“Snowden” (USA 2016) di Oliver Stone

Per aver denunziato le violazioni alla libertà e alla privacy dei cittadini rischia decine di anni di carcere

(marino demata) Al suo ventesimo film (escludendo i film corti e i documentari), Oliver Stone si rivolge di nuovo all’America e agli americani trattando un argomento di non facile digeribilità per i suoi connazionali.
Stone infatti porta sullo schermo la storia di Snowden, un abilissimo ed intraprendente informatico che ha lavorato per anni nella CIA e più precisamente alla National Security Agency (NSA), agenzia governativa per la sicurezza con sede nel Maryland. Nelle fasi iniziali del film troviamo Snowden – magistralmente e credibilmente interpretato da Joseph Gordon-Levitt – incontrare in un centro commerciale di Hong Kong due giornalisti del Guardian ai quali ha deciso di fare importanti rivelazioni. Da questo punto inizia un lungo flash-back che copre uno spazio temporale di circa 10 anni.oliver-stone-snowden-696x482
Partiamo dunque dal 2003, allorchè Snowden si arruola per dare il suo contributo di patriota nella guerra in Iraq. Ma il gracile fisico di Snowden non resiste al durissimo addestramento a cui viene sottoposto e pertanto i superiori decidono di annullare il suo arruolamento nell’esercito. “Si può dare il proprio contributo alla Patria anche in altri modi” gli dirà l’Ufficiale che gli comunica la notizia. E così Snowden tenta di entrare nella  CIA, ove, malgrado i test di ingresso non siano del tutto rassicuranti, viene tuttavia ammesso soprattutto per le eccellenti capacità  informatiche.
In questa fase Snowden si dimostra un conservatore, che consente pienamente con la politica estera aggressiva del Governo Bush.  Al contrario della sua ragazza, conosciuta su un sito web di incontri amorosi, che manifesta apertamente le sue idee progressiste e la sua diffidenza verso le scelte del Governo repubblicano.
Con molta perizia Stone mostra allo spettatore la crescita della coscienza politica di Snowden avvenuta sul campo, soprattutto quando comincia a rendersi conto che i problemi della sicurezza degli Stati Uniti gradatamente diventano il pretesto per un programma di controllo informatico della vita di milioni di cittadini americani, oltre che naturalmente di altri Paesi del mondo. Ma se Snowden sembra giustificare o quanto meno capire il controllo a cui sono sottoposti segretamente cittadini russi o giapponesi o di altre realtà, non riesce invece a rendersi conto di come si possa violare così apertamente la libertà di milioni di cittadini americani che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione.snowden2
Ad un certo punto Snowden decide di fare un passo indietro e di rinunziare all’incarico. Ma poi ritornerà sui suoi passi nella speranza che il nuovo Governo democratico di Obama voglia eliminare quello che egli giudica un vero e proprio abuso ai danni dei cittadini. Resterà deluso anche da Obama!
E proverà direttamente sulla sua pelle la profondità dei controlli sui privati cittadini: si rende infatti conto che la sua stessa abitazione è sorvegliata con microfoni e con telecamere attive dai suoi stessi pc. E’ costretto a rivelare qualcosa alla sua compagna parlandole in giardino e mettendola in guardia: ma la prova definitiva la riceve quando il suo superiore lo rassicura dicendo che può stare tranquillo, perchè la sua compagna non lo ha mai tradito. Insomma in tal modo Snowden acquisisce la prova concreta che il programma di sicurezza cui lui stesso ha dato dei contributi migliorativi, in realtà lede le libertà fondamentali degli Americani e perfino la più intima privacy.
Al termine di questo appassionante percorso ritroviamo Snowden in una camera di Hotel di Hong Kong in compagnia dei giornalisti da lui convocati per rivelare tutte le informazioni in suo possesso. Subito dopo inizia un corsa contro il tempo per raggiungere l’aereo che lo porterà a Mosca: Il proposito di raggiungere un Paese del Sud America che lo ponga al riparo da ogni rischio di estradizione non riesce, perché il passaporto gli viene sequestrato. A Mosca ancora oggi Snowden vive in esilio assieme alla sua compagna che lo ha raggiunto lì.snowden-film-wallpaper
Da notare che nelle ultime sequenze Stone fa in modo che al posto di  Joseph Gordon-Levitt ci sia proprio Snowden ad interpretare se stesso: una trovata cinematografica di indubbio effetto e di positivo impatto.
Dire che il film di Oliver Stone sia una sorta di biografia degli ultimi dieci anni della avventurosa vita di Snowden sarebbe estremamente riduttivo. Non è intenzione di Oliver Stone costruire un biopic. Egli invece si schiera apertamente dalla parte di Snowden e senza alcun dubbio approva la sua coraggiosa scelta di denunziare all’opinione pubblica le violazioni alla libertà e alla privacy perpetrate a danno dei suoi concittadini americani. Il giovane informatico ha avuto coraggio: quando ha compiuto la sua scelta è stato consapevole dei rischi che correva. Se fosse stato bloccato e riportato negli Stati Uniti avrebbe dovuto subire un processo molto duro e dall’esito di condanna scontato, per aver rivelato al mondo segreti che riguardano la sicurezza dello Stato. La stessa Clinton, nel corso della sua campagna elettorale, ha affermato che, una volta in America, Snowden dovrà rispondere e pagare per quello che ha fatto. Ed è vero: una volta in America Snowden dovrebbe scontare alcune decine di anni di carcere.  La stessa sua presenza Mosca non lo mette al riparo perché non potrà restare nella capitale russa per più di tre anni. Aggiungiamo che gran parte dei cittadini americani non ha condiviso il suo gesto e lo considero un traditore.snowden-movie-trailer-ss
