“L’arte in guerra” (IT 2016) di Massimo Becattini

Appassionante come un thriller

(marino demata) Abbiamo avuto il piacere, l’altra sera, di assistere in anteprima al cinema La Compagnia di Firenze alla proiezione del docu-film di Massimo Becattini L’arte in guerra. Il regista non è nuovo ad utilizzare in maniera eccellente il documentario per illustrare e divulgare storie di opere d’arte, di Musei (si veda quello per il centenario dello Stibbert a Firenze), di grandi e pregevoli testimonianze che hanno accompagnato la nostra storia). Diciamo allora subito che L’arte in guerra è un film di rara bellezza che riempie un vuoto nella storia e nella nostra consapevolezza di essa.
Un vuoto perché solitamente, quando si racconta la storia dell’alleanza tra Fascismo e Nazismo nel nostro Paese, fino ad arrivare poi alla guerra e alla Liberazione, si trascura di gettare uno sguardo attento e non superficiale a quelle che sono state le sorti del patrimonio artistico. E ci si limita solitamente ad affermare che moltissime opere finirono nelle mani dei tedeschi, trascurando la complessità delle vicende che si determinarono attorno ad esse, che costituiscono una sorta di storia nella storia.
larte-in-guerra2Per la prima volta assistiamo al racconto di un pezzo di storia italiana narrato non in maniera  convenzionale, ma riguardato dal punto di vista dell’arte, delle opere di cui è ricca la nostra Penisola, e delle quali ha rischiato in buona parte di essere depauperata.
Si inizia con la prima “partenza” dall’Italia. Hitler, in visita nel nostro Paese nel 1938, si innamora del Discobolo di Mirone e lo richiede a Mussolini. Il commento del film giustamente mette in luce come il “Duce” non sia per nulla in grado di contrastare una simile richiesta. L’opera d’arte prende la via delle Germania malgrado le estreme resistenze  del Ministro per l’Educazione Giuseppe Bottai. Sarà la prima di una lunga serie di opere d’arte che andranno ad arricchire le collezioni soprattutto private di Hitler e degli altri capi nazisti.
Ma se la guerra solitamente vede due parti in causa, l’una nemica dell’altra, quando si stratta dell’arte italiana durante la guerra, i nemici sono due: quelli che sono nemici fra di loro, sono insieme nemici dell’arte, che deve guardarsi dai furti dei tedeschi e dai bombardamenti indiscriminati dell’aviazione anglo-americana. Questi ultimi hanno determinato devastazioni irreparabili. Giustamente il film si sofferma, prima ancora che sull’Abbazia di Montecassino, sulle bombe lanciate su alcune meravigliose Chiese napoletane. Un esempio su tutte è la gotica chiesa di Santa Chiara, quasi del tutto distrutta dalle bombe, e poi recuperata da un restauro meraviglioso, che però non poteva far rinascere i preziosi affreschi di Giotto, vittime delle bombe, di cui restano oggi solo pochi frammenti.
Ma il film è soprattutto la storia di tre uomini che fecero della salvezza delle opere d’arte la loro specifica ragione di vita durante gli anni bui del fascismo e della guerra: Rodolfo Siviero, figura contraddittoria, spesso etichettato come doppiogiochista o spia, dalle posizioni politiche non sempre chiare (nasce come fascista ma approda a posizioni di sinistra); trascorre un lungo periodo ad Erfurt, in Germania, ove viene però mandato via come persona non gradita; alla sua consumata abilità si deve la salvezza di molte opere e il recupero di molte di esse dopo la guerra, allorchè ebbe incarichi ufficiali e mise al servizio la sua abilità per la restituzione di opere dalla Germania, anche di quelle che erano state ufficialmente cedute ad Hitler dal Governo Italiano.
E, oltre a Siviero, il film si sofferma giustamente su altre due grandi figure, Emilio Lavagnino, funzionario del Ministero a Roma, e di Pasquale Rotondi, Soprintendente alle Gallerie delle Marche. Il film documenta la grande abilità di queste figure, la loro infaticabile opera a difesa del patrimonio artistico italiano, attraverso testimonianze, interviste e importanti documenti di archivio.
L’abilità di Massimo Becattini è stata non solo quella di aver messo insieme le storie dei tre personaggi e costruito attorno ad essi la storia complessiva dell’arte nel periodo della guerra, anche attraverso filmati del tutto inediti, ma di avere avuto la capacità di costruire un docu-film che appassiona lo spettatore come fosse un thriller, dagli esiti sempre incerti .
Il film è stato prodotto da RAI 3 e dovrebbe essere visto veramente da tutti.  Perché tutti noi, uscendo dalla sala cinematografica, ne sappiamo veramente di più di un periodo cruciale della storia del nostro invidiato patrimonio artistico, e di chi si è sacrificato e ha lottato per esso.
 Come si dice in gergo: “da non perdere”.
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Una risposta a "“L’arte in guerra” (IT 2016) di Massimo Becattini"

  1. Grazie per la segnalazione, caro Marino.

    Farò di tutto per vederlo.

    Una domanda: a oggi, quanti film mi hai

    mandato per il festival (mi serve per fare

    un controllo).

    Un abbraccio forte forte,

    Stefano

    Mi piace

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