“Cafè Society” (Usa 2016) di Woody Allen

“Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo, prima o poi ci azzeccherai”.

 

(marino demata) E’ possibile ritornare in decine di film sui medesimi temi, sulle stesse intuizioni, e su situazioni simili e riuscire nel contempo a girare film molto belli, intriganti  ed eleganti ? Cafè society di un sempre vivissimo Woody Allen ne è la risposta decisamente positiva, in barba a quei critici che affermano che il regista gira da sempre lo stesso film in forma diverse.
Vediamo: quali sono le costanti alle quali ci ha abituato Allen e che sono puntualmente presenti anche in quest’ultima fatica?
La dicotomia New York – California: chi non ricorda “Io e Annie”, allorchè il personaggio femminile manifesta il suo desiderio di trasferirsi in California e Alvy/Allen risponde: “Ma è come vivere in un Luna Park” ?
La cultura ebraica con la sua seriosità, e con i suoi eccessi.
L’amore per il cinema di una volta, che anche qui ritorna imperiosamente. Tutta la prima parte di Cafè Society è un omaggio al mondo del cinema di un tempo.
La musica Jazz che impreziosisce  quasi tutte le colonne sonore dei film di Allen. E questo film non fa eccezione.cafe-society-4
Ma soprattutto la sua concezione amara della vita, scandita da una galleria di personaggi, quella di quasi tutti i protagonisti dei suoi film, che risultano essere puntualmente perdenti, da Cliff Stern di “Crimini e Misfatti” alla bella e alla fine malinconica Jasmine di “Blue Jasmine”. E gli esempi si potrebbero moltiplicare a dismisura. E Cafè Society può a buon diritto definirsi come l’ennesimo capitolo della saga dei perdenti. E per l’occasione Allen sforna una nuova, tagliente massima: “La vita è una commedia scritta da un commediografo sadico.” 
E dunque, in barba alla ripetitività di tutti i temi sopra esposti, ancora una volta Allen riesce a costruire un film che alla fine dei conti, nella sua ripetitività dei temi, non ha nulla di ripetitivo, perché il grande Woody riesce sempre ad essere nuovo, ad esprimere la sua amara concezione della vita in modi diversi, inventandosi storie diverse e narrandole con piglio veramente giovanile.cafe-society-6
Peccato che per la sua età non possa più interpretarle direttamente le sue storie. E deve ripiegare sulla voce fuori campo, attraverso la quale sentiamo la sua voce commentare i passaggi più significativi del film. Ma in realtà riesce ad essere così abile da trovare degli alter ego capaci di interpretare nel modo migliore se stesso. In questo film tocca al bravissimo Jesse Eisenberg fare il Woody Allen della situazione, riuscendovi alla perfezione nella parte di Bobby Dorfman. Questi, stanco di lavorare nella gioielleria paterna di New York, tenta, come molti, l’avventura della California. Sbarca a Los Angeles affidandosi allo zio, il famoso agente cinematografico Phil Stern (Steve Carell), che lo riceve solo dopo settimane di anticamera e poi lo affida alla sua bella segretaria Vonnie (Kristen Stewart) con l’incarico di fargli conoscere la città e abituarlo ad un tipo di vita decisamente diverso da quello della East coast. cafe-society-5Ma Bobby si innamora della bella segretaria dello zio senza però esserne corrisposto, se non con  una simpatia che invano Bobby vorrebbe trasformare in amore. Ma cosa offre Bobby? Un appartamentino a New York (l’unico luogo ove gli sembra di vivere veramente) nel cuore del Greenwich Village. Invece dall’altro lato della strana coppia c’è qualcosa di più importante che bolle in pentola e Bobby lo scoprirà tardivamente e in maniera del tutto accidentale: Vonnie è l’amante dello zio, che per lei ha perso la testa fino al punto da voler rompere il proprio impeccabile matrimonio dopo 25 anni di amore e dedizione della propria compagna. Bobby è sconfitto e scottato da tale esperienza, il che fa esclamare amaramente al regista: “L’amore non ricambiato uccide in un anno più gente della tubercolosi.”
Il mesto ritorno a New York di Bobby si tramuta in una voglia di riscatto. Riesce ad ottenere, auspice il fratello specializzato in affari loschi e legato all’ambiente dei gangster, la direzione di un locale di successo, ove diventa un perfetto ospite delle persone più in vista della società newyorkese, con  le quali parla disinvoltamente, elargisce consigli passando da un tavolo all’altro ed ha la grande dote di saper ascoltare chi ama parlare di sé e della propria vita. E trova anche il tempo e il modo di sposarsi con una bella donna che ha lo stesso nome, Veronica, del mancato amore conosciuto a Los Angeles.cafe-society-s
Ma il destino fa incontrare ancora, questa volta proprio a New York , Bobby e Vonny. L’onda lunga dei rimpianti e dei ricordi li avvolge questa volta in un amore sì, ma precario e impossibile.
I perdenti in certo senso qui sono due,  non solo Bobby, che è andato via sconfitto da Hollywood, ma anche Vonnie, alla quale evidentemente manca la brillantezza e il piglio giovanile del suo spasimante. E questo epilogo, col ritorno una sera di Bobby a casa sua, dopo una rapida e piacevole gita a Los Angeles, dalla bella moglie in attesa del secondo figlio e di Vonnie alla vita agiata che Phil le garantisce, non può che essere di tono amaro. Come del resto è la vita.cafe-society-le-dernier-woody-allen
Cafè Society è un film di rara eleganza e dalle belle atmosfere retrò. Non c’è nulla di forzato in esso ed ogni elemento è al suo posto in un perfetto equilibrio. La fotografia è curata da Vittorio Storaro, che con la sua maestria riesce ad offrirci  quello stacco e quella differenza tra  New York e Hollywood, voluta dal regista, circondando la prima di chiaroscuri per gli esterni e di colori brillanti negli interni del Cafè society e caratterizzando la seconda di una luce vivida e brillante. Il perché ce lo spiega lo stesso Allen con la sua voce off: è nato il technicolor che “sembrava uscire dallo schermo e applicarsi anche alla vita mondana nella Hollywood degli anni d’oro”.
Il film è stato presentato qualche mese fa al Festival di Cannes, come film di apertura e, come al solito, per volontà del regista, fuori concorso. In quell’occasione Allen ha promesso che continuerà ancora per lungo tempo a girare almeno un film all’anno. Noi siamo tra quelli che sperano veramente  che mantenga quella promessa.

 

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