In realtà la posta in gioco che il film di Oliver Stone vuole evidenziare è la contraddizione tra la sicurezza e la libertà. E’ un dato di fatto che gli attacchi terroristici, dalle torri gemelle fino ai più semplici tentativi di attentati hanno dato la stura a provvedimenti di restrizione delle libertà personali in nome della tutela della sicurezza. Questo è un dato di fatto inconfutabile. Bush, a suo tempo, lo ha evidenziato apertamente nei suoi discorsi alla Nazione. E da qui sono partiti anche altri provvedimenti come quelli che hanno dato il via alla invasione dell’Iraq. Ma il problema non è solo americano. Anche in Inghilterra, in Francia e in Belgio, dopo i recenti attentati, ci sono state limitazioni delle libertà personali in nome della sicurezza. Il vero problema è: quale è il limite invalicabile oltre il quale non si può andare nel restringere le libertà personali anche di fronte a rischi per la sicurezza? Se ci fermiamo alla vicenda di cui è stato protagonista Snowden non possiamo non affermare indignati che ogni possibile limite alla libertà e alla privacy dei cittadini è stato arbitrariamente e ingiustificatamente superato. L’iniziativa di Snowden è perciò, a nostro giudizio, meritoria perché vuole aprire gli occhi degli Americani e del mondo intero sugli abusi commessi e sugli ulteriori rischi che si possono correre su questo piano.
In una recente intervista nel corso della festa del cinema di Roma Stone ha riferito delle difficoltà incontrate per dar vita a questo film: “Hollywood mi ha girato le spalle. In America, nessun finanziamento per me. Ho dovuto trovare i soldi in Francia e in Germania. Tra l’altro, le informazioni di Snowden erano complesse da capire e difficili da portare sul grande schermo, per rendere la storia cinematograficamente interessante.” A questo si  aggiunge l’amarezza per la accoglienza negativa che ha avuto tra gli americani  il film e la storia che racconta. Ma questo era in certo senso scontato, come scontata la non positiva accoglienza nel suo Paese di precedenti film che hanno denunziato, proprio come quest’ultimo, aspetto oscuri o palesemente negativi della politica americana. oliver-stone-edward-snowden-film
Sorretto da una vocazione documentaristica che lo ha portato caparbiamente a convincere Fidel Castro a girare con lui due ampi documentari, Stone ha realizzato con Snowdown un altro film teso a colmare quei buchi neri della recente storia degli Stati Uniti che nessun altro ha avuto il coraggio di denunziare, ribadendo in tal modo una grande funzione del cinema tra cronaca e inchiesta, aperto alla scoperta e alla denunzia della verità per quanto sgradita possa essere ai suoi connazionali.
Infine ricordiamo che su Snowden è in atto una campagna promossa da Amnesty International per la raccolta di firme tese  scongiurare un suo eventuale arresto. Nel testo dell’appello si afferma che
“A seguito delle rivelazioni di Snowden, il presidente Obama emise una direttiva per chiedere alle agenzie d’intelligence di apportare significative modifiche ai programmi di sorveglianza. Nel 2015, per la prima volta dopo quasi 40 anni e dopo che una corte federale aveva giudicato illegale la raccolta d’informazioni da parte dell’Nsa su praticamente ogni utenza telefonica domestica, il Congresso ha rimesso sotto il suo controllo i programmi governativi di sorveglianza. Le multinazionali del settore IT, tra cui Apple e WhatsApp, stanno facendo di più per proteggere i nostri dati personali.
Niente di tutto questo si sarebbe verificato senza Edward Snowden. Un ex-procuratore generale degli Stati Uniti ha ammesso che le rivelazioni di Snowden “si sono rivelate essere un servizio di pubblica utilità”. Pure il Presidente Obama ha affermato che questo dibattito sulla sorveglianza “ci renderà un paese più forte”. Eppure, come si diceva sopra, se non interverrà un provvedimento ad hoc del Presidente Obama, Snowden rischia decine di anni di carcere. 
Bisogna scongiurare questo rischio anche attraverso la firma della petizione organizzata da Amnesty International. Rimangono solo pochi giorni utili per firmare.
Dopo aver visto il film di Oliver Stone non ho avuto alcuna esitazione a firmare. Spero che tutti i nostri lettori e tutti coloro che leggono questa recensione lo facciano. Se ci stanno a cuore le nostre libertà, dobbiamo difenderle.

 

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3 risposte a "“Snowden” (USA 2016) di Oliver Stone"

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