“Tampopo” (Jap. 1985) di Juzo Itami -Recensione e foto

Noodles western e erotismo culinario

 

 

(marino demata) Juzo Itami è stato uno dei più interessanti registi giapponesi degli anni 80-90 del secolo scorso. Attore molto apprezzato e chiamato a dare il suo volto e la sua recitazione in ben 46 film, passa alla regia di lungometraggi fiction nel 1984 con “The funeral”, un fim che riscuote un grande successo e che immette decisamente Itami nella grande corsia dei più apprezzati registi giapponesi. Itami si ripete anche con maggiore incisività e successo l’anno successivo con Tampopo, che abbiamo rivisto un questi giorni con grande piacere. La sua carriera registica non sarà molto lunga. Solo 10 film e poi la fine, sul marciapiede sotto il suo ufficio, il corpo fracassato. tampopo2050-1
Suicidio? Questa è stata l’ipotesi più accreditata e alla fine quella diventata ufficiale alla chiusura dell’inchiesta. In realtà in quel periodo Itami era stato coinvolto in uno scandalo con una giovanissima ragazza, del quale lui aveva sempre negato ogni fondatezza. Ma l’insistenza con la quale i suoi nemici si erano buttati sulla questione e il probabile stato di esaurimento del regista potrebbero aver causato il folle gesto. Tuttavia non sono mancai i giornalisti che hanno ipotizzato con qualche credibilità l’ipotesi dell’omicidio. Infatti Itami aveva molti nemici nella malavita e nella mafia giapponese (Yakuza), messe entrambe in ridicolo o accusate frontalmente in alcuni suoi film e soprattutto in “Marusa no onna” (1987) (“A Taxing Woman”) e il suo sequel, uno dei suoi film più intriganti, “Minbô no onna” (1992) (“The Anti-Extortion Woman”). In questi due film la mafia giapponese non viene descritta con toni ironici  con una sorta di prolungata presa in giro che sicuramente non fece piacere agli ambienti malavitosi.
Nei suoi film Itami prende spunto soprattutto dai fatti della vita quotidiana, ritenendo che proprio questi si prestano ad essere visti ed illustrati con ironia ed umorismo. In questo contesto si colloca il suo secondo film e il più conosciuto di tutti, “Tampopo”.tampopo2
Il titolo non è altro che il nome della proprietaria di un malandato locale che, dopo la morte del marito, non è in grado di garantire una qualità decente né delle sue zuppe né dei suoi noodles. Il caso vuole che un camionista di nome Goro, entrato nel locale per consumare la sua zuppa, prenda le difese di Tampopo dalle accuse volgari di alcuni avventori, con i quali finisce anche per avere una violenta scazzottata. Goro ritiene a questo punto che insegnare a Tampopo a migliorare le sue zuppe e a presentare le sue portate in maniera più apprezzabile sia diventata una sorta di missione. E i risultati finiranno con l’essere eccellenti, a tal punto che, quando Goro reputa il suo compito esaurito, Tampopo gli implora di restare ancora per migliorare ulteriormente il locale.
Questa è dunque la storia centrale del film, essenzialmente basata sul cibo, sulla possibilità che esso diventi un piacere e non solo una necessità per i camionisti e per gente di passaggio.
tampopo4-1600x900-c-defaultMa da questa storia centrale si dipartono altre storie veramente interessanti. Citiamo la lezione di cucina e buone maniere a tavola da parte di una esperta insegnante di culinaria. Tra i tanti insegnamenti e le tante raccomandazioni per le allieve, si sofferma sulla necessità che a tavola bisogna essere silenziosi e mai emettere fastidiosi rumori con la bocca mentre si sorseggia la minestra o si tirano su i lunghi noodles, che vanno invece avvolti nei due classici bastoncini giapponesi e ingeriti senza rumori. Insomma esattamente il contrario di ciò che in quel preciso momenti sta facendo al tavolo di fronte un malaccorto e rumorosissimo mangiatore di noodles!tampopo5
Ma c’è anche un altro filone, sul quale il film ritorna in almeno tre occasioni, che potremmo definire di “cibo ed erotismo”. Tre episodi che hanno come protagonista un giovane e raffinato gangster che evidentemente fa dei due elementi i cardini della propria esistenza, almeno dal punto di vista del piacere. Lui e la sua compagna si sono preparati, vestiti di tutto punto, forse per una festa o per una occasione importante. Lui la abbraccia e sul tavolo prende un uovo, lo apre e mette nella sua bocca il torlo. Poi bacia la ragazza lasciando passare il torlo sulla sua lingua. E subito dopo accade il contrario, in un susseguirsi di baci  e di passaggi del torlo da una lingua all’altra. Il torlo dell’uovo si romperà solo quando lei raggiunge una visibile eccitazione erotica.
La seconda scena non è da meno. Sulla spiaggia il giovane vuole acquistare una delle ostriche appena raccolte da una giovinetta. Ma nel momento nel quale porta l’ostrica alla bocca si ferisce sul labbro sanguinando vistosamente. Sarà la bocca e la lingua della giovane a prendersi cura delle labbra ferite del giovane gangster…tampopo6
E infine il giovane uomo, colpito a morte da numerosi colpi di pistola da una gang rivale, ha una sola preoccupazione di fronte alla sua compagna che lo soccorre: spiegare che il montone, che d’inverno, non trovando niente di meglio da mangiare,  scava nel terreno per trovare le patate, va ucciso non appena si è riempito di quel cibo, che è stato ingoiato senza nemmeno masticare: con le budella si faranno tante gustose salsicce imbottite di patate. Insomma i tre episodi collaterali illustrano una vocazione all’erotismo culinario molto spiccata e decisamente ironica del regista.
Itami, tenendo soprattutto l’occhio rivolto alla storia principale, non esita a definire il suo film un’opera che potrebbe rientrare nel filone, tanto acclamato in Occidente, e ben conosciuto anche in Oriente, degli “spaghetti western”. Ma il regista, con la sua solita dose di autoironia, preferisce definirlo un film che apre un nuovo filone: i “noodles westerm”! Fatto sta che l’intervento di Goro che salva la povera e malaccorta proprietaria del locale dagli insulti e dalle mani di avventori poco educati è veramente una scena evocativa di molti spaghetti-western nostrani.
La musica “condisce” (è il caso di dire) molto bene il film, che ci fa scoltare “
Les Preludes” di Franz Liszt, l’Overture del Guglielmo Tell e brani di Malher.
Nel cosiddetto filone gastronomico che imperversò sui nostri schermi in quegli anni e negli anni successivi, sicuramente Tampopo ha un posto di primissimo piano. Sono in molti a definirlo superiore a “Il pranzo di Babette”.

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