ORSON WELLES E IL PICCOLO PRINCIPE

“BISOGNA GUARDARE CON IL CUORE”.

 

(stefano beccastrini *) Familiari ed amici strettissimi a parte, gli amori più grandi della mia vita sono stati, e sono tuttora che mi avvio alla senescenza,  i libri ed i film. Immaginate, dunque, la gioia che mi pervade  quando trovo e leggo un libro sul cinema, sintesi di entrambe le cose. Quello, smilzo ma bellissimo, del quale vorrei parlare oggi, l’ho ritrovato e riletto con piacere questa estate (l’avevo acquistato e letto nell’ormai lontano 1995 ma poi era finito sotto una pila di altri volumi – mi succede sempre più spesso, a causa del loro costante ed invasivo aumento – e l’avevo perso di vista). Si tratta della sceneggiatura, scritta da Orson Welles, ispirata da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery.

Il piccolo principe da Saint-Exupery ad Orson Welles

orson-wellesIl piccolo principe, come si sa, è una, assai toccante, favola moderna (ma non soltanto: è anche una fiaba misteriosamente iniziatica, un racconto di formazione, un’autobiografia segreta, un trattatello filosofico e un po’ esoterico sull’infanzia, la grazia, la morte) scritta in piena guerra, nel 1943, da Antoine de Saint-Exupery, scrittore/aviatore francese.  Di lì a poco, nel luglio del 1944, il suo aereo venne abbattuto da un caccia tedesco, sopra l’Ile de Riou, mentre stava compiendo un volo di ricognizione sul mar Mediterraneo: era decollato da Alghero in Sardegna e, sorvolata la Corsica, stava dirigendosi verso Marsiglia. In anni recenti è stato anche individuato, grazie alla sua spontanea ancorchè tardiva  “confessione” di  appassionato lettore del romanziere, il nome del pilota germanico che, naturalmente sparando a un ignoto nemico,  lo aveva mitragliato. E’ stato anche recuperato il relitto, ma del corpo dello scrittore/pilota non s’è trovata traccia (così come, nella favola, del corpicino del piccolo principe: forse Saint-Ezupery l’ha raggiunto sul suo asteroide). L’agile ma straordinario libretto – uno dei testi più letti ed amati dell’ intero XX secolo – narra delle avventure interplanetarie di uno strano, ingenuamente saggio e sovente malinconico, principino proveniente da un minuscolo pianeta – anzi, da un asteroide: il B612 – e giunto chissà come sulla Terra. Uscì in volume, in duplice edizione inglese e francese, nell’aprile del 1943, presso l’editore canadese Rydell&Hitchcock. Fu nel maggio del medesimo anno che Orson Welles, il quale ben conosceva e apprezzava l’opera di Saint-Exupery – di cui aveva già utilizzato, per trasmissioni radiofoniche di propaganda bellica, brani dei potenti Volo di notte e Terra degli uomini –  lesse il libretto e ne fu fortemente colpito. saint_exupery_exhibit_-_air__space_museum_le_bourget_paris_france_absent_artwork_and_not_subject_to_copyrightL’anno precedente aveva dovuto subire il cinematografico disastro di The Magnificant Amberson-L’orgoglio degli Amberson, film in di rara bellezza ma malamente fatto rimontare dalla RKO  e fatalmente andato incontro a un catastrofico  insuccesso di pubblico (del tutto voluto per liberarsi di lui, secondo quanto Welles afferma nella lunga intervista a Peter Boghdanovic, pubblicata in volume, in Italia, con il titolo di Io, Orson Welles). Proprio a causa di ciò – nonchè del quasi contemporaneo fallimento (fu addirittura lasciato incompiuto) dell’altro film a cui Welles lavorava in quel tempo ossia It’s All True, opera promossa dal governo americano e girata in Brasile –  Welles, osannato al tempo non lontano di Citizen Kane-Quarto potere del 1941, fu praticamente relegato ai margini del mondo hollywoodiano. Era dunque in cerca di un buon soggetto da cui trarre un film che finalmente rimettesse d’accordo la critica e il pubblico, le ragioni dell’arte e quelle commerciali. La scelta cadde proprio sul capolavoro di Saint-Exupery, di cui ottenne per due mesi i diritti cinematografici  (in realtà, riprese a fare cinema – quale regista: quale attore, nel frattempo, lavorò abbastanza – soltanto nel 1946, con l’antinazista The Stranger-Lo straniero). Nel suo film sul piccolo principe, purtroppo mai girato davvero, intendeva tentare l’esperimento – già compiuto da Disney ed in seguito realizzato da vari altri cineasti, quali Robert Zemeckis in Who framed Robin Rabbitt?-Chi ha incastrato Roger Rabbitt?, 1988 – di utilizzare una tecnica mista di ripresa ossia basata sulla combinazione di sequenze interpretate da attori in carne ed ossa con sequenze disegnate in cartoni animati. Queste ultime avrebbero, peraltro, riguardato soltanto i vari viaggi interplanetari del magico protagonista. antoine-de-saint-exupery3A tal fine, pur non stimandolo granchè nè come cineasta (lo considerava un autore di cattivo gusto) nè come uomo (lo considerava, lui rooseveltiano convinto, un feroce reazionario), contattò Walt Disney, all’epoca signore assoluto del cinema hollywoodiano di animazione. Disney, oltre tutto, veniva proprio da un’esperienza brasiliana durante la quale aveva appunto realizzato, in qualità di produttore, il film Saludos Amigos, 1942, fondato proprio sulla tecnica mista “attori+animazione” (in tal caso, con l’animazione che, all’inverso di quel che intendeva fare Welles, prevaleva largamente). Effettivamente i due si incontrarono presso i Disney Studios ma non si trovarono d’accordo e Disney declinò il proprio coinvolgimento nell’impresa, commentando: “In uno studio cinematografico non c’è spazio per due geni”.  Il testo della sceneggiatura wellesiana ispirata al libro di Saint-Exupery è stato recentemente ritrovato – e pubblicato anche in italiano con una acuta postfazione di Enrico Ghezzi – presso l’archivio dei manoscritti di Welles depositati presso la Lilly Library della Indiana University di Bloomington. Si tratta di quattro dattiloscritti,  non datati, contenuti nel box 20 dell’archivio stesso. La sceneggiatura wellesiana è sostanzialmente fedele alla lettera e allo spirito della favola di  Saint-Exuper e i cambiamenti riguardano pochi aspetti dell’opera. Per esempio, ed a parte una certa maggior concisione, il testo di Welles cancella del tutto uno dei personaggi che, nel romanzo, il piccolo principe incontra durante il lungo viaggio interplanetario, iniziato  approfittando del passaggio di uno stormo di uccelli selvatici, che lo condusse  dal proprio asteroide al pianeta Terra (quest’ultimo, all’inizio, gli parve del tutto deserto, essendo lui andato a finire nel Sahara, proprio colà incontrando l’Aviatore/Narratore che gli sarebbe diventato affezionato amico). Nel romanzo, tali personaggi sono il re, il vanesio, l’ubriacone, l’uomo d’affari, il lampionaio, il geografo, lo scambista e il commerciante, oltre all’aviatore, al serpente, alla volpe e al fiore (com’è giusto in ogni favola, anche in questa gli animali e le piante parlano e anzi conversano). Nella sceneggiatura di Welles, il commerciante viene cancellato, probabilmente a causa della sua scarsa significanza (il suo è, infatti, il capitolo più corto di tutti ed egli il personaggio meno caratterizzato). Ma il cambiamento più notevole è fatalmente, cioè strutturalmente, legato al diverso linguaggio che il cineasta Welles avrebbe usato, ossia quello cinematografico, rispetto a quello letterario usato invece dal romanziere Saint-Exupery. Il cinema, infatti,  costringe i propri autori a far vedere, a mostrare concretamente, ai propri spettatori quel che i romanzieri possono invece lasciar  immaginare ai propri lettori. Ciò riguarda, per esempio, il fatto che nel film si sarebbe visto di persona il Narratore: egli avrebbe avuto un’età, un corpo, un volto, un tono di voce, un nome. orson-welles2Sarebbero stati quelli di Welles in quanto egli stesso intendeva interpretare tale ruolo, come si capisce chiaramente dalla sceneggiatura: essa  scrive “Welles (come narratore)…” ogni volta che, nel romanzo, tale personaggio – di cui il lettore sa soltanto che è un aviatore – racconta, restando non descritto,  le vicende del piccolo principe. Al contrario Saint-Exupery, neppure nelle illustrazioni – di propria mano – del libro mostra mai la figura del narratore, come mostra, invece, quella del piccolo principe e di tutte le altre persone da lui incontrate durante i suoi viaggi. Lo lascia senza volto, come nell’ombra: pare quasi che abbia una sorta di pudore di disegnare se stesso! Va detto che in seguito,  almeno due volte per non parlare dei TV Movie, il cinema tornò alla favola del piccolo principe portandola sulla schermo (cosa che Welles, alla fine, non era riuscito a fare). Nel 1974 con Stanley Donen – un maestro del musical anni Cinquanta che amo molto: peccato che non mi sia mai riuscito vedere questa sua opera –  e nel 2015 con Mark Osborne, con un film è tutto quanto d’animazione, ben fatto ma molto disneyano. La malinconica poesia e la gnostica saggezza della creatura di Saint-Exupery restano altrove: per esempio nella sceneggiatura, mai diventata film, di Orson Welles .

