 6 film mai arrivati in Italia, da noi acquisiti in lingua originale, dei quali abbiamo curato la completa sincronia dei sottotitoli. Tra questi ampio spazio ha avuto la “Trilogia di Yusuf”.

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