“Sesso, bugie e videotape” (Usa 1989) di Steven Soderbergh

Il primo film (indipendente) di Soderbergh

sesso-bugie-e-videotape_mgthumb-big

(marino demata) Sesso, bugie e videotape (1989) è il primo film dell’allora ventiseienne Steven Soderbergh. Girato interamente nella sua citta’, Baton Rouge,  con pochi mezzi e in maniera anticonvenzionale, e’ un vero film indipendente, lontano dai canoni di Hollywood, sia per il modo di girare, sia per la carica di dirompente ironia e autoironia che caratterizza la storia.  Si tratta inizialmente del più classico dei triangoli: lui (Peter Gallagher), giovane rampante  di successo, attento alla carriera come al suo abbigliamento, rappresenta il prototipo dello “yuppie reaganiano”, arrivismo,  brillantezza e ipocrisia, la moglie (Andie MacDowell), un po’ schiacciata e frustrata dalla figura del marito, frigidina e comunque impossibilitata ad esprimere pienamente la sua personalità e sessualità, l’altra (Laura San Giacomo), sorella della moglie ne e’ il suo opposto con la sua dirompente sensualità. Triangolo perfetto e scontato.
sesso-bugie-e-videotape6Ma la variabile impazzita e’ rappresentata, all’inizio del film, dall’arrivo di un vecchio compagno di studi dei tre (James Spader), che nel frattempo ha svolto un percorso diverso, poco successo, ricerca di se stesso, passione per girare filmati, soprattutto interviste intime ad amici e conoscenti (vero e proprio alter-ego dello stesso regista Soderbergh). Il triangolo diventa dunque un quadrato di opposti speculari che danno vita a situazioni imprevedibili e a un finale tutto da godere.
Secondo noi il tratto più “indipendente” del film e’ rappresentato dalla graffiante ironia e autoironia con la quale viene trattata l’America degli anni 80 del reaganismo dei giovani rampanti e spregiudicati, ma anche molto vuoti dentro: impietoso quadro di un ceto, che sembra trovare un riscontro, pur con le dovute differenze,  nel recente mondo alla Berlusconi (con i suoi successori/imitatori) delle nostre parti. E poi il sesso: gli anni 70 e 80 sono stati quelli della dissacrazione del tabù del sesso per l’America. Letteratura, cinema, psicoanalisi scoprono che si puo’ e si deve discutere liberamente di tale materia in tutte le sua sfaccettature. Anche Woody Allen nel 1972 aveva dedicato ad esso il suo quinto film alla sua maniera, la più dissacrante possibile (Everything You Always Wanted to Know About Sex). Ma a parte Allen, il sesso ad Hollywood era stato trattato sempre con “garbo e moderazione”. Invece in questo film Sederbergh ne parla apertamente con franchezza e naturalmente ironia.sesso-bugie-e-videotape7
Presentato al festival del cinema indipendente (il famoso Sundance film Festival di Robert Redford), ne uscì con grande successo ma con un premio minore. Invitato a Cannes, osannato da critica e pubblico (un tipo di film che non poteva non piacere in Francia), meritò la Palma d’Oro, il premio della critica e quello per il migliore attore (James Spader). In Italia: uno spiegabile scarso successo di critica e pubblico per motivi tecnici (debole distribuzione e pessimo doppiaggio che fa perdere il 50% delle bellezza del film) e secondo noi anche perché nella nostra società  accogliamo facilmente il peggio che viene dall’America (in questo caso il reaganismo), ma non la sua critica ironica. Al contrario degli USA dove almeno ogni fenomeno negativo sempre convive con la critica ad esso spesso aspra e violenta…Come testimoniato da recentissimi esempi!

 

Annunci

Una risposta a "“Sesso, bugie e videotape” (Usa 1989) di Steven Soderbergh"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...