“L’ultima parola. La vera storia di Dalton Trumbo” (USA 2015) di Jay Roach

Lo sceneggiatore più perseguitato di Hollywood

 

 

(marino demata) Una rapida apparizione per soli pochi giorni in un cinema a Firenze e poi via. Come capita purtroppo spesso per molti film di valore:  se non li “prendi al volo”, ti sfuggono del tutto. Per fortuna ci sono i DVD che dopo un po’ di tempo ti consentono di recuperare i film persi.
Biopic intitolato in originale col solo cognome del protagonista della storia (Trumbo), si visto affibbiare nella versione italiana un titolo abbastanza complicato: L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo.lultima-parola-1

Trumbo è stato uno sceneggiatore di grande successo, ricercato da registi e produttori dell’universo di Hollywood. Ma, come è noto, a cavallo degli anni ’50, ad Hollywood si abbatterà il ciclone del Maccartismo, alias la caccia alle streghe, per usare l’espressione di Arthur Miller coniata nel dramma teatrale “Il crogiuolo”.  Con tale opera Miller portò nel 1953 sulla scena il dramma della persecuzione delle streghe di Salem del 1692: non ci fu chi non vide in tale ricostruzione storica una trasparente metafora del  clima di intimidazione e di sospetto che si era generato nella società americana per effetto della crociata contro comunisti e democratici intentata dalla House Committee on Un-American Activites (HUAC ovvero Commissione per le Attività Antiamericane) guidata dal senatore Maccartismo. La Commissione istituì veri e propri processi politici per reati di opinione, contro tutti coloro che professavano idee progressiste e che venivano bollati come comunisti e per questo perseguitati, e, nel corso delle udienze, sollecitati, per potersi salvare, a confessare i nomi di altri progressisti.
Il film ha il pregio di mettere subito in chiaro come stavano storicamente le cose. Attraverso una serie di sintetiche didascalie prima ancora dei bellissimi titoli di testa  (consistenti in una raccolta delle locandine dei film sui quali Trumbo aveva apposto la sua firma come sceneggiatore) il film ci dice:
“Negli anni Trenta, in risposta alla Grande Depressione e all’ascesa del Fascismo, migliaia di americani aderirono al Partito Comunista degli Stati Uniti. Quando, durante la seconda guerra mondiale, gli USA si allearono con l’Unione Sovietica, molti altri entrarono nel CPUSA. Lo sceneggiatore Dalton Trumbo, da tempo sostenitore dei diritti dei lavoratori, divenne membro del Partito nel 1943. Ma la Guerra Fredda gettò sui comunisti americani una luce di diffidenza.”lultima-parola-2
In particolare la Commissione si accanì contro il mondo di Hollywwod, considerato vera e propria fucina di comunisti e stese una lista di 10 registi considerati sicuramente “comunisti” e per questo perseguibili per le loro opinioni. Tra questi c’era Trumbo. Si trattava di “smascherare le infiltrazioni comuniste, termine riferito poi a qualsiasi associazione a favore dei diritti civili e umani, dei lavoratori o che avessero come scopo il miglioramento della società, in poche parole la maggior parte delle associazioni popolari operanti nei diversi settori della società, dall’amministrazione pubblica all’esercito, dalle scuole ai sindacati, dalla finanza allo spettacolo, bollate come sovversive e antiamericane.”
Dei dieci registi, John Howard Lawson fu il primo ad appellarsi al primo emendamento della costituzione americana, la quale garantisce a ogni cittadino americano la libertà delle proprie opinioni politiche, religiose e filosofiche, evitando di rispondere. Ma ben presto la Commssione riuscì anche ad aggirare questa obiezione: alcuni registi e uomini di cultura che rifiutarono di dire altri nomi furono imprigionati, altri persero irrimediabilmente il lavoro (l’FBI usava parlare direttamente con i reali o potenziali datori di lavoro di chi era inserito nelle cosiddette liste nere intimando loro di licenziare o non dare lavoro ad essi), altri emigrarono, come Joseph Losey in Inghilterra, Charlie Chaplin in Svizzera,  Orson Welles in giro per il mondo, mentre Joris Ivens fu costretto ad allontanarsi dagli Stati Uniti ai primi del 1945, poiché aveva girato nel 1937 quel documentario a favore dell’intervento delle brigate internazionali nella Guerra civile spagnola, Terra di Spagna su sceneggiatura  di Ernest Hemingway e John Dos Passos. Altri, persa ogni possibilità di lavoro, modificata la propria vita, si suicidarono.lultima-parola-3
Si trattò dunque di uno dei periodi più bui della storia americana. Il cinema, contro il quale in particolare la Commissione McCarthy si era scagliato, è stato sempre un po’ reticente a trattare questo fenomeno, probabilmente perché riteneva che il pubblico non gradisse vedere momenti di palese ingiustizia e vere e proprie persecuzioni perpetrate da propri Governi. Pertanto non è lunghissima la lista dei film americani sul Maccartismo. Il nostro Blog si è occupato di alcuni di essi:
Indiziato di reato del 1991 di Irwin Winkler
Labirinto mortale di Peter Yates
Il prestanome di Martin Ritt con Woody Allen
e il recente Ave Cesare dei Frateli Coen .
Il film del quale ci stiamo occupando, Trumbo, è un biopic che sta molto dignitosamente all’interno della lista dei film che hanno avuto il coraggio di ricordare innanzitutto agli stessi americani errori ed orrori del passato e si avvale di una appassionata interpretazione di Bryan Cranston che gli è valsa la nomination all’Oscar quale migliore attore protagonista. C’è un notevole sforzo da parte del regista Jay Roach, poco esperto in questo genere di film, nel ricreare l’ambiente hollywoodiano, con le sue contraddizioni, i suoi opportunismi e le lotte dei democratici più coraggiosi come Trumbo. Il regista in buona parte riesce nel suo intento e sa dipingere bene chi sguazza e trae i suoi vantaggi dal clima di caccia alle streghe (la giornalista scandalista interpretata da Helen Mirren) e chi non vuole sentire ragioni e caccia dal suo ufficio con una mazza da BaseBall chi tenta di intimidirlo (un ottimo John Goodman).lultima-parola-67pg
Ma chi era in effetti Dalton Trumbo? Era una delle figure di democratico più limpide e solari di Hollywood e per questo e per la sua appartenenza apertamente dichiarata al Partito Comunista, non poteva che essere osteggiato dagli ambienti più retrivi della stessa Hollywood, capeggiati da John Wayne.
Il limite del film  consiste nel continuo oscillare tra la descrizione della vita pubblica di Trumbo e dell’ambiente di Hollywood e l’eccessivo soffermarsi sulla propria vita privata.  Tutto questo ha sottratto al film tempo e materiale per ulteriori approfondimenti sulla vita hollywoodiana,  che spesso appare incolore e comunque incompleta. Nessun accenno infatti ai registi che furono costretti alla fuga dagli USA (esemplare il caso di Joseph Losey) e poco approfonditi alcuni episodi sui quali si poteva sicuramente scavare meglio. E’ il caso di Spartacus, il film voluto da Kirk Douglas, per il quale non emergono le reali motivazioni, tanto da apparire quasi un capriccio del grande attore, mentre si trattava invece di imbastire un discorso capace di sottolineare la vera scelta politica di Douglas sottesa alla storia di Spartacus, come contraltare alla parte più repubblicana e retriva di Hollywood impersonata da John Wayne e dal film Alamo. In questo quadro viene a stento citato il regista del film (un certo…Stanley Kubrick) anche con un errore, allorchè si dice che Douglas si trovò per la prima volta a lavorare con un simile regista, mentre Kubrick lo aveva solo pochi mesi prima diretto nel capolavoro “Orizzonti di gloria”, offrendo tra l’altro all’attore la possibilità della sua migliore interpretazione di tutti i tempi.lultima-parola-5jpg
Manchevolezze del film e, paradossalmente, soprattutto manchevolezze della sceneggiatura di John McNamara, che per un film su un grande sceneggiatore suona come pecca madornale!
Confessiamo che in certi momenti del film, quando i “blacklisted” sono costretti a scrivere sceneggiature con falso nome, chiedendo a nomi “puliti” di prendersi la paternità delle loro opere, rimpiangiamo il modo lieve e umoristico col quale lo stesso argomento e le medesime circostanze vengono trattate ne Il prestanome dell’ex black listed Martin Ritt, con un Woody Allen in stato di grazia. Una lievità, quella del film di Ritt che contrasta con una certa pesantezza di toni che scorgiamo in molti passaggi di questo
Trumbo.
Eppure, malgrado i limiti di regia e di sceneggiatura, Trumbo resta un film valido soprattutto per il modo col quale Cranston riesce a dar vita al personaggio del grande e geniale  sceneggiatore e a un tempo paladino dei diritti dei lavoratori, a partire da quelli dello spettacolo.
La figlia, Nikola Trumbo ha dichiarato: “Era un comunista quando voleva dire combattere per i diritti dei lavoratori…Non aveva niente a che fare con la Russia.”lultima-parola-6jpg
Dalton Trumbo vinse due Oscar per la migliore sceneggiatura (Vacanze romane e La più grane corrida) senza averli mai potuto ritirare. Scrisse un libro, …E Johnny prese il fucile, dal quale è stato tratto l’omonimo film da lui stesso diretto. E’ la storia di un soldato della prima guerra mondiale, orribilmente mutilato dallo scoppio di una granata e ridotto praticamente ad un tronco umano, avendo perso gli arti inferiori e superiori, la vista e l’udito. E’ impossibilitato a comunicare: riesce a farlo solo con l’alfabeto morse, grazie alla pazienza e la dedizione di una infermiera che riesce a comprenderlo. I film, l’unico diretto da Trumbo, è un crudo atto di accusa contro l’infamia della guerra e l’ostinazione con la quale si decide di tenere in vita quello che resta di un uomo, malgrado la sua opposta volontà.

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