“The Canyons” (Usa 2013) di Paul Schrader – Recensione e foto

Sesso, trasgressione e violenza nel cuore di Los Angeles

(marino demata) Non c’è alcun dubbio che Paul Schrader rappresenta uno degli spiriti più inquieti che continuano ad aggirarsi nel mondo del cinema. Uno di quei vampiri immortali che girano e girano finché non hanno messo insieme le risorse necessarie e in qualche caso men che minime per realizzare il film progettato. Perché noi conosciamo Paul Schrader autore di eccellenti sceneggiature (Taxi driver, Toro scatenato, Yakuza, L’ultima tentazione di Cristo),  e regista  di 23 film (American Gigolo, Il bacio della pantera, Mishima, Affliction). Ma c’è un terzo Paul Schrader, il vampiro di cui si parlava sopra,  che potremmo definire accanito organizzatore di film, collettore di risorse per girare il film del quale di volta si sente innamorato. Sempre lontano e distante dalle regole del mondo di Hollywood, dal qual lo separano la ripulsa e l’odio per il suo sistema. Odio e ripulsa pienamente ricambiati.the-canyons-film
Veramente sintomatico il caso del prequel de L’esorcista, uno dei pochi incarichi direttamente provenienti dagli studios.  Dunuque Schrader fu incaricato dalla Produzione di girare questo film, che era stato in un primo tempo destinato a John Frankenheimer; ma quest’ultimo dovette rinunciare a causa di problemi di salute che in poco tempo lo portarono alla morte. Schrader lo girò alla sua maniera, in modo indipendente ed originale e al momento del montaggio scoppiarono tali divergenze con i produttori che questi arrivarono a licenziare il regista su due piedi, affidando il completamento (in pratica il rifacimento) del film ad altro sceneggiatore ed altro regista.  Il lavoro girato da Schreider divenne un film fantasma che fu visto da pochissime persone, ma poi fu lo stesso Schreider a vendicarsi: la nuova versione hollywoodiana del film, diretta da Renny Harlin fu un fiasco, mentre la versione di Schrader fu acclamata in vari festival, fino all’uscita dell’edizione in  DVD. the-canyons
Vicenda dunque emblematica sui rapporti con Hollywood, cioè col potere finanziario nel cinema: ma soggiacere a regole e canoni non piaceva per nulla all’indipendente Schrader. Ecco perchèogni suo film ha una lunga fase di gestazione che si traduce nella ricerca dei fondi, in estenuanti trattative, in patteggiamenti con chi non crede sia opportuno anticipare soldi, a meno che non si offra loro una presenza nel film, o almeno un cammeo.
E’ un po’ la storia abbastanza recente di questo film, The Canyons (2013), un film a bassissimo budget, appena 150.000 dollari, rastrellati  utilizzando il nuovo sistema del “crowd funding” (cioè con i fondi trovati in internet da sovvenzionatori pubblici) . Naturalmente queste difficoltà non possono non incidere sul film e sugli attori. Questi ultimi in verità sono tutti dignitosissimi e bravi. A partire dalla molto sexy Lindsey Lohan, purtroppo attualmente alle prese con più di un problema tra alcool e droghe e dal bravo James Deen, ex porno star.the-canyons5L’accanimento di Schrader a voler realizzare questo film non è solo il ripetersi di un rito al quale sembra essersi volentieri votato, ma è anche il credere fino in fondo all’opera dell’amico scrittore Bret Easton Ellis, sceneggiatore di questo film e a sua volta altro personaggio “irregolare” e autore di opere controverse come “American psyco”.
Il film ha come teatro Los Angeles. La prima scena mette insieme attorno ad un tavolo di un elegante ristorante i quattro protagonisti, ciascuno ignaro delle storie segrete e intrecciate degli altri. Christian, l’unico che ha disponibilità finanziaria pressoché illimitate, gioca a fare il produttore. In realtà la sua occupazione maggiore è organizzare situazioni erotiche, capaci di poterlo eccitare, che abbiano come perno centrale la sua bellissima compagna Tara e la presenza di estranei di volta in volta reclutati. Quest’ultima ha trovato nella compagnia di Christian il mezzo più sicuro per garantirsi un alto tenore di vita a cui non potrebbe più rinunciare.
the-canyons6All’altro lato del tavolo troviamo un’altra coppia assai meno benestante: Ryan, che è stato in passato amante di Tara e che ancora non sa rinunciare, ricambiato, ad avere incontri con lei.  Della relazione tra Ryan e Tara è all’oscuro non solo Chrstian ma anche Gina, attuale partner di Ryan e segretaria nell’ufficio di produzione di Christian. L’incontro a quattro sancisce la promozione di Ryan ad interprete principale del prossimo film prodotto da Christian. Come si vede si tratta di storie intrecciate e ad incastro. Spostare o far cadere una pedina significa smantellare tutto con conseguenze imprevedibili e rovinose. Incluso l’omicidio! E’ quello che accadrà nel corso del film, la cui  storia dunque riesce a conservare sempre un minimo di imprevedibilità e di suspense.the-canyons7jpg
Per chiarezza dobbiamo dire che non si tratta di uno dei film meglio riusciti di Schrader: come si diceva sopra, le notevoli difficoltà economiche a farlo decollare non potevano non incidere sulla qualità del film, che resta tuttavia un’altra tappa interessante della filmografia di questo regista, talvolta un po’ squattrinato, ma sempre ammirato non solo per la sua coerenza, ma anche per le sue doti strettamente cinematografiche e per i temi trattati, che vedono sempre al centro personaggi dalle scelte contorte, azzardate e spesso vittime di se stessi.
Regista e sceneggiatore apprezzato al punto da essere chiamato a prestigiosi incarichi: membro della Giuria al Festival di Berlino nel 1987 e poi Presidente della Giuria nello stesso Festival per l’edizione del 2007, membro di giuria al Sundance Film Festival del 1998.
Ma al di là del modo talvolta avventuroso col quale riesce ad arrivare a girare i suoi film, occorre riconoscere a Schrader un livello culturale veramente eccezionale. Profondo conoscitore della storia della filosofia, della pittura, della fotografia e naturalmente del cinema (non a caso, come altri registi,  inizia come critico cinematografico), affida a scritti e saggi di notevole livello approfondite discussioni sul fare cinema. Va sicuramente citato un saggio del 2006, “Canon fodder”, nel quale, partendo dalla esegesi del termine “canone”, inizialmente usato solo in senso religioso, attraverso un minuzioso excursus storico-critico, arriva ad individuare il senso del termine applicato al cinema, per poi argomentare la discussione che il cinema non può essere che contro i canoni. Il che è esattamente il concetto contrario di quello dettato dai “padroni” di Hollywwod. Egli dice invece: “Mentre il sole tramonta, infine, su un secolo di cinema, con quali criteri possiamo determinare i suoi capolavori?”

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