“Lion – La strada verso casa” (Aust.lia 2016) di Garth Davis – Recensione e foto

La realtà supera l’immaginazione

 

(marino demata) Per questo film, “Lion – La strada verso casa”, sappiamo subito che esso è tratto da una storia vera. In generale questa affermazione ci risulta un po’ fastidiosa e viene usata ed abusata, evidentemente perché si tratta di una precisazione che si ritiene che aggiunga qualcosa al film, rendendolo  più appetibile, magari preferito ad altri. Il fastidio nasce proprio dal fatto che non ci sarebbe bisogno di questa specificazione per rendere un film più o meno gradevole, o per essere oggetto delle nostre scelte. Un film è un’opera a sé stante, che si giudica indipendentemente dal fatto che si ispiri o meno ad una storia realmente accaduta, che è cosa del tutto inessenziale.
Eppure in questo caso il richiamo ad una realtà vera a cui il film si ispira sembra opportuno. Perché? Perché se non ci fosse stato questo richiamo la storia narrata nel film sarebbe apparsa così fuori da ogni realtà, così improbabile, così assurda, da inficiare inevitabilmente e alterare il giudizio sul film stesso.  Tutto questo sta a dimostrare un assunto del quale siamo particolarmente convinti: che cioè la realtà quasi sempre supera di gran lunga la fantasia (o la fiction).

Sunny Pawar stars in LION  Photo: Courtesy of The Weinstein Company
Sunny Pawar stars in LION
Photo: Courtesy of The Weinstein Company

Il protagonista della storia, dunque, è anche l’autore di un libro nel quale ha saputo condensarla sotto la forma di romanzo autobiografico. Si tratta di Saroo Brierley autore di “A Long Way Home”, il romanzo appunto della sua incredibile storia. Il film è stato diretto da Garth Davis, regista australiano,  al suo debutto in un lungometraggio, dopo essere stato in precedenza impegnato solo in spot pubblicitari o in serie televisive. La  casa di produzione del film, La Weinstain Company , ha voluto come protagonista quel Dev Patel , attore inglese che si era distinto in “The millionaire” di David Boyle e poi in “The Best Exotic Marigold Hotel” e “The Man Who Knew Infinity” e in altri titoli. Scelta felice come interprete del protagonista ormai adulto. E forse ancora più felice è la scelta, come interprete dello stesso personaggio da bambino, dell’indiano Sunny Pawar, piccolo grande attore di soli 8 anni!lion
L’incredibile storia. Saroo e il fratello maggiore Guddu vivono in una delle zone più povere dell’India, la provincia di Khandwa, assieme ad una sorella più piccola e alla madre, che per sbarcare il lunario fa un lavoro durissimo, trasporta pesanti pietre e massi su una strada in costruzione. Goddu si arrangia con qualche lavoretto (forse anche qualche piccolo furto) ed è l’idolo del più piccolo Saroo, che vorrebbe seguirlo ovunque. Malgrado le riluttanze e le resistenze di Guddu, Saroo riesce a convincerlo a seguirlo in una delle sue avventure serali. Vinto però dalla stanchezza, si addormenta sulla panchina di una vicina stazione ferroviaria, dopo che Guddu gli ha promesso di ritornare a prenderlo. Ma dopo ore Guddu non si vede e Saroo, sperduto in un posto che non conosce, e disperato, non trova Saroo e non trova nulla di meglio che andarlo a  cercare nei vagoni di un treno che nel frattempo si è fermato alla stazione. Ma il treno presto riparte via senza che lui abbia il tempo di scendere. La sua angoscia si moltiplica perché il treno è deserto, non fa servizio viaggiatori e continua ad andare avanti per ben 1600 km, fermandosi solo a Calcutta. Saroo, sempre più disperato, senza sapere una parola di Bengalese, trascorre la maggior parte del suo tempo a fuggire istintivamente – per sua fortuna – da tutto e da tutti e in particolare quelli che gli spettatori riconoscono come  cacciatori di bambini: procacciatori di organo da trapiantare? Altri traffici loschi? Sapremo alla fine del film che in India scompaiono decine di migliaia di bambini all’anno! Alla fine Saroo finisce in un orribile orfanotrofio, dal quale verrà fuori solo grazie all’intelligenza e la bontà di una colta signora, che lo presceglie per affidarlo ad una coppia in adozione nella lontana Tasmania, isola dell’Australia.lion3
Comincia in questo modo la nuova vita di Saroo e la seconda parte del film. Nella bellissima isola e nella agiata famiglia adottiva (i nuovi genitori sono Nicole Kidman e David Wenham) il picolo Saroo cresce nel modo migliore. Tra l’altro apprenderà in seguito che i nuovi genitori hanno fato ricorso all’adozione non perché impossibilitati a fare figli, ma per scelta consapevole di carattere sociale e umanitario.
A 25 anni Saroo si lascia però prendere dal desiderio di riabbracciare la sua madre naturale e, consigliato da amici, utilizza Google Earth per tracciare un raggio entro il quale ricercare l’unica cosa che lui ricordi: quella stazione ferroviaria dove non è più riuscito a riabbracciare il fratello. Dopo mesi di ricerca riuscirà nel suo intento e l’epilogo non potrebbe essere più lieto e fortunato.lion-nicole-kidman
Film di indubbie qualità, anche se sempre sul punto di scivolare nella retorica e nella facile commozione, riesce però sempre a restare al di qua di tali rischi. Indubbiamente più efficace la prima parte, impreziosita dalla incredibile recitazione del bambino indiano Sunny Pawar, che con la sua espressione vivissima e con i larghi occhi da cerbiatto ti fa innamorare e commuovere solo a guardarlo. Uno spaccato tra le incredibili miserie della vita quotidiana nelle regioni povere dell’immenso “continente” indiano. Eppure solo pochi giorni fa abbiamo appreso che l’India è diventata ormai la quinta potenza del mondo. La cosa dovrebbe far riflettere:  evidentemente potenze mondiali si diventa sulle miserie e lo sfruttamento della stragrande maggioranza degli uomini e delle donne, a  vantaggio dei ceti affaristi, bancari, industriali che trascinano in alto il Paese e in basso, nel più bieco sfruttamento,  la  maggioranza della popolazione!lion-dev-patel-rooney-mara-2
Stride questo mondo con la tranquilla agiatezza della Tasmania e dell’Australia di Melbourne e i cacciatori di bambini con l’equilibrio, la serenità e l’umanitarismo di quella società in cui non mancano  per la verità anche lì gravi squilibri, sul quale il film sorvola, come lo sfruttamento degli Aborigeni.
Da notare la pacata ed efficace interpretazione di una ormai non più giovanissima Nicole Kidman, che sembra ricercare da un po’ di tempo nella sua Australia le ragioni di una seconda e più matura stagione cinematografica.
Apprendiamo nel finale del film che, tra le maggiori difficoltà che ha dovuto superare il giovane Saroo c’era il fraintendimento della lingua della sua regione e il suo modo di parlare dialettale, che gl impedivano di pronunciare nel modo più corretto il nome della sua regione e perfino il suo stesso nome. Insomma il protagonista solo a 25 anni riesce a sapere che il suo vero nime, nella corretta pronuncia, ha tutt’altro suono e significato e che esso ha il senso veramente significativo di “Lion”/Leone.
Nelle scene finali del film vediamo i reali personaggi della storia vera, accanto agli attori che ne hanno interpretata la parte,  in base ad un usanza che sta sempre più prendendo quota in questi ultimi tempi: ricordiamo a esempio  il simile finale di Sully e quello di Snowden.

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