“L’esattrice” (Jap. 1987) di Juzo Itami – Recensione e foto

Itami contro la mafia giapponese

(marino demata) Due anni dopo Tampopo, nel 1987, Juzo Itami porta avanti un progetto esplosivo: un film sulla malavita giapponese, sulle modalità illegali attraverso le quali gruppi senza scrupoli riescono a mettere insieme cifre colossali, grazie anche alla complicità delle banche a di parte dei pubblici poteri.
 L’inizio del film infatti segue le prime mosse di personaggi loschi, in primo luogo Gondo (Tsutomu Yamazaki), che riescono a mettere le mani su un palazzo procurandosi uno ad uno tutti gli appartamenti a prezzi molto bassi, facendo leva anche sui debiti di alcuni proprietari, per poi rivendere l’intero palazzo a prezzi altissimi. Tutta la prima parte del lesattricefilm ci mostra l’ascesa di Gondo,  la sua capacità di accumulare ricchezze, che lo porteranno ad acquistare Hotel per adulti, sale da gioco ed intraprendere forme di business poco pulite.
 Sull’altro versante assistiamo alle spericolate indagini di Ryôko Itakura  (Nobuko Miyamoto), esattrice delle tasse, che ben presto si trova proprio a condurre indagini su Gondo.
 La grande capacità e intraprendenza di Ryoko verranno premiate: sarà promossa ispettrice e lavorerà nell’ufficio degli ispettori centrali, quelli che conducono le indagini più importanti e delicate. Gondo finisce nel mirino degli ispettori, che costituiscono una squadra d’assalto, di cui fa parte la stessa Ryoko, pronta ad agire nei suoi confronti .
 La seconda parte del film assume un ritmo veramente frenetico  ed è merito di Itami riuscire a confezionare in tal modo un film avvincente e ricco di colpi di scena. La squadra degli ispettori delle tasse riesce ad entrare nella casa di Gondo e ad a iniziare una meticolosa perquisizione alla ricerca del luogo ove Gondo potrebbe nascondere il danaro. Casualmente, per una goffa caduta di Ryoko, viene scoperta una stanza segreta dietro una parete ove viene alla luce l’intero tesoro di Gondo.
 Viene anche interrogata la Banca, che dichiara di attenersi  alle normative legali e di rifiutare conti con nomi falsi. Si scoprirà invece che in Banca c’è un conto falso di Gondo con 180 milioni! La Banca tenterà ancora di nascondere la verità e le coperture nei confronti della malavita e i conti falsi. Ma sarà tutto vano.lesattrice-3
 Infine non mancano le pressioni dall’alto di un parte dei poteri pubblici, ai quali tiene testa   egregiamente il direttore dell’Ufficio degli ispettori.
 Itami, partito col suo primo film con una severa critica alle tradizioni, all’ipocrisia e al perbenismo della società  Giapponese  più conservativa, con questo film non ci pensa due volte ad attaccare frontalmente un certo tipo di malavita, che per i sistemi che pratica, può essere paragonata alla camorra o alla mafia. Si tratta di un attacco e quindi di un film che rappresenta una vera e propria dichiarazione di guerra, che  certamente non poteva far piacere agli ambienti malavitosi nel mirino del regista. Ecco perché, da questo film in poi, gli ambienti della malavita giapponese renderanno sempre più difficile la vita e il lavoro di Itami, che in seguito, di ritorno da un viaggio all’estero, sarà avvicinato e poi sfregiato al viso, al collo e alle mani da uno sconosciuto. Una sorta di avvertimento a non proseguire nella sua lotta contro la mafia giapponese.
 Ma Itami non se ne darà per inteso. A L’esattrice farà seguito L’esattrice 2 che riprenderà i medesimi temi e poi, pochi anni dopo, nel 1992, Minbô no onna vero e proprio atto di accusa nei confronti della malavita organizzata, e per giunta con un messaggio positivo: che è possibile battere la mafia.lesattrice6
 Un discorso a parte merita la protagonista del film, la bravissima Nobuko Miyamoto, nella vita reale moglie di Itami e protagonista assoluta di tutti i suoi dieci film. Dotata di una duttilità e versatilità straordinarie, in questo film si cimenta per la prima volta in un ruolo dinamico e pieno di azione senza assolutamente sfigurare, ma anzi dando il meglio di sé, senza mai andare sopra le righe e conservando una parte della dose di ironia che avevano caratterizzato, in un ambito più umoristico, le sue precedenti interpretazioni.
 Rispetto ai suoi due film precedenti, The funeral e Tampopo, ove la critica al tradizionalismo viene portata avanti  con umorismo, sarcasmo e ironia, qui ne L’esattrice la materia, seria e pesante, si presta forse meno all’umorismo, anche se non mancano alcuni passaggi  chiave del film in cui ritorna la verve umoristica del regista.lesattrice5 C’è da dire che il personaggio di Gondo, pur risultando a volte troppo serioso, è arricchito però da alcune trovate umoristiche, come nella scena del confronto con la squadra degli ispettori, ove Gondo è a casa sua con una retina in testa per proteggere la pettinatura. La stessa menomazione di Gondo ad una gamba che lo porta a camminare in maniera più accentuatamente sbilenca di quanto non farà Keyser Söze (Kevin Spacey) ne I soliti sospetti, sicuramente conferisce al personaggio un elemento grottesco.  Nella squadra degli ispettori troviamo molti bravi attori, alcune dei quali vengono scelti dal regista per caratterizzazioni  che tendono a sdrammatizzare alcune situazioni e a restituire note umoristiche che restano il meglio che Itami riesca ad offrire in ogni situazione, come abbiamo visto nei precedenti film.
 
 
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