“Unkown pleasures” (Cina 2002) di Jia Zhangke

Venerdì 21 ottobre ore 15.00 Museo Novecento Piazza
S. Maria Novella – FI – INGRESSO GRATUITO

(marino demata) Il famoso regista cinese Jia Zhangke, è uno  dei più significativi,  eccitanti e talentuosi  autori di cinema della Cina del XXI secolo. La sua fama  è notevolmente accresciuta nel 2006, allorchè ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia con uno dei suoi capolavori, “Still life”, storia di coppie sgretolate alla ricerca di una impossibile ricomposizione. La particolarità del film è che esso è stato girato nella cittadina di  Fengjie mentre erano in corso i lavori di demolizione e di evacuazione, per far posto, così come per altre cittadine della zona, alla mastodontica Diga delle Tre gole.
Ma a parte il premiato Still life, Jia Zhangke ha legato il suo nome anche un’altra opera più recente, che viene considerata il suo capolavoro, “Al di là delle montagne”. Il film, circolato anche in Italia, racconta la storia delle speranze, illusioni e sogni di una famiglia, presto disgregata, in una società, quella cinese, in continua e spesso tumultuosa evoluzione.unkown-pleasures-2
In entrambi gli esempi citati abbiamo un tratto comune anche a quasi tutti gli altri film di Jia Zhangke, l’ambientazione in città di provincia, ove più forte è la contraddizione tra le istanze di cambiamento delle giovani generazioni e le resistenze che lo stesso ambiente provinciale determina. Infatti una cifra stilistica comune a tutta la filmografia di Jia Zhangke è l’attenzione ai mutamenti spesso profondi che i tempi presenti propongono per la realtà cinese e il modo contraddittorio col quale i cambiamenti stessi sono vissuti e non sempre metabolizzati da parte dei cittadini. E in questo quadro emergono le più profonde istanze di cambiamento delle nuove generazioni, che sono istanze spesso confuse e non chiaramente indirizzate.
“Unkown pleasures” (titolo originale REN XIAO YAO) del 2002, pochi anni prima di “Still life” e del suo successo a Venezia, rientra in questa cifra stilistica del regista, che non ha nascosto il suo debito verso la Nouvelle Vague e verso registi anche italiani realisti , come De Sica e Pasolini.unkown-pleasures-3
Il film, che è stato presentato nella selezione ufficiale al Festival di Cannes 2002, è una tipica storia di ragazzi di periferia, come ce ne sono tanti in tutte le periferie del mondo. Essi sono alla ricerca di qualcosa, senza sapere esattamente cosa. Li vediamo subito, all’inizio del film: un gruppo di giovani fra sigarette e bigliardo, mentre uno di loro, definito “fuori di testa” dai compagni, è intento a cantare l’aria di un’opera. Tre di loro stanno seduti su una panca, il primo, Bin Bin, è stato recentemente licenziato dal lavoro, un altro, s è a sua volta alla ricerca di un lavoro e il terzo dà qualche suggerimento a pagamento per trovare lavoro, mentre una radio pubblicizza una lotteria con le sue possibilità di vincita. In città è arrivato uno spettacolo di belle ragazze per pubblicizzare il liquore denominato Mongolian King. La “star” del gruppo è la bella Qiao Qiao, che fa immediatamente innamorare uno dei due disoccupati, Xiao Ji, pur avendo la ragazza al suo fianco il suo temibile fidanzato. Alla fine, malgrado il fidanzato, la perseveranza di Xiao Ji sarà premiata.unkown-pleasures-4
Accanto a questa storia si intrecciano altre storie di ragazzi, ragazze e motociclette, di speranze e di illusioni di provincia, in una realtà modesta, Datong,  situata più vicino alla Mongolia che a Pechino.  I giovani vedono una realtà ben diversa in TV, testimone di quelle  trasformazioni dell’intero Paese, delle quali nella piccola cittadina del nord per il momento arriva solo una lontana eco attraverso la TV. In Tv infatti attraggono le clip delle canzoni in voga, con lo sfondo di grandi città piene di vita come Shangai e alcuni di loro sognano. Non a caso uno dei protagonisti afferma di aver visto il giorno prima un film americano: “Lì tutti vivono bene. Se fossi in America non avrei bisogno di rubare.”  Dunque tutti sognano qualcosa di diverso. Tranner Bin Bin, che sembra rassegnato al suo destino, mentre la sua ragazza ha in programma di trasferirsi a Pechino per frequentare studi specialistici..
Insomma Jia Zhangke ci porta per mano in un universo giovanile di una provincia sperduta, ove il tempo sembra si sia fermato e dove l’evento più shockante è un attacco terroristico ad un centro commerciale, enfatizzato dalla televisione. Si sentono ripetutamente le sirene delle ambulanze che non sembrano però turbare più di tanto gli impassibili ragazzi, alle prese coi loro problemi, veri o inventati.unkown-pleasures-5
Il film, pur essendo meno noto di “Still life” e del recente “Al di là elle montagne”, ripropone lo  stile personale  del regista, gran talento visivo, capace di utilizzare al meglio le tecniche più moderne, grande assertore del film in digitale, e dotato di sapiente maestria nei movimenti della macchina da presa, nelle affascinanti panoramiche, e negli improvvisi stacchi e repentine immersioni nella realtà notturna ove non è sempre facile sapersi districare senza diventare preda di malfattori.
Al di là delle improvvise esplosioni di gioia, come nella bella descrizione della festa paesana piena di luci e di fuochi di artificio, Jia Zhangke vuole mostrarci una provincia desolata, ove anche gli amori che fioriscono, come quello ostinato di Xiao Ji verso la bella Qiao Qiao, fatto di silenzi e di sguardi complici in autobus,  sembrano impossibili e quasi irreali.

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2 risposte a "“Unkown pleasures” (Cina 2002) di Jia Zhangke"

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