“Manchester by the sea” (Usa 2016) di Kenneth Lonergan

Oscar per la migliore sceneggiatura
Oscar a Casey Affleck quale miglior attore protagonista

 

(marino demata) Lee Chandler (Casey Affleck) vive a Boston in un piccolo appartamento ricavato da uno scantinato. La sua è una vita scandita da lavori manuali modesti : si occupa di tutti guasti e i malfunzionamenti che possano accadere nei fabbricati che gli sono stati affidati dall’amministrazione, dai gabinetto intasati, alle lampadine fulminate, al tubo della doccia che perde acqua all’interno delle pareti, ecc. Svolge il suo lavoro con diligenza, ma anche portandosi dietro un atteggiamento scostante verso gli inquilini, fino al punto da rispondere in maniera alterata a qualsiasi obiezione essi possano portare avanti. In più Lee ogni mattina deve spalare la neve abbondante davanti alla porta di casa sua. La sera va al bar a bere birra e ad ubriacarsi senza perdere l’occasione d litigare con qualcuno e di fare a botte.
Cosa lo spinge ad avere un tale veramente pessimo rapporto con gli altri? Perché tanta chiusura verso il prossimo, che diventa astio preconcetto? Perché quell’aria perennemente in bilico tra il triste e l’annoiato? Cosa ha causato un atteggiamento così depresso?manchester-by-the-sea2
In realtà Lee si era rifugiato a Boston, nella grande città anonima ove non è necessario conoscersi reciprocamente e si può anche vivere ciascuno pensando ai fatti propri e nessun è obbligato stringere rapporti oltre che formali con gli altri. Una città come Boston è stato un rifugio. La realtà nella quale Lee è sempre vissuto, Manchestar by the sea è un pittoresco piccolo paese sulla costa nord del Massachusetts, ove tutti convivono e si conoscono, distante oltre un’ora di auto da Boston e dalla quale gli avvenimenti del passato lo hanno spinto a fuggire.
In quella piccola realtà Lee viene improvvisamente richiamato da una telefonata che annuncia che suo fratello è in fin di vita all’ospedale.  Lee  non farà in tempo a rivederlo vivo. Il breve soggiorno a Manchester by the sea che Lee aveva ipotizzato in realtà rischia di diventare più lungo del previsto: deve occuparsi del funerale, ma la sepoltura non è possibile perché l’inospitale clima del Paese rende il terreno del tutto gelato e pertanto bisogna conservare il corpo del fratello in una cella frigorifera all’obitorio, in attesa che sia possibile scavare una sepoltura. Inoltre, all’apertura del testamento, Lee apprende di essere stato nominato tutore di Patrick, il figlio sedicenne del fratello morto: la circostanza lo lascia interdetto e disorientato.manchester_by_the_sea3
Attraverso brevi flashback lo spettatore comincia a comprendere cosa lo respinge dal restare in quel piccolo paese e quali ferite hanno colpito profondamente il suo animo fino a portarlo in un profondo stato depressivo. Un tempo Lee conduceva una vita felice in quel piccolo centro, con una moglie che amava e con tre figli che adorava e circondato da uno stuolo di amici chiassosi e genuinamente spontanei come forse solo si riesce ad essere quando si appartiene, così come Lee, alla working class.  Ma un episodio gravissimo dovuto alla superficialità di Lee e probabilmente anche al suo stato di ebbrezza  determinano un disastro: la morte dei tre figli e il conseguente abbandono della moglie.
Lee ha sempre sentito su di sé il peso della colpa, che non si è scalfito con tempo, ma semmai si è radicato con sempre maggiore profondità. Fin dall’interrogatorio all’ufficio della locale polizia, ove resta stupito che i due poliziotti si mostrino tanto comprensivi da non poter fare altro che considerare tutto il disastro successo come conseguenza di disattenzione e superficialità che possono capitare a tutti. In realtà Lee vorrebbe espiare una colpa che la legge non gli riconosce e questa è la contraddizione centrale che resterà chiusa nel su animo, fin dall’iniziale tentativo di suicidio proprio all’intero degli uffici di polizia. Da quel momento in poi Lee si nega agli altri e alla vita: non conversa con nessuno, non ha voglia di conoscere nessuno. C’è qualcosa di importante che gli è stato negato dopo la tragedia: il diritto alla espiazione.