Conclusioni

Quale posto abbia poi occupato, nella poetica cinematografica di Welles, il ricordo della sceneggiatura dedicata al girovago piccolo principe creato dal romanziere/aviatore,  non saprei dire. Secondo alcune testimonianze – per esempio quella di Bret Wood, suo biografo e bibliografo –  egli tornò anche in seguito al progetto d’un film tratto da quel celebre libro. Segno d’interesse duraturo. Appare, tuttavia,  sorprendente il fatto che mai, nelle varie conversazioni (per esempio quelle, che sono diventate anche libri, rispettivamente con Peter Bogdanovich e con Henry Jaglom) nelle quali ha parlato della propria carriera e dei propri film – sia di quelli realizzati che di quelli rimasti  incompiuti o addirittura soltanto sulla carta – del Piccolo principe  non abbia mai fatto parola.  Sembra peraltro difficile che un libro – la cui morale finale è racchiusa nella splendida frase, pronunciata dalla volpe e subito fatta propria dal piccolo principe,  “L’essenziale è l’invisibile” – sia stato senza rimpianti dimenticato da un genio dell’arte visiva più sublime del XX secolo, appunto il Cinema. Oltre tutto, nel condividere l’affermazione della volpe, il piccolo principe aggiunge: “Gli occhi non vedono. Bisogna guardare con il cuore”. Proprio come i film.

* Stefano Beccastrini è laureato in medicina e in pedagogia (discipline sulle quali ha scritto molti libri). E’ anche storico del cinema e critico cinematografico. Dirige la collana Viaggio in Italia dell’editrice ASKA di Firenze, nella quale sono usciti (oltre a volumi di vari altri autori) libri sul cinema in Toscana, in Umbria e in  Sicilia oltre che sui rapporti tra Masaccio e il cinema, tra gli scrittori toscani e il cinema, tra la Resistenza in Toscana e il cinema. Attualmente sta lavorando a un libro sulla strage
di Niccioleta e la Banda di Ariano.

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