Xavier Dolan: «E io avrò cura di me» – VanityFair.it

(Vanity Fair ha pubblicato un’interessante intervista a Xavier Dolan. Riportiamo la prima parte.)

“Mentre parla si tormenta gli strappi dei jeans. Oppure giocherella con il mio registratore. Magro, quasi scarno, viso da adolescente, Xavier Dolan è al tempo stesso intenso e amichevole, deciso e fragile come una scheggia di vetro. L’enfant prodige (e terrible) del cinema canadese, esordiente a Cannes nel 2009 a soli 20 anni, sta promuovendo il suo sesto film, È solo la fine del mondo, in uscita da noi il 7 dicembre, e nel frattempo lavora al settimo: The Death and Life of John F. Donovan,con Jessica Chastain e Natalie Portman. «Abbiamo girato la prima parte, ambientata a New York, la seconda la filmeremo a Londra in primavera».
È solo la fine del mondo è l’adattamento di un testo teatrale scritto da Jean-Luc Lagarce, drammaturgo francese scomparso per Aids nel1995, a 38 anni. «La prima volta che l’ho letto, non sono riuscito ad andare oltre le prime pagine. Cinque anni dopo ho ripreso in mano il testo, e all’improvviso l’ho amato. I personaggi non fanno altro che parlare, il problema è che dicono tutto tranne quello che conta, come “ti voglio bene”, o “ti odio”».(…)
Partiamo dall’inizio: lei ha iniziato a fare l’attore a 4 anni, a 11 ha smesso, a 17 ha scritto la sceneggiatura del suo primo film. Com’è stato il passaggio da un ruolo all’altro? Soprattutto, come ha vissuto quei sei anni lontano dal cinema?
«Li ho vissuti in collegio, ecco perché lo stop. Partecipare ai provini era decisamente complicato e le opportunità di lavoro erano diventate man mano sempre più rare»

Questo la rendeva triste?
«A quell’età il set è una droga. Se all’improvviso ti tagliano fuori, stai male come un tossicodipendente in crisi di astinenza. In più sei un bambino, non capisci che cosa ti stia succedendo. Poi, quando sono tornato a casa e ho cominciato le superiori, ero fisicamente “inadatto”: troppo minuto per una parte, troppo alto per un’altra. Non ero abbastanza carino e avevo capelli orribili».

In che senso?
«Erano lunghi e mossi. Ma siccome non mi piacevano, li lisciavo e li riempivo di gel per farli stare dritti sulla testa. Stavo malissimo. Tornando alla scuola: invece di andare all’università, ho scritto la sceneggiatura di J’ai tué ma mère (Ho ucciso mia madre, il suo debutto al cinema , ndr). Ho trascorso anni di niente: non avevo un lavoro, non avevo soldi, vivevo in un piccolo appartamento ed ero perennemente fatto. I miei amici erano all’università oppure recitavano. Ero solo. Be’, a parte il gatto».

In un’intervista a Vanity Fair, un paio di anni fa disse che desiderava una relazione stabile con un uomo e avere figli. Ha fatto progressi in tal senso?
«Mi piacerebbe, ma a oggi non è successo. Sto cercando di capire se davvero abbia bisogno di stare con qualcuno per avere un bambino».

Potrebbe crescerlo da solo?
«Con un amico. Entrambi desideriamo avere figli e nessuno dei due ha una relazione. Ma è anche vero che prima di potermi prendere cura di un altro dovrei essere in grado di prendermi cura di me stesso. Cosa che non ho fatto negli ultimi otto anni».”

Il servizio completo sul numero 48 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 30 novembre 2016.

Sorgente: Xavier Dolan: «E io avrò cura di me» – VanityFair.it

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