Ora, con la lettura del testamento, si sente caricato di responsabilità verso il figlio del fratello, che non si sentirebbe in grado di avere. Il rapporto col ragazzo è inizialmente moto difficile, perché, malgrado la morte del padre, Patrick è un ragazzo che vuole vivere intensamente la sua età giovanile, mentre Lee non vuole vivere. Egli ha riportato con sé, nel paese dove viveva un tempo, tutte le sue problematiche e il suo cupo senso di colpa del quale sarà impossibile disfarsi.manchester_by_the_sea4
Il film segue il percorso di questo rapporto tra Lee e Patrick, attraverso un alternarsi di situazioni e vicende che finiranno per scalfire alcune certezze di entrambi. Lo spettatore resterà coinvolto in questo percorso grazie ad una sceneggiatura impeccabile ove non troviamo alcun passaggio stonato o fuori tempo e che giustamente l’Academy Awards ha riconosciuto con l’assegnazione dell’Oscar.
Film sulla colpa e sulle ferite profonde dell’animo: il regista e sceneggiatore Kenneth Lonergan riesce a scansare il rischio di un film cupo appesantito da problemi psicologici. Al contrario la bravura del regista consiste proprio nel costruire un film che scorre per ben 2 ore e 15 minuti senza che lo spettatore se ne accorga. E invece ci si alza dalle poltrone ai titoli di coda col rammarico che il film sia già finito. Sì, perché Lonergan, pur ponendo alla base il dramma di uno sgretolamento famigliare per la palese colpa di uno dei membri, che sentirà sempre l’ingombro dei propri sensi di colpa, riesce sempre a costruire attorno a tale contesto una trama ricca di sottile ironia, che spinge al sorriso e a volte, di fronte a ben misurate battute, alla risata. Si veda ad esempio la storia del rapporto tra Lee e Patrick: due generazioni a confronto e soprattutto due esperienze ed esigenze diverse, tra chi non vuole più partecipare alla vita e chi vuole prendere dalla vita tutto quello che può offrire. E noi sappiamo bene che una delle molle dell’umorismo è dato proprio dalla convivenza di due persone che abitano mondi diversi ed hanno visoni opposte. Inevitabilmente i due mondi colludono, creando situazioni anche umoristiche. Se volessimo trovare dei riferimenti nel cinema recente suggeriremmo di sfogliare le opere migliori dei Fratelli Coen, soffermandoci casomai su un’opera meno celebrata di altre, ma in sintonia con linea di sottile ironia e umorismo tipica del film di cui stiamo parlando. Ci riferiamo al film A proposito di Davis: anche in quel caso c’è sullo sfondo una morte che crea non pochi problemi al protagonista, non solo sul piano psicologico, ma anche su quello delle propria esistenza materiale. manchester_by_the_sea7
Lonergan fino alla realizzazione di Manchester by the sea non è stato un regista molto acclamato. Ha diretto solo due opere in precedenza: Conta su di me, commedia agro-dolce, e Margaret, che è un film che in certo senso costituisce la prova generale di Manchester by the sea, essendo la protagonista devastata dai sensi di colpa per aver causato la morte di una donna.
Manchester by the sea ha conquistato l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e il suo protagonista, Casey Affleck, l’Oscar per il miglior attore protagonista. Entrambi strameritati. Diciamo, senza tema di smentita,  che l’interpretazione di Casey Affleck è semplicemente strepitosa. Casey, più giovane di tre anni del fatello Ben Affleck, fa parte del gruppo di cineasti del Massachusetts che ha trovato in Matt Damon l’elemento di punta. E non ci sembra un caso che Manchester by the sea si volga proprio nello Stato del Massachusetts, tra Boston e il paesino che dà il nome al film.
Da rimarcare infine il duro discorso di Casey contro Trump alla vigilia della consegna degli Oscar, soprