Intervista a Ferdinando Maddaloni

Uno dei protagonisti del III Firenze FilmCorti Festival

Rive Gauche: A Ferdinando Maddaloni, regista cinematografico che ha presentato un sua importante opera al III Firenze FlmCorti Festival, “Non cercare la logica dove non l’hai messa tu”, che ha suscitato molto interesse e ha ottenuto un rimarchevole successo, chiediamo cosa lo ha spinto a girare un’opera del genere, che per inciso è stato forse l’unico film dichiaratamente “politico” dell’intero panorama del Festival.

Ferdinando Maddaloni:  Alla base c’è sempre una forte motivazione personale, maddaloni3non dell’Artista ma dell’Uomo. L’Artista  mette completamente al servizio dell’Uomo le sue capacità comunicative, dimenticando la propria componente egocentrica per  provare a raddrizzare il timone di questa nave alla deriva.  Questo principio vale anche per  la mia  produzione teatrale (a breve riprenderò “Io so. Io so di non sapere più nulla ovvero da Socrate a Pasolini passando per Schettino). Il progetto nasce  nel 2008 e si chiama “Arte, informazione e disinformazione ad arte”: tema unico, l’informazione, all’interno di Russia, Stati Uniti e Italia. La prima produzione è stata “Anna Politkovskaja:concerto per voce solitaria” , che si è aggiudicata numerosi premi spingendomi a realizzare poi  “Non cercare la logica dove non l’hai messa tu ”selezionato dal vostro Festival. Ne sono stato felicissimo,  perché “il primo riconoscimento di un’opera, non si scorda mai!”. Ringrazio per questo la giuria apprezzandone l’attenzione  nel valutare  i lavori. Ci tengo moltissimo a questa docufiction , anche perchè dopo di voi è arrivata la mitica statuetta di Hollywood , (a marzo 2018 siamo stati invitati a Los Angeles per ritirare il premio) e poi perchè  al centro del lavoro c’è lui, Andrei Mironov, il mio Virgilio nell’universo russo, che mi ha fatto conoscere non solo Anna Politkovskaja ma anche Natalia Estemirova, che nel lavoro è magistralmente interpretato da Katia Nani. Andrei è stato ucciso a Sloviansk nel maggio 2014 durante gli scontri tra russi e ucraini. Mi piace ricordarlo vivo , ironico, sorridente e spietato, e non come lo ha ridotto quella maledetta granata. E’ vero che lo spettatore medio, dopo una giornata intera trascorsa a risolvere  problemi legati al sostentamento quotidiano , bombardato  mediaticamente da bufale  che ne influenzano pensieri, azioni e reazioni , senta ogni tanto il bisogno di rilassarsi. Ed è questo il mio sogno artistico :riuscire a mascherare  i propedeutici cazzotti nello stomaco dell’Uomo grazie all’intelligente umorismo dell’Artista.

RG:  Prima hai citato Schettino. Cosa ti ha spinto ad inserirlo addirittura nel sottotitolo della tua opera teatrale? Cosa rappresenta per te?

FM:  E’   l’emblema di un’epoca, quella attuale, fondata sull’apparire, sulla forma, non sulla sostanza. Ricordiamo che Schettino, condannato a 16 anni di reclusione, è in attesa ancora della Cassazione. Ma al di là del verdetto della Magistratura, c’è un giudizio morale dal quale non possiamo esimerci. Io sono stato in Marina e conosco bene il valore della regola che impone ad  un Comandante di essere l’ultimo ad abbandonare la nave, non il primo! Nel frattempo il comandante Schettino ha partecipato a convegni, scritto un libro sulla vicenda, che ho letto con attenzione, alle cui presentazioni non ho potuto fare a meno notare la lotta per accaparrarsi  un selfie con la star televisiva. Grazie ad una sovraesposizione mediatica è riuscito insomma ad alimentare  la forma, a offuscare la realtà mentre i giudici di primo e secondo grado per nulla accecati dai riflettori, ne hanno valutato la sostanza, ossia 34 morti. La battuta che chiude lo spettacolo è una amara constatazione” Siamo passati da “Capitano, mio capitano” a “Sali a bordo, ca…pitano!” “

RG: Ci spieghi brevemente il senso del titolo che hai dato al tuo film (Non cercare la logica dove non l’hai messa tu)?

