“Copia conforme” (Fr. 2009) di Abbas Kiarostami – Recensione e foto

Kiarostami, la copia, il doppio e l’ambiguità

(marino demata) Copia conforme è il titolo di un saggio scritto dallo studioso d’arte James Miller (William Shimell), che lui è impegnato a promuovere con un ciclo di conferenze  in giro per l’Italia. Il sottotitolo del libro è “Meglio una buona copia che l’originale”. In una delle sue conferenze, ad Arezzo, c’è tra il pubblico la modesta mercante d’arte di origine francese, Elle (Juliette Binoche), che vive da sola con un figlio molto vivace a cui badare. Colpita immediatamente dal fascino dello scrittore, Elle gli dà un appuntamento nella sua bottega situata sottoterra per il giorno dopo. Ma a James non piacciono i luoghi chiusi e nemmeno l’accumulo di opere d’arte tutte in un luogo. Ma, per inciso, il girovagare nella ampia bottega piena di opere offre l’occasione a Kiarostami per un bellissimo piano sequenza! copia-cinfirme-x
I due decidono allora di andare a fare una gita in auto ed Elle promette di guidare il suo ospite in un bellissimo posto per vedere una sorpresa. Arrivati a Lucignano, Elle svela che la sorpresa consiste in un albero magico per chi si sposa. Se i due sposi si mettono ai due lati dell’alberi, il loro matrimonio sarà felice. Successivamente i  due viaggiatori si seggono in un bar per prendere un caffè, ma James deve uscire fuori perché chiamato a telefono. La proprietaria del bar allora parla con Elle dell’uomo appena uscito a telefonare, come se fosse suo marito. Elle sta al gioco, comunica poi il tutto a James, che a sua volta comincia ad interpretare la parte del marito. Anche una volta fuori dal bar, i due continuano ad interpretare i nuovi ruoli assegnati: sono una coppia sposata da 15 anni e sono ritornati sul luogo del loro matrimonio e vogliono visitare quella camera dove hanno trascorso la loro prima notte di nozze.
Come sempre Kiarostami ci conduce per mano in un labirinto di ambiguità, avendo ben presente che la stessa ambiguità è la vera essenza del cinema.  D’altra parte il film, fin dal suo titolo, Copia conforme, allude all’ambiguità di ogni oggetto che si ritiene originale, ma che alla fine si scopre essere una copia.copia-conforme
E Kiarostami affida al personaggio di James la teorizzazione di questi concetti. In primis il concetto di “originalità”, che non a caso è un termine che deriva da Oriri (sorgere o nascere), ha sempre avuto una connotazione positiva ed è spesso stato inteso come sinonimo di  affidabile, autentico, durevole e dotato di valore intrinseco.  Il non-originale ha spesso significato il contrario. Ma in certo senso anche noi  siamo non-originali, perchè siamo delle repliche dei nostri antenati (DNA), delle copie. Dunque riproduzione nell’arte e riproduzione nella razza umana.
Nel piccolo museo di Lucignano c’è un’opera che per secoli è stata ritenuta originale, e solo in epoca relativamente recente si è scoperto essere una copia  di un originale che si trova ad Ercolano. E tuttavia la copia è così bella che a Lucignano hanno ritenuto di continuare a tenerla esposta nel museo. E James è molto d’accordo con questa scelta. Siamo decisamente all’interno del concetto di copia e del doppio. D’altra parte riteniamo che non a caso, lungo il percorso in auto, lo spettatore vede la realtà dei  due protagonisti seduti e, contemporaneamente, il riflesso, sui due lati del vetro, dei filari di cipressi lungo la strada. Insomma una doppia realtà, una copia e una realtà vera. Così come, precedentemente, nella labirintica bottega di Elle, James le parla, ma il pubblico non vede Elle, ma la sua copia in un antico specchio. Privilegio riservato al pubblico, perché James invece è esattamente di fronte ad Elle e le parla guardandola negli occhi. E in definitiva un film cosa è se non una copia di una realtà possibile o verosimile? Molti secoli fa Platone ha affermato che l’arte non è altro che una copia, un doppio della realtà.
Ma è proprio nel gioco dei due protagonisti che risiede il centro della storia e del film. Essi sono la copia conforme di i una coppia sposata da quindici anni. Ma anche in questo caso, come per l’opera di Ercolano, si tratta di una copia così perfetta, da sembrare originale. Tanto da trarre in inganno lo stesso spettatore, disorientato dal passaggio della coppia, senza soluzione di continuità, da una palese estraneità reciproca ad una consuetudine addirittura quindicennale. Consuetudine quest’ultima che non toglie l’estraneità, ma anzi la accentua sotto le forme di un matrimonio in via di esaurimento.copia-conforme-juliette-binoche-foto-dal-film-08_big
Come sempre Kiarostami lascia aspetto il dubbio nella mente dello spettatore. Dal grande regista iraniano non ti aspetteresti mai un cenno chiarificatore, né un finale nel senso tradizionale del termine. Il disorientamento dello spettatore deve portare quest’ultimo a completare il film a modo suo, a creare il suo proprio film, a dare i risvolti più propri alla storia. D’altra parte in tante conferenze stampa e interviste il regista ci ha ricordato che la realtà presenta tante storie ambigue e senza un finale stabilito: ogni momento della realtà può convenzionalmente essere preso a finale di una storia. E la stessa ambiguità è nei fatti e nelle cose.  L’importante non è l’oggetto ma la percezione che si ha di questo, il valore (o non-valore) che noi diamo all’oggetto o alla situazione. Una bottiglia di coca-cola, dice James, viene percepita senza che si attribuisca ad essa un grande valore. Ma se si tratta della coca-cola dipinta da Andy Warhol, allora per moltissimi di noi essa sale molto sulla scala dei valori e viene percepita in modo importante.copia-conforme5
Pur nella continuità delle tematiche care a Kiarostami, cui si è fatto riferimento, si notano alcuni elementi di novità in questo film, che è il primo  girato fuori dal suo Paese. La novità consiste in un più accentuato lavoro di scavo nella psicologia dei personaggi: il soggetto e la tipologia dei due protagonisti sicuramente si prestava a questo tipo di lavoro. Ma c’è da dire che il personaggio meglio delineato sotto l’aspetto umano appare quello di Elle: non a caso nel corso della conferenza di James  appare distratta, poco interessata all’argomento, piuttosto appare affascinata dall’uomo, più che dallo studioso. Ed anche nel gioco (o realtà?) portato insistentemente avanti a Lucignano, appare estremamente fragile, alla ricerca di un attimo di amore, di una irripetibile illusione. Un impossibile revival di un amore finito dopo quindici anni? Oppure il sogno di far nascere un amore improvviso da parte di chi a stento si conosce?
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