Cochise, eroe del cinema

Interpretato da Jeff Chandler

 

(stefano beccastrini)  Nel 1947 il narratore e giornalista americano Elliott Arnold scrisse un libro su Cochise (o Kociss, che dir si voglia), il capo indiano, del popolo degli Apache e della tribù dei Chiricahua, che tra il 1840 e il 1870 dette molto filo da torcere agli invasori bianchi dei territori – situati tra il Messico, il New Mexico e l’Arizona – in cui aveva sempre vissuto e avevano vissuto i suoi avi. Fu grazie a questo libro che, oltre alla promozione di una più precisa e diffusa conoscenza storica del personaggio, si creò anche la leggenda – poi ripresa ed ampliata dal cinema hollywoodiano di genere western – di questo eroe pellerossa, presentato come un leader eroico e insieme pacifista, saggio e insieme spietato con chi non rispettava il suo popolo. Dal libro di Arnold, nel 1950 il regista americano Delmer Daves – un cineasta di profonda cultura umanistica, pensoso autore di alcuni splendidi western (girò, per esempio, il mitico Quel treno per Yuma, 3.10 to Yuma, 1957) ma anche di eccellenti melodrammi generazionali sulla gioventù americana degli anni 50/60 (celeberrimo il suo Scandalo al sole, A Summer Place, 1959) – realizzò l’indimenticabile L’amante indiana, Broken Arrow. E’ considerato – direi giustamente, anche se John Ford aveva girato Il massacro di Fort Apache due anni prima – il film che dette inizio al filone del cinema western filoindiano (anzi “dalla parte degli indiani”, come si usava dire). kociss4Cochise, il capo apache interpretato da Jeff Chandler, nel film appariva legato da un profondo legame di fratellanza e amicizia con il trapper bianco impersonato da James Stewart ed insieme riuscirono infine, ma a prezzo dell’uccisione della giovane moglie indiana del trapper, a portare la pace tra pellerossa e visi pallidi (la donna era ,impersonata dalla brava Debra Paget, dalla bruna bellezza vagamente esotica che la porterà in seguito a interpretare di nuovo una pellerossa nel bel L’ultima caccia, 1955, di Richard Brooks nonchè una principessa indù nello straordinario dittico di Fritz Lang  La tigre di Eschnapur e Il sepolcro indiano, 1959). Fu così che nacque il mito filmico – forse, storicamente, non del tutto campato in aria ma certamente, dal cinema, molto enfatizzato – del gran capo apache coraggioso e pacifico, saggio e aperto al dialogo con i bianchi e che soltanto l’incomprensione e l’ingordigia di questi ultimi, o almeno di molti di essi, avevano costretto a scendere sul sentiero di guerra. Effettivamente, Cochise deve la sua positiva fama presso il grande pubblico proprio al cinema (anche se poi lo ritroveremo anche quale personaggio così della musica come dei fumetti: come sanno i cultori della materia, egli risulta per esempio molto amico di Tex Willer nelle storie di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini).kociss

 Due anni dopo fu Kociss l’eroe indiano-The Battle of Apache Pass di George Sherman – prolifico ma non eccelso cineasta hollywoodiano, specializzato appunto in film western anche se la sua opera più convincente non è affatto ambientata nel West: si tratta di  un noir d’ambiente ospedaliero intitolato  Mentre la città dorme, The Sleeping City, 1950 – a portare sullo schermo  un Cochise (ancora interpretato da Jeff Chandler, attore troppo presto scomparso, di notevole, sempre virilmente sobria, presenza scenica) che, si sforza, pur combattendoli, di creare occasioni di dialogo con i bianchi. E’ in questo film che compare per la prima volta la vicenda narrativa – non so quanto storicamente attendibile – d’un contrasto tra Cochise e Geronimo (l’altro famoso capo apache, assai meno amato dal cinema). Non siamo certamente in presenza di un capolavoro ma il film di Sherman ha il merito di far riferimento a due momenti storicamente reali della vita, e della lotta per il rispetto del suo popolo, di Cochise. Il primo è il cosiddetto Affare Bascom, avvenuto nel 1861, che coinvolse Cochise,  per responsabilità d’uno sprovveduto tenente dell’esercito USA di nome Bascom, in una torbida storia di ostaggi e della loro morte. Il secondo è la Battaglia del Passo Apache, avvenuta nel 1862, che fu il primo scontro degli Apache con soldati americani dotati di artiglieria pesante: alla fine vennero sconfitti ma lo stesso comandante avversario ne sottolineò il coraggio e l’eroismo.kociss-3

Nel 1954, Jeff Chandler impersonò per la terza volta, in quattro anni, il grande Cochise. Il film fu Taza, il figlio di Kociss, Taza, Son of Cochise, regia di Douglas Sirk, il maestro sfolgorante del melodramma hollywoodiano (il suo unico western, appunto questo, non è certamente all’altezza di capolavori assoluti quali Lo specchio della vita, Imitation of Life, 1959, ma si vede tutto sommato volentieri: interamente girato in Utah, con buona parte delle comparse che erano veri pellerossa delle riserve del luogo, si fa ammirare per lo scabro paesaggismo e per l’attenzione agli usi e costumi del popolo apache). Chandler/Cochise si vede per pochi minuti all’inizio, nella potente scena della sua morte: i suoi ultimi ammonimenti ai figli fanno ancora una volta riferimento alla pace quale valore assoluto. Nel film compare anche, nemico del figlio di Cochise come lo fu di suo padre, l’irriducibile Geronimo. Per concludere questo articolo sul grande capo apache quale personaggio filmico (magari compare anche in altri film: io mi sono limitato a parlare di quelli che hanno creato la sua leggenda ed il suo mito), dedicherò un’ultima attenzione ad un film, da me molto amato, che è stato girato ancor prima di quelli di cui si è detto finora ossia nel 1948, soltanto un anno dopo la pubblicazione del libro di Elliott Arnold. Si tratta di Il massacro di Fort Apache, Fort Apache di John Ford. Un capolavoro e, insieme, il primo vero western che mostri le colpe delle giacche blu – o almeno dei loro comandanti – nelle guerre indiane e inviti al rispetto del popolo pellerossa (è vero che, alla fine, il film sembra fare l’elogio della cavalleria americana ma Ford è Ford: quando vede le giacche blu  che cavalcano nella Monument Valley si commuove e piange ma il giudizio morale resta fermo e deciso). La storia è nota e non starò a raccontarla: basti dire che un presuntuoso ed ottuso colonnello americano (impersonato da Henry Fonda, in uno dei suoi rari ruoli negativi) conduce verso un disastroso massacro, contro il parere del suo primo ufficiale (impersonato da John Wayne),  un intero reggimento di cavalleria. E chi combatteva dall’altra parte (anche se il film è ispirato alla figura di Custer, che morì  scontrandosi con i Sioux di Toro Seduto)? Proprio gli Apache guidati da Cochise, che cerca di convincere inutilmente il colonnello della stoltezza che lo condurrà alla fatale e tragica sconfitta. Cochise è impersonato da Miguel Inclan, attore messicano.  Ford fa del personaggio un vero condottiero del suo popolo, un uomo di pace che all’occorrenza sa fare, e da grande stratega, anche la guerra (pur non avendo mai studiato in un’accademia militare, come fa scioccamente notare, per sminuirlo, il colonnello impersonato da Fonda al capitano impersonato da Wayne, che ne lodava le virtù e le capacità non solo pacifiche ma anche belliche). Senza nulla togliere alla bravura di Jeff Chandler, attore che stimo molto – come dimenticare il generale Merryl del potente L’urlo della battaglia, Merryll’s Marauders, 1962, di Samuel Fuller? – quello di Ford, con il volto di Miguel Inclan, resta il primo e più gigantesco Cochise della storia del cinema! Credo valga la pena di chiedersi: ma John Ford, nel 1948, conosceva già il libro su Cochise di Elliott Arnold, uscito soltanto un anno prima (Ford, nella sua bella intervista a Peter Bogdanovich, non dice nulla in merito)?

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