FM: Sulla vicenda Politkovskaja,  io e Andrei Mironov abbiamo sempre katia-nanidiscusso. Partivamo entrambi da una data, 7 ottobre  2006, che oltre ad essere il giorno dell’omicidio di Anna , per la quale sono stati condannati tre fratelli ceceni ed altri parenti dal cognome impronunciabile, è anche il compleanno di Putin. Su skype iniziavamo entrambi a fare ipotesi ma ad un certo punto Andrei metteva una barriera alle mie  considerazioni ripetendomi: “non cercare la logica dove non l’ha messa tu” ossia non cercare delle spiegazioni ai fatti seguendo la tua logica, perché gli altri seguono logiche diverse! Noi siamo oramai abituati a giudicare dopo aver ascoltato distrattamente qualche notizia al tg oppure letto sommariamente qualche post sui social network. Andrei invece spendeva molto tempo nel cercare di  farmi capire, approfondendo gli argomenti ed elaborando poi riflessioni riprodotte in questa seconda opera.

RG: Il tuo film presentato al nostro Festival ha una sua drammaticità legata agli avvenimenti che descrive. Poi però ha un finale inaspettato: una partita di calcio nel cortile della scuola di Beslan. Che significato hai voluto dare a questo finale? La speranza? Il futuro? Come si collegano i due aspetti del film?

FM: Il mio progetto umanitario BeslaNapoli- Una videoteca per Beslan ha un solo unico official-selection-logo-bassascopo: riportare il sorriso sui volti di quei bambini , che la malvagità degli adulti ha tentato di cancellare per sempre. Ecco perché voluto che il film terminasse con un inno alla speranza. Beslan è un luogo che puzza di morte, nel quale si parla solo di strage del 2004.  I bambini nascono in quella puzza di odio, di rancore. I sopravvissuti si sentono di serie b, proprio perchè l’attenzione è rivolta solo a chi non c’è più. No. Tutte le attenzioni mie e di Carmen Femiano sono per loro, bambini di serie A! Ecco spiegato il senso della maglietta autografata di Diego Armando Maradona , messa in palio per quella partita giocata a Beslan, nell’Ossezia del Nord, mentre attorno scoppiavano bombe di odio.

RG: Noi conosciamo di te solo l’opera che si è guadagnato il post nella Official Selection del nostro Festival. Altre tue opere?

FM: Per la parte del progetto inerente agli Stati Uniti , ho fatto 10 anni di ricerche su quello che è accaduto l’11 settembre 2001. Ne è nato uno spettacolo teatrale dal titolo “You decide” che ha debuttato a Napoli proprio nel rivegauche_filmcorti_filipporomanelli-36decennale, con una formula molto originale che vede in scena la presenza di due personaggi, entrambi  interpretati da me, sostenitori di due tesi opposte: strage o complotto.  Alla fine è lo spettatore a farsi una propria opinione e decidere in merito. Visto quello che sta accadendo in questi giorni,  sono  sempre più convinto che il pericolo maggiore  nato dall’11 settembre, sia quello della emulazione. Io ho fatto un cortometraggio su questo tema. Due terroristi arabi arrivano a  Napoli per fare un attentato nel luogo più sacro, lo stadio San Paolo. “Vedi Napoli e poi non muori” parteciperà alla prossima edizione del vostro Festival!

RG: Ultimissima domanda: La tua esperienza a Firenze e nel restio d’Italia come attore con la compagnia di Luigi De Filippo.

FM:  Io sono sempre stato molto legato sia a Firenze sia alla famiglia De Filippo. Da Firenze  partito il tour del mio concerto spettacolo dedicato alla Politkovskaja. A Eduardo  ho dedicato una delle mie più riuscite lezioni spettacolo , all’interno del Forum delle Culture  2014. Con  Luigi  De Filippo ho già  lavorato in passato ed ora sono di nuovo al su fianco in un ruolo che mi ha sempre affascinato , Vittorio Elia  in “Natale in casa Cupiello” che mi riporta a ricordi bellissimi visto che sono nato proprio il 24 dicembre. A Firenze lo spettacolo sta andando benissimo. De Filippo e La Pergola sono un binomio vincente. E ricorderemo a lungo la notte di Capodanno, trascorsa proprio sul palco di questo magico Teatro. Ora ripartiamo per altre repliche in giro per l’Italia, ma sono convinto che dopo il successo al Teatro Parioli Peppino De Filippo e qui alla Pergola, lo spettacolo sarà riproposto anche il prossimo anno, anzi con tutta franchezza, spero che questa esperienza assieme a Massimo Pagano e agli altri colleghi, non finisca mai!

 

 

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