Intervista a Giorgio Ricci, Presidente Nazionale FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub)

Giorgio Ricci è sempre stata persona dai molteplici interessi. Nella sua Pesaro non mancano i riconoscimenti, come la cittadinanza onoraria per le iniziative da lui ideate e portate a compimento. Tra queste vanno ricordate la realizzazione di un centro di pronta accoglienza per adulti e attività sociali e la sua attività in favore della donazione degli organi.  La sua passione per il cinema lo porta, nel corso degli anni, a dirigere addirittura un centinaio di cortometraggi “su artisti, su paesi, sui mestieri inusuali”, come egli sottolinea.  La sua attività di filmmaker lo porta all’iscrizione al Cineclub Fedic di Pesaro, ove porta il suo contributo essenziale su fare cinema. Da sottolineare che alcuni suoi film hanno come tema il mare, che è  “il posto più “buono” del mondo…finché non arriva l’uomo”.
Frequenta corsi per approfondire tematiche e tecniche legate al linguaggio cinematografico.
Intenso è poi l’impegno di Giorgio Ricci come dirigente FEDIC. Da socio della Federazione è diventato Presidente del Cinevideoclub Pesaro e da fine luglio 2016, Presidente Nazionale FEDIC.
A Giorgio Ricci rivolgiamo alcune domande relative al suo ruolo di presidente Fedic:
Rive Gauche:  Sei da alcuni mesi Presidente della FEDIC per essere subentrato, da vice-Presidente, al dimissionario Roberto Merlino alla guida della Federazione. Rispetto alla tua esperienza di vice-Presidente cosa è cambiato? Quali sono gli elementi di novità che hai riscontrato nella nuova esperienza?
Giorgio Ricci:  Consapevole che il mio mandato sarebbe scaduto dopo 5 mesi mi sono limitato alla gestione ordinaria della FEDIC ed a finire ciò che avevo iniziato. Vale a dire un controllo amministrativo a seguito dl quale ho dovuto rivedere le  opinioni che mi ero fatto di persone ed enti e tratta la convinzione che è ora che l’Assemblea conosca aspetti della sostanza  di FEDIC sino ad ora mai presi in considerazione.

R.G.: Uno dei fatti più importanti degli ultimi mesi è stata l’approvazione nei due rami del Parlamento della nuova legge sul cinema. Come è noto il Parlamento stava discutendo in Commissione , ma poi è stato come “espropriato” dall’esecutivo, che ha presentato una propria “versione”, portandola come decreto all’approvazione del Parlamento. Questa procedura a molti non è piaciuta. Qual è il tuo pensiero?
G.R. : Alcune associazioni Cinematografiche sono troppo politicizzate e pretendono di far cambiare le idee ai governanti e a chi conduce il Ministero. Sono convinto che le Associazioni cinematografiche non abbiano un potere di acquisto tanto forte da poterlo fare e che non ci rimane altro che riflettere sul perché si è arrivati a questo punto.   E, a proposito di questo, ritengo che in FEDIC non ci sia stata una sufficiente informazione diretta ai Club sul come e sul cosa  avrebbero dovuto fare i Club  secondo  il Ministero della Cultura. A me risulta molto evidente, leggendo  il Decreto Direttoriale 951 del 12 maggio 2017 che la strada intrapresa già da parecchi anni non sia quella giusta.  Ciò che si richiede sono maggiori contenuti culturali  e maggiore professionalità.
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R.G.: Nel merito, anche da dichiarazioni successive, nella nuova legge sembra che ci sia una certa sottovalutazione dei Circoli del Cinema e delle Federazioni che li rappresentano.  Pensi che la situazione potrebbe migliorare coi decreti attuativi? Qualcuno ha l’impressione che la Fedic aspetti proprio il contenuto dei Decreti prima di esprimere un giudizio complessivo.  E’ così?
G.R.:  La  scelta di dedicarmi alla Gestione Ordinaria della FEDIC è stata fatta anche in considerazione del fatto che ritenevo che entro il 31 di dicembre 2016 il decreto attuativo sarebbe uscito e nella convinzione che ho già espressa in precedenza che non abbiamo la forza per poter pretendere.  Ho preferito non allinearmi né con quelle Associazioni che hanno iniziato una guerra né con le altre ma mantenere una posizione di equidistanza. Esprimere un giudizio complessivo sarebbe in ogni caso prematuro prima di conoscere il decreto attuativo. Dovere di onestà, per il rispetto che porto a tutti,  mi impone di pensare anche che non sono certo che ci abbiano sottovalutato.  
R.G. Quale è lo stato dei rapporti con le altre Federazioni delle Associazioni di cinema? C’è una consultazione, sia pure episodica? In occasione della legge sul cinema, se anche i decreti si rivelassero insufficienti, non sarebbe utile una posizione comune di tutte le Federazioni? Pensi a qualche iniziativa in tal senso?
G.R.: I rapporti con le altre Associazioni,  da settembre ad oggi, sono stati indirizzati alla informazione e alla non presa di posizione  tra i due schieramenti in essere: uno che ha agito raggiungendo gli scopi che si era prefissato e l’altro che  si è svegliato tardi e dopo aver preteso che il Parlamento , Camera dei Deputati e Senato,  facesse quello che voleva lui,  ora pretende che vengano inseriti nel decreto attuativo delle regole che attenuino quel danno che, secondo loro, ha fatto la legge. Certamente una posizione unitaria sarebbe utile e ritengo però che la distanza fra uno schieramento e l’altro sia tanto grande che la speranza che avvenga diventa solo un sogno.
Non mi ripresenterò candidato alla Presidenza della FEDIC per cui non posso  pensare di prendere iniziative anche se, avendo una idea in proposito,  nutro la speranza che se il prossimo Presidente della FEDIC sarò dotato della  autorevolezza  necessaria e se accetterà un “passaggio delle consegne”,  questa idea potrebbe avere qualche speranza per cominciare un progetto che veda, a seguito di consultazioni periodiche,  un riavvicinamento della Associazioni,   che possa avere  come obiettivo una politica culturale più vicina a quella che desidera  chi ci governa e,  non dimentichiamolo, ci finanzia.

R.G. Come giudichi l’andamento della rete dei Festival Fedic? Come sai l’ultima edizione del nostro Festival di Firenze ha fatto registrare un notevole successo. Questo dato si può generalizzare per tutti i Festival Fedic?

G.R.:  In generale sono contento dei Festival organizzati dalla rete FEDIC e meno di quelli Nazionali e Internazionali che sono finanziati da FEDIC.  Nel 2017 dopo tantissimi anni non si effettuerà il Festival Nazionale  della FEDIC, a meno che non si faccia vivo qualcuno prima che scadano i termini della presentazione dei progetti.  Il festival  Internazionale  FEDIC (MISFF) che si svolge a Montecatini  si terrà; lo stiamo seguendo ed è in continua crescita. La mia idea sarebbe quella di spostare maggiori finanziamenti su queste due eventi per potere avere quella qualità culturale ed artistica che chiede il ministero e di lasciare una porta aperta, con dei”bandi annuali” a tutti i clubs della FEDIC per poterli attuare. In  sintesi si dovrebbe cercare ogni anno chi offre il prodotto qualitativamente migliore al minor prezzo.   Per tutti vale il concetto, difficile da mettere in pratica oggi visto l’infelice periodo economico che stiamo attraversando,  secondo il quale una conduzione dei Festival  richiede diverse competenze e che la professionalità è un imperativo al quale non si può derogare altrimenti assisteremo sempre ad eventi tipicamente “provinciali” capaci di attrarre l’attenzione solo di una fascia di popolazione molto ristretta.

R. G. L’Assemblea che si è tenuta nel corso dell’ultimo Festival di Venezia è stata da noi giudicata molto interessante. In particolare per ciò che riguarda le tematiche sulle difficoltà che incontra il settore dei film corti e i problemi legati alla produzione. Sei soddisfatto delle conclusioni a cui è pervenuta l’Assemblea? Nel merito suggeriresti qualcosa?

G. R.:  Io sarò soddisfatto delle Assemblee quando saranno seguite da fatti.  L a maggior parte delle volte le assemblee, i forum, i congressi e  i convegni si riducono a solo discorsi e  servono solo a chi li organizza. L’Assemblea alla quale ti riferisci è stata ricca  di contenuti pieni di realtà e di buon senso.  Il Suggerimento che potrò indicare, se mi sarà consentito di effettuare un “passaggio delle consegne,  sarà quello di perseverare per non fare morire le idee ed i principi espressi  e di cercare, a piccoli passi, di avvicinarsi alla loro realizzazione attraverso una razionalizzazione delle risorse disponibili  e quindi degli investimenti.

RG Infine: molti cineclub si lamentano delle spese cui devono sobbarcarsi per i loro cicli di proiezioni. Non solo i costi SIAE, ma le cosiddette “liberatorie”, pesso molto onerose, richieste dalla case di distribuzione. In pratica quanto viene richiesto ad un cineclub un costo pari a quello di una sala cinematografica. Non ritieni l’equiparazione alle sale cinematografiche sia troppo penalizzante per i cineclub? Pensi che sia una materia sulla quale vale la pena di intervenire, magari assieme ad altre Federazioni?

G. R.:  In pratica la nuova legge fa proprio ciò che tu ti chiedi:  favorisce coloro che con certezza e maggiore professionalità  può raggiungere il maggior numero di persone: cioè alcune sale cinematografiche.
Dobbiamo prendere  coscienza del fatto:
1) che un film è concepito come un prodotto industriale;                                                                                   2) che le case di distribuzione sono delle società commerciali  i cui clienti sono i Cinema contro i quali non    possono  andare facendo prezzi di favore a quella che potrebbe diventare una concorrenza dei cinema.
Gli strumenti per poter far fronte all’inconveniente del costo è progettare la  proiezione di quel film in una serie di proiezioni: per questo progetto,  sino ad oggi,  il Ministero, attraverso FEDIC,  ti avrebbe premiato con il 70% del costo. Ma  il ministero  avrebbe apprezzato di più se il film e quelli che sarebbero stati inclusi nelle altre proiezioni fossero  stati di produzione  italiana  e dando per questo motivo  a FEDIC un maggior contributo.
Sotto questo aspetto FEDIC ha delle gravissime colpe che sono quelle di aver trattato la materia con molta superficialità e di non essersi mai messa nelle condizioni di fornire a tutta le rete dei suoi cineclubs una informazione sulla interpretazione delle leggi e sul susseguente modo di agire.
E sarebbe ora di cambiare. Sarebbe ora di rendersi conto che è ora di smettere di fare i giochi ma di considerare  tutta la nostra meravigliosa opera più sotto il profilo culturale e meno  sotto il profilo  ludico e che il tempo delle improvvisazioni è finito già da tanti anni. Una maggiore competenza specifica, unita ad una profonda onestà, è indispensabile per poter raggiungere risultati nel campo della cultura condotta da enti che non si prefiggono di raggiungere un profitto economico .

 

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