‘Arancia meccanica’, il capolavoro di Stanley Kubrick che raccontava il futuro – Cinema – Spettacoli – Repubblica.it

A 45 anni esatti dalla prima a New York

 

() 45 anni fa veniva presentato a New York il controverso film tratto dal romanzo di Anthony Burgess che scatenò polemiche, censure e minacce di morte per il regista. Come disse Buñuel, “l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno
Compagni, “il vostro affezionatissimo” compie quarantacinque anni. Il 19 dicembre del 1971 Arancia Meccanica fa il suo debutto a New York, è la prima assoluta per il film di Stanley Kubrick che sarebbe uscito in Gran Bretagna, dove è stato girato, un mese dopo, nel gennaio del 1972, e in Italia solo a settembre di quell’anno. Quarantacinque anni da quando Alex DeLarge (Malcom McDowell) ci ha lanciato il primo, feroce, sguardo dallo schermo, in quei secondi iniziali del film in cui la telecamera è fissa sul suo primo piano, quasi a consegnarci un’istantanea, un’immagine che sarebbe diventata iconica: i suoi occhi blu, le ciglia finte, nere e lunghissime, un sorriso accennato che è più simile a un ghigno. Alex ci guarda e ci sorride perché lui è consapevole, sa cosa sta per raccontarci. arancia-meccanica-3
Lo sconvolgimento e il turbamento saranno solo nostri, una volta fatta esperienza dell’ “ultraviolenza”, una volta terminato questo tour de force tra immagini, linguaggio e musiche potentissimi, dai quali vorremmo scappare il più lontano possibile, ma che, allo stesso tempo, esercitano una fascinazione tale al punto da tenerci incollati allo schermo. Anche oggi, anche dopo quarantacinque anni, perché il modo in cui Kubrick ha interpretato A Clockwork Orange il romanzo di Anthony Burgess del 1962 è quanto mai attuale.VideoQuando l’inquadratura si allarga, la telecamera ci svela che Alex è con gli altri drughi, Pete, Dim e Georgie, seduto nel Korova Milk Bar dove sta bevendo il suo “latte più” vale a dire latte “migliorato” con anfetamina. È il momento che precede l’esplosione della violenza, che sia commessa su una giovane “devotchka”, su un povero mendicante o che sia quella usata da Alex nei confronti di un “malcico” per ripristinare l’ordine e stabilire chi è “il capo e il padrone”. Devotchka, latte più, gulliver, malcico: sono tutte espressioni che oggi hanno conquistato l’immaginario collettivo. Sono termini presi in prestito dalla lingua inventata da Burgess mescolando l’inglese con il russo. Kubrick li usa per far comunicare Alex e i suoi, un espediente che ci fa evadere dalle scene di estremo realismo, nel continuo alternarsi tra allucinazioni e concretezza viscerale che contribuisce a fare di Arancia Meccanica l’incubo perfetto. È per questo motivo che etichettare il film con un genere è praticamente impossibile: horror, finzione, dramma…l’opera di Kubrick scivola fuori da qualsiasi confine perché inquieta, fa sorridere (soprattutto nelle parti in cui si ridicolizza l’estremo formalismo della società inglese di quegli anni Settanta, una società che ci viene descritta come attentissima alle divisioni sociali, alle maniere e cerimoniosa) e fa riflettere quando si affronta il tema della libertà di scelta.
Violenza e Beethoven, 45 anni fa la prima di ‘Arancia meccanica.arancia-meccnica2

Ed è proprio l’univocità di questo concetto che il film va a scardinare, dimostrando come non ci possa essere niente di più soggettivo: ogni protagonista infatti attribuisce il proprio significato all’espressione “libertà di scelta”. Per Alex è la libertà di esprimere quello che ha dentro, la violenza, appunto. Per il sacerdote che è con il protagonista durante i due anni in carcere, la libertà è poter fare delle scelte autonome, che non siano conseguenza di ordini imposti o di traumi subiti. Quindi per il sacerdote anche la bontà deve essere una scelta. Per il ministro dell’Interno, invece, la libertà di scelta non conta, quello che importa è “eliminare l’istinto criminale” dal giovane Alex, ridurre la delinquenza e risolvere il problema dell’affollamento delle carceri. E vincere le elezioni, naturalmente. Ed è con queste giustificazioni che lo Stato autorizza vere e proprie sessioni di tortura, la “cura Ludovico” che non fa che aggiungere violenza alla violenza.
Da questo momento l’anti – eroe Alex inizia a suscitare compassione in chi segue la sua storia. Chiuso nella camicia di forza, costretto ad osservare scene di violenza di ogni tipo, perde parte del suo aspetto terrificante fino ad arrivare all’estremo di essere definito un “crocifisso” dal suo sacerdote. Sicuramente questa redenzione temporale non arriva gratis. Se infatti prima di iniziare la cura Alex urla il suo intento di voler essere “per il resto della sua vita un atto di bontà”, non ha certo idea di quello che lo aspetta. arancia_meccanica_0
Arriverà ad odiare e a non poter ascoltare persino la sua amatissima “nona di Ludovico Van”. Tutto serve a Kubrick per realizzare la sua opera satirica, con cui si prende gioco della società contemporanea.Certo, per chi guarda distogliere l’attenzione da quella violenza gratuita per cogliere la satira non è facilissimo, ma l’impegno è in tutti i campi: dalla scelte scenografiche, con i dettagli che rimandano a un mondo in cui la componente erotica è estremizzata, quasi stereotipata (ricordate la “Rocking Machine” di Herman Makkink, l’enorme scultura a forma fallica custodita gelosamente in casa da Miss Weathers?), ai costumi, quelli dei drughi dovevano essere una via di mezzo tra l’uniforme della polizia e la tuta di un supereroe, secondo quello che ha raccontato Milena Canonero, che li ha disegnati, alle musiche utilizzate in maniera totalmente dissacrante, che si tratti de La Gazza Ladra di Rossini nella scena della lotta tra i drughi, di Singin’ In The Rain canticchiata da Alex negli istanti prima di abusare della signora Alexander o del già citato Beethoven. Fino al colmo che si raggiunge quando scopriamo che gli ex compagni di Alex sono diventati poliziotti, “per dei vecchi drughi come noi il lavoro più adatto è questo” sentenzia Georgie. Non c’è niente che sia acritico. Forse anche per questo, oltre che naturalmente per una brutalità e volgarità oltraggiosa, il film alla sua uscita raccolse reazioni diametralmente opposte.

Dopo 2001: Odissea nello Spazio, Kubrick voleva dimostrare di riuscire a fare un bel film anche con un budget molto più piccolo (anche per questo l’unico ambiente totalmente ricostruito è il Korova Milk Bar). Per Arancia Meccanica investì poco più di due milioni di dollari, ma in un anno, negli Stati Uniti, il film ne incassò al botteghino solo 26 milioni. In Gran Bretagna nel 1974, Kubrick fu costretto a ritirare la pellicola per le continue minacce ricevute da chi lo accusava di aver creato una macchina che avrebbe solo alimentato la violenza. Chi acclama l’opera come un capolavoro si esalta di fronte al tentativo di Kubrick di difendere la libertà di scelta dell’uomo, anche di sbagliare. Luis Buñuel ha detto di Arancia Meccanica che è “l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno”. E a riguardarlo oggi, dopo quarantacinque anni, Arancia Meccanica sembra davvero il ritratto del nostro mondo.

Sorgente: ‘Arancia meccanica’, il capolavoro di Stanley Kubrick che raccontava il futuro – Cinema – Spettacoli – Repubblica.it

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