Il mondo degli Oscar contro Trump

Jimmy Kimmel, Asghar  Farhadi,
Gael García Bernal

 

Come previsto, molti cineasti non si sono lasciati sfuggire l’occasione di una audience così planetariamente rilevante come quella degli Oscar, per esprimere il loro pensiero sulla politica di Trump.
Praticamente a nome di tutti ha parlato Jimmy Kimmel, presentatore degli Oscar e punto di riferimento del talk show Jimmy Kimmel Live! trasmesso sui canali della ABC TV. Kimmel ha alternato severe critiche al
Presidente con esilaranti battute. Ha iniziato dicendo “Voglio ringraziare il Presidente Trump. Ricordate che l’anno scorso sembrava che l’Academy Awards fosse razzista per non aver nominato nessun attore non bianco per il secondo anno di seguito?” Ebbene, afferma Kimmel, tutto passato in secondo piano grazie a lui. Sottolineando che l’eventuale razzismo dell’Academy non è nulla in confronto a quello del Presidente.
Poi ha anche preso in giro la figlia del Presidente, Ivanka, a proposito della sua linea di abbigliamento. E, rivolto alla Streep, accusata da Trump di essere un’attrice mediocre, le ha detto: “Bel vestito stasera. Per caso è un Ivanka?
farhadi-bannerIl  regista iraniano Farhadi autore de The salesman, vincitore dell’Oscar quale migliore film straniero , ha rifiutato di partecipare alla premiazione per protesta contro il provvedimento di Trump che vieta  l’ingresso di arabi provenienti dall’Iran e da altri sei Paesi. In  una dichiarazione letta a nome del regista viene detto: “La mia assenza è per il rispetto verso la genti del mio Paese e degli altri sei Paesi, ai quali è stato mancato di rispetto attraverso la legge inumana che vieta l’ingresso degli immigranti negli USA. Dividere il mondo tra “noi” e i “nostri nemici” crea ingannevoli giustificazioni per aggressioni e guerre.”
Il comunicato di Farhadi è stato letto anche a nome degli altri quattro registi  che avevano ricevuto la nomination per il migliore film straniero: Maren Ade (Toni Erdmann), Hannes Holm (A Man Called Ove), Martin Zandvliet (Land of Mine) e Bentley Dean & Martin Butler (Tanna).
Una scelta opportuna se si pensa che Khaled Kateeb (direttore della fotografia Siriano che ha lavorato a The White Elmets, nominato all’Oscar come miglior corto documentaristico) è stato respinto all’ultimo minuto per motivi ancora non chiari e non ha potuto partecipare alla cerimonia.
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Infine il bravissimo attore messicano Gael García Bernal ha dichiarato che “come messicano e come latino-americano, come lavoratore immigrato e come essere umano, io sono contrario ad ogni forma di muro che voglia separarci!”.
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