“La stoffa dei Sogni” (IT 2016) di Gianfranco Cabiddu

(luigi noera) (river flash) StraordLa stoffa dei sogni_DSC1384inari gli interpreti Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini, vestono i panni dei due antagonisti-complici e artefici l’uno della “salvezza” dell’altro.

Il film si pregia dell’amichevole partecipazione di Luca De Filippo, nell’ultima partecipazione in una pellicola prima della sua scomparsa avvenuta proprio un anno fa, il 27 novembre.

Liberamente ispirato a “L’Arte della commedia” di Eduardo De Filippo e alla sua traduzione de “La Tempesta” di Shakespeare, La stoffa dei sogni tratteggia quell’umanità specchio della realtà universale di cui lo stesso Eduardo vestiva i suoi personaggi, le loro azioni e gesti, dotati della simbolicità propria del teatro che avvolge e coinvolge il pubblico fino a farlo diventare parte integrante della scena. Ed è proprio questa massima considerazione del pubblico, sublime elemento di contatto fra Shakespeare ed Eduardo, a

caratterizzare il film, in cui attori, pubblico e protagonisti si fondono e confondono, fino a rappresentare le inquietudini della vita reale.

Il film racconta le vicissitudini di una modesta compagnia di teatranti, con a capo Oreste Campese (Sergio Rubini), che naufraga su di una misteriosa isola-carcere, e si ritrova a dover coprire alcuni pericolosi camorristi decisi a evitare la reclusione confondendosi fra gli attori. Sarà il Direttore del carcere (Ennio Fantastichini) a lanciare la sfida al capocomico per scoprire chi nella compagnia è vero attore e chi un criminale… dovranno mettere in scena “La tempesta” di William Shakespeare.

La stoffa dei sogni si caratterizza per i colpi di scena nello stile di una commedia degli equivoci a lieto fine che riprende tutta la poesia del linguaggio shakespeariano proprio durante le prove di preparazione dello spettacolo. Inoltre, la versione de “La tempesta” adottata nel film è fedele alla traduzione napoletana dell’opera di Shakespeare per mano di Eduardo De Filippo, del quale il regista Gianfranco Cabiddu fu assistente per molti anni.

Il film è ambientato nel primo dopoguerra in Sardegna, sull’isola dell’Asinara,

disseminata di fortini carcere e colonia penale sino al 1820, dove assistiamo alla bellezza della natura aspra e incontaminata, isola da cui la sua popolazione era stata completamente evacuata. In questo contesto si inserisce il personaggio di Calibano, nel film interpretato dall’attore sardo Fiorenzo Mattu, che esprime poeticamente la condizione di “selvaggio” emblema dell’isolano colonizzato, che mantiene il legame autentico con la propria lingua e la meravigliosa natura che lo circonda e con cui sola comunica.

Il film è stato presentato in anteprima alla Festa  del Cinema di Roma nella prima edizione targata Antonio Monda in una serata prefestival ed accolto con grande favore di critica e pubblico. La virtuosa interpretazione di tutti gli attori con in testa il capocomico Sergio Rubini tiene lo spettatore in un doppio scenario di fantasticherie che è poi l’anima del recitare.

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