“Qualcuno da amare” (Jap. 2013) di Abbas Kiarostami – Recensione e foto

Il cinema dell’ambiguità. Il cinema è ambiguità.

(marino demata) C’è un quartiere molto particolare in Tokyo ove si concentrano in localini molte ragazze che si prostituiscono saltuariamente. Vengono spesso da paesi della provincia e intraprendono questa attività per far fronte alle spese degli studi; altre per provare l’ebbrezza di questo tipo di trasgressione.
Sono dunque prostitute part-time, come le chiama Kiarostami in un’intervistata, che  di persona ha visto  tale quartiere durante un suo precedente soggiorno a Tokyo.
Il film Qualcuno da amare  comincia proprio da un localino di questo quartiere e apprendiamo subito che purtroppo il fatto che si tratti di un’attività saltuaria non impedisce che ci sia un’organizzazione con una sorta di “protettore” che cura gli affari e tiene i rapporti con gli occasionali clienti.qualcuno-da-amare1Quella sera Akiko  vorrebbe dedicarla alla famiglia: una nonna che non vede da molto tempo è arrivata a Tokyo e vuole incontrarla. Niente da fare: con maniere sbrigative viene infilata in un taxi e portata sul luogo di destinazione. Ma la realtà che trova è molto diversa dal solito. Ad attenderla c’è un professore in pensione in età molto avanzata (interpretato da una comparsa di professione), che ha richiesto compagnia per trascorrere una serata piacevole semplicemente conversando del più e del meno con una persona simpatica.  Dopo aver rifiutato una zuppa di gamberi, Akiko si infila nuda nel letto e il professore resta seduto a guardarla.
Il mattino successivo il professore, affascinato dalla giovane età e dalla personalità della ragazza, la accompagna in auto per le vie di Tokyo fino all’Università e aspetta che sia finita la lezione. Ma nel frattempo fa conoscenza di Noriaki, fidanzato gelosissimo di Akiko, al quale dice di essere un parente della ragazza. La situazione precipiterà quando il giovane fidanzato scopre il vero senso della conoscenza dell’anziano professore da parte di Akiko.qualcuno-da-amare2
Dispiace di dover introdurre sempre delle note polemiche relative all’edizione italiana di molti film stranieri, ma il titolo italiano, Qualcuno da amare è assolutamente incongruo e fuorviante rispetto alle intenzioni del regista, che ha intitolato il film Like Someone in Love, e cioè, come dice la vecchia canzone di Frank Sinatra nella colonna sonora de film, “E’ come qualcuno innamorato”. Cioè il vecchio professore, si comporta come qualcuno innamorato, pur senza esserlo, pur provando semplicemente simpatia e tanta tenerezza verso la piccola Akiko.
Kiarostami, alla seconda esperienza fuori dall’Iran gira un film, che come il precedente, Copia conforme, sarà vietato nel suo Paese. Purtroppo si tratta anche dell’ultimo film in assoluto, prima della sua sfortunata fine di qualche mese fa.qualcuno-da-mare3
Ritornano qui alcuni temi cari all’Autore: la difficoltà e l’ambiguità del rapporto tra le persone, soprattutto se sono coinvolte in una qualche forma di sentimento. L’ambiguità rappresenta una delle costanti più salde del cinema di Kiarostami. Quell’ambiguità che in Copia conforme porta un uomo e una donna,  che si conoscono da pochissimo,  a fingere di essere sposati da quindici anni e a giocare con tale finzione fino al punto che lo spettatore comincerà a porsi degli interrogativi. Qui l’ambiguità risiede nel rapporto tra il professore e la ragazza. E i tre protagonisti si comportano ambiguamente nei fatti: il professore, per coprire la ragazza, inventa delle menzogne da propinare al fidanzato geloso; la ragazza crede di dover avere un rapporto erotico col professore, ma in realtà si trova coinvolta in un rapporto di altro tipo; e il ragazzo, forse la persona più lineare e solare dei tre, coglie aspetti torbidi nei rapporti che la fidanzata intrattiene col vecchio professore. L’ambiguità prosegue fino al punto che la vita dei tre minaccia di diventare un inferno.qualcuno-da-mare34jpg
L’altro punto tipicamente kiarostamiano che ritroviamo in questo film è costituito dal fatto che lunghe sequenze chiarificatrici (o presunte tali) avvengono all’interno dell’abitacolo dell’auto. E’ mentre sono in auto che il professore fa capire ad Akiko che tipo di persona lui è in realtà, ed è sempre in auto che si determina una sorta di complicità tra i due nei confronti del fidanzato geloso. Ed è ancora  in auto che il professore inventa una falsa storia per ingannare Nioraki e proteggere Akiko.  E’ una costante del cinema del grande regista iranianao: almeno dal 2002 ha cominciato a sperimentare la positività dei dialoghi tra i protagonisti all’interno di un’auto.  D’altra parte l’abitacolo di un’auto è simile a qualsiasi altro luogo o location. E però in quale altro luogo più opportuno potrebbe avvenire un colloquio tra due diverse generazioni con idee così diverse, mentre non si guardano reciprocamente, se non in un’auto?qualcuno-da-amare
Come è capitato spesso per i film di Kiarostami, anche per questo ci sono state difficoltà sul set.  Il regista non riusciva a comunicare con la troupe perché nessuno parlava l’inglese. E questa mancanza di comunicazione, oltre alle ovvie difficoltà e limitazioni, portava  anche un senso di solitudine. Le difficoltà, col passare dei giorni, si sono attutite grazie alla collaborazione di tutti.
Circa gli attori, che sono un altro aspetto-chiave del cinema del grande regista iraniano, anche in questo caso essi non conoscono l’intera sceneggiatura nel corso della lavorazione, per non correre il rischio che possano essere condizionati preventivamente dallo sviluppo della storia. Dopo tutto, egli afferma spesso, anche nella vita non sappiamo cosa può accaderci domani: e così è giusto che gli attori non sappiano cosa riserva il domani ai  personaggi che interpretano.
insomma l’ambientazione del film in Giappone non trasforma i caratteri del cinema di Kiarostami. Quello che accade in questo film poteva accadere in qualsiasi luogo, proprio come l’ambiguo rapporto tra lo studioso inglese di archeologia e l’antiquaria francese che vive in Italia, per ciò che riguarda Copia conforme, poteva anch’esso svolgersi in qualsiasi altro luogo.qualcuno-da-amare-2012-abbas-kiarostami-007
Lo stesso finale del film, che lascia lo spettatore come in sospeso e in attesa di un qualche segnale che riveli il senso conclusivo della storia, riflette proprio l’idea di Kiarostami del rapporto tra cinema e spettatore. Quest’ultimo deve crearsi il suo film e soprattutto il suo finale. Ognuno può immaginare il possibile ulteriore sviluppo della storia. D’altra parte, egli dice, quale è la storia nella quale noi siamo dentro e che consideriamo del tutto finita ad un certo punto? In realtà le storie non finiscono mai e quindi per un film che racconta una storia si può scegliere qualsiasi momento come fine. Insomma la fine di un film non è necessariamente la fine di una storia, che potrà sempre avere ulteriori sviluppi.
Kiarostami, dopo questo film, avrebbe voluto girare un film in Puglia. La sceneggiatura era stata elaborata, le location da lui stesso erano state scelte, i problemi di produzione tutti superati.
Purtroppo è uno di quei film che noi non vedremo mai.


 

 

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