“Il coltello nell’acqua” – (Pol. 1962) di Roman Polanski ha 55 anni! – Recensione e foto

Nell’anniversario del primo grande film di Polanski

(marino demata) Si tratta del primo film del 30enne regista polacco e l’unico girato in Polonia, assieme a Il pianista, molto piu’ recente. Polanski e’ stato definito un regista apolide, perché si e’ spostato in molte realtà per girare i suoi film e non sempre per propria scelta. Nato a Parigi da famiglia polacca, che si ritrasferisce in polonia quando Roman ha solo 2 anni, si dedica da giovane al cinema assorbendo il meglio della vivacissima cultura polacca, che il governo comunista tollera e spessissimo incoraggia. Quando lui inizia la carriera di regista c’e’ in Polonia una sorta di Nouvelle Vague: il suo film di esordio, Il coltello nell’acqua, trasgredisce a tutte le regole e i canoni del cinema tradizionale e sarà un grande, immediato successo: a Venezia vince subito il premio FIPRESCI  della critica, a Hollywood c’e la nomination all’oscar quale migliore film straniero. il-coltello-nellacqua4Polanski sfiora l’Oscar ed e’ battuto solo dal nostro Fellini con 8 e 1/2, ma guadagna una storica copertina sul Time. Polanski sceglie la location ideale per il suo film: il nord della Polonia con i suoi ampi orizzonti, i laghi Masuri, grandi bacini di acqua che si snodano e si intersecano e si collegano attraverso sottili canali densi di canneti, come vediamo nel film. Unita’ di luogo e anche di tempo: l’intera azione si sviluppa in due giorni e una notte e il ritmo del film da lento e dolce diventa progressivamente concitato e nervoso, aderendo perfettamente alla evoluzione dei meccanismi interpersonali dei tre personaggi, in una evoluzione che a me e’ sembrata una perfetta anticipazione delle dinamiche che recentemente abbiamo visto in uno dei suoi ultimi film, Carnege (Carneficina).il-coltello-nellacqua1-png3 Il film e’ appunto tutto giocato sulle dinamiche psicologiche dei tre protagonisti con un raffinato lavoro di scavo nelle loro tre così diverse personalità. E per i tre protagonisti il regista sceglie un consumato e bravo attore professionista, un giovanissimo attore nella parte del ragazzo (una parte che avrebbe voluto interpretare lo stesso Polanski, che si limiterà poi a doppiare la voce del personaggio), e nella unica parte femminile una giovane e brava esordiente, conosciuta dal regista in piscina. E il sottile rapporto che lega/allontana i tre personaggi e’ ancora più evidenziato dalla pertinente scelta dei suoni in sottofondo, ove il continuo sciabordio della barca sul lago si alterna alla belle note del sassofono di  Bert Rosengrend. Polanski sfida le vecchie regole anche nel modo di girare: spericolati accorgimenti per incollare camera, regista e operatore alla parte anteriore dell’auto in corsa per la scena iniziale, al fine di non perdere nulla delle bellissime ombre sul parabrezza proiettate dalla lunga teoria di alberi; e poi sui laghi la camera che segue la barca ove si trovano i tre personaggi, da un’altra barca vicina o da zattere appositamente montate sull’acqua.il-coltello-nellacqua5jpg
Cura e accorgimenti necessari visto che l’acqua e le ombre sono gli elementi essenziali del film: l’acqua, elemento madre, simbolo della vita, ha una funzione decisiva nel film, dai giochi innocenti sull’acqua (le corse gioiose del ragazzo sospeso fuori dalla barca a pelo d’acqua), fino a divenire teatro e causa del dramma finale, il coltello (chiaro simbolo fallico) che cade nell’acqua, il ragazzo che a sua volta cade in acqua e viene creduto morto, ecc); l’ ombra, l’altro della luce,  elemento denso di simboli, cosi marcatamente protagonista nella parte iniziale del film (la corsa in auto), ma poi sempre ricorrente: un gioco di luci e ombre che non ci lascia mai e che e’ reso piu’ palpabile e vivo dalla magia dello splendido bianco e nero e dalle inquadrature e i frequenti primi piani dei tre protagonisti, cui la camera riesce a conferire una carnalità e sensualità assoluta. “L’ombra è teatro di prodigi” dice il giovane recitando una poesia, come pegno per una mossa sbagliato al gioco dello Shangai…

 

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