“The funeral” (Jap. 1984) di Juzo Itami – Recensione e foto

Umorismo come arma contro tradizioni e ipocrisie

(marino demata) I due protagonisti di The funeral, Wabisuke Inoue (interpretato dal celebre attore giapponese Tsutomu Yamazaki) e la moglie Chizuko Amamiya (Nobuko Miyamoto, nella vita reale moglie del regista Itami)  lavorano a Tokyo in una TV come attori di spot pubblicitari. Da quando vivono a Tokyo hanno lasciato la casa nativa, in un villaggio lontani dalla capitale, nella quale abitano ormai solo i genitori di lei. Durante una delle tante riprese televisive, Chizuko viene chiamata dal centralino per una telefonata urgente.  Corre e in maniera grottesca inciampa e crolla su un operaio. Viene poi informata per telefono della morte del padre.
 Quest’ultimo infatti è stato vittima di un infarto e, trasportato in ospedale, muore malgrado l’estremo intervento dei medici.the-funeral-2
 Per Chizuko e Wabisuke si tratta ora di ritornare precipitosamente al paese a fianco della madre e organizzare per bene il funerale.
 Il film racconta la minuziosa preparazione del funerale e le sue varie fasi, scandite in tre giornate. Il tutto viene raccontato con verve e soprattutto con umorismo e senso del grottesco, che serve a mettere spesso alla berlina le rigide tradizioni giapponesi attraverso le quali si svolgono le più importanti cerimonie e passaggi della vita delle persone, con protocolli non scritti, ma il più delle volte tramandati da antiche tradizioni che pochi hanno il coraggio di violare del tutto.
 L’arrivo all'ospedale da parte di Chizukio e Wabisuke avviene di sera sotto una pioggia torrenziale. E qui facciamo conoscenza con uno strano personaggio, tra l’impresario delle pompe funebri e il factotum dei vari passaggi del funerale.  Le prime discussioni riguardano se portare il defunto in una cassa o meno. Si opta per la prima ipotesi e a casa viene allestito una sorta di altare che ha alla base la cassa col morto e sopra una sua grande foto, varie decorazioni e poi i fiori. Quella sera stessa cominciano ad arrivare a casa una serie di parenti per porgere le loro condoglianze. Intanto fervono le discussioni tra Chizukio e Wabisuke sull’organizzazione del funerale. the-funeral-5jpgSi stabilisce che la cena dell’indomani dovrà essere a base di sushi, e che tutte le regole del protocollo saranno rispettate. Addirittura i due coniugi vedono alla TV una cassetta VHS intitolata "The ABC of the funeral" ovvero “Come comportarsi in un funerale”, dove apprendono che tipo di inchino fare all’arrivo dei visitatori, come rispondere alle condoglianze, come allestire la tavola per mangiare, come comportarsi all’arrivo del prete, ecc.  Superfluo ribadire che quella della cassetta VHS con le  istruzioni è una trovata fantastica che serve a rendere ancora più grottesca la situazione.
 Tutto sembrerebbe ben organizzato, ma sopravvengono alcuni fatti inaspettati, che contribuiscono ad elevare il tono umoristico del film. Innanzitutto la presenza di bambini che parenti o amici si portano dietro e che costituiscono elemento di gran confusione. Poi, the-funeral-6jpgnel corso della giornata Wabisuke scorge sul patio in legno che circonda la casa la presenza della sua amante, che arriva in compagnia di una amico comune. La situazione rischia di diventare veramente imbarazzante fin a quando Wabisuke, nel corso della giornata, trova i modo di appartarsi con lei intimandole di andare via. Ma la discussione diventa pericolosamente animata, fino a che l’epilogo più indolore che si riesce a trovare è …il fare l’amore nel bosco che circonda la casa. Questo riuscirà a calmare la donna e a convincerla ad andare via. E ancora: l’arrivo del primo figlio del defunto, un importante uomo di affari, che però discetta lungamente su dove collocare la bara, visto che le tradizioni vogliono che la testa del defunto deve essere orientata verso nord. E infine l’arrivo del prete, con la preliminare discussione con l’impresario delle pompe funebri su quanto corrispondergli. Il prete, tra l’altro, si innamora di un tavolo del patio con la superficie di piastrelle di maiolica, facendo intendere di gradire un regalo simile. Si tratta di un prete buddista e tutta la cerimonia è all’insegna del buddismo. Siamo nel 1984 e il buddismo, rinato in Giappone subito dopo il disastro della seconda guerra mondiale e Hiroshima, è lacerato al suo interno tra la casta dei preti, esosi, autoreferenziali e pieni di sussiego nel ritenersi depositari della verità e dall’altra parte dai buddisti laici, che portano avanti le teorie di Nichiren Daishonin sulla uguaglianza di tutti gli uomini nel poter accedere all’Illuminazione. Pochi anni dopo , nel 1991, la lacerazione raggiungerà il suo culmine con la definitiva scissione tra i due tronconi e il consolidarsi del Buddismo come religione/filosofia del tutto laica, priva di sacerdoti e dotata di grande spirito egualitario.
 Nel film in effetti notiamo la sia pure bonaria altezzosità del prete e il ruolo di superiorità rispetto ai comuni buddisti.
 L’ultima giornata di concluderà con la cremazione del defunto (anche in questo caso con note di umorismo macabro) e con il discorso della vedova.the-funeral
 Juzo Itami era figlio d’arte. Infatti suo padre, Mansaku Itami, era stato regista e sceneggiatore. Dotato, come sarà poi il figlio, di grande spirito critico, dissacrante e umoristico, rifiuta le tradizione di un cinema giapponese fondato sull’epica o l’eroismo e preferisce che i suoi film siano all’insegna della vita quotidiana e abbiano come personaggi  gli anti-eroi.  Non arretra neppure di fronte alla tentazione di mettere alla berlina gli ideali ultranazionalistici della nuova classe dirigente giapponese, che trascinerà il Paese alla rovinosa guerra al fianco della Germania e dell’Italia.
 Juzo Itami sicuramente eredita molti aspetti caratteristici della figura paterna e in The funeral, sua opera prima da regista dopo una lunga carriera da attore, imprime alle tre giornate di cerimonia funebre descritte un ritmo estremamente frenetico all’insegna dell’umorismo con note marcatamente grottesche, finalizzate a sottolineare i vuoti formalismi voluti dalle tradizioni, le ipocrisie, il perbenismo che in realtà maschera vere e proprie miserie umane. E in questi casi, come è noto,  l’ironia e l’umorismo costituiscono i mezzi più efficaci per una dura critica, piuttosto che la denunzia frontale.the-funeral-7jpg
 Con questi ingredienti Itami, a 50 anni suonati,  riesce a costruire un film gradevolissimo, le cui due ore di durata scivolano senza che neppure lo spettatore se ne accorga, magari con qualche rimpianto alla fine che il film non vada ancora avanti. 
 Il film fu un grande successo di critica e pubblico in Giappone, ove ha vinto ben cinque Japan Academy Prize e dove  evidentemente le note toccate dal regista erano ben sentite da una parte ampia della popolazione.  E fu un successo anche in tutti i Paesi ove è stato possibile proiettarlo. Itami con questo film è diventato subito un regista importante, consolidando poi la sua fama e popolarità col successivo film Tampopo, ovvero dell’erotismo culinario…
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