“L’esattrice 2” (Jap. 1988) di Juzo Itami – Ryoko contro il crimine organizzato

Le mani sulla città di Tokyo

(marino demata) Il film inizia col ritrovamento di un cadavere in mare. Un gruppo di benestanti, impegnati a mangiare gamberoni, legge sul giornale un articolo intitolato “Agente per la vendita dei terreni ucciso in una guerra tra le bande”. La breve conversazione che segue ci fa capire che è stato ucciso un membro del “clan” impegnato nel proprio pranzo a base di pesce.  E’ necessario un sostituto bravo per  liberare i terreni ove i clan vorrebbe costruire.  Siamo dunque alla “mafia” dell’edilizia, quella che sotto ogni latitudine vuole mettere le mani sulla città. E non manca neppure l’aggancio con la politica e con i senatori che dovrebbero in qualche modo spianare il terreno.
lesattrice-iiL’esattrice 2, come rivela lo stesso titolo, è il sequel de L’esattrice, ma fin dalle prime battute assistiamo ad una escalation del crimine preso di mira da Itami, rispetto al primo film. Siamo saliti ad un livello più elevato. La banda che esemplifica in questo film i livelli più estremi del crimine organizzato fino al controllo della realtà edilizia della città, si comporta come una setta, una società segreta che ha i suoi rituali e perfino una divinità vivente, nella persona di una signora di mezza età, da tutti divinizzata come matriarca e guaritrice.
La banda mette le mani su suoli pubblici, con la copertura dei pubblici poteri e si trova di volta in volta a fare i conti con famiglie povere che non vogliono essere sfrattate.  Le famiglie sono capeggiate da un professore, da un giornalista d’assalto e da un artigiano degli…spaghetti. . Ma nel frattempo la nostra eroina, l’esattrice, di cui abbiamo già ammirato le gesta nel film precedente, è vigile e in segreto ascolto delle compromettenti  conversazioni all’interno della banda. E’ aiutata nel suo lavoro da un giovane ispettore da poco trasferito nel suo ufficio.
I malfattori non si fermano davanti a niente. Uno ad uno riescono a neutralizzare i tre personaggi più in vista attraverso il ricatto e i mezzi più subdoli e loschi.
Inoltre escogitano anche il mezzo per non pagare le tasse neanche per i proventi dichiarati ufficialmente, utilizzando la setta religiosa che, in quanto tale, è esentata dalla tassazione. “Non a caso qui le religioni sono più dei barbieri (180.000)”, dirà uno dei malavitosi.
La filosofia del capo è sintomatica: “Il denaro è vivo e cresce col tempo. Il denaro è mio figlio, il mio futuro. Quando sarò una cosa sola col denaro sarò immortale”.
La bravissima esattrice Ryoko (Nobuko Miyamoto), assieme ai suoi collaboratori e ai suoi capi, riesce a venire a capo di importanti documenti che dimostreranno come la setta religiosa sia solo una copertura per occultare tutti gli affari loschi della banda. Ma quando quest’ultima sarà sgominata, si scopre che in realtà la vera cupola è ancora più in alto , nel potere politico-istituzionale.
Il film si conclude con una nota di soddisfazione, attraverso la quale il regista vuole dimostrare che anche il malaffare più radicato e astuto può essere sgominato, ma anche con una certa amarezza, di fronte alla forza del potere politico, della vera cupola.
Questo film, come il precedente, è un ancora più forte atto di denunzia della corruzione e della forza della malavita concentrata questa volta nel racket delle costruzioni e dell’edilizia. La banda, alla cui caccia si pone Ryoko e il suo ufficio, in realtà è quella deputata al lavoro più sporco ed esposto: espropriare gli abitanti di un condominio per poter poi consegnarlo vuoto a chi dovrà effettuare la speculazione edilizia.
Il film riserva molte sorprese e scene di azione alcune delle quali veramente godibili. Al suo quarto film Itami ha affinato il suo stile, ha allargato gli orizzonti della sua denunzia, accoppia la forza della sceneggiatura alla capacità di non dimenticare l’ironia e il ghigno satanico che fanno di lui una sorta di regista  a se stante nel panorama cinematografico giapponese. Itami non si ritira di fronte a nulla, anche agli argomenti più scabrosi, alle situazioni più verosimili e pertanto più pericolose per chi le enuncia.
Nei successivi film continuerà su questa falsariga, pur sapendo di andare incontro ai molti guai cui sono destinati tutti coloro che pestano i piedi ai veri poteri forti della società. In Giappone, come altrove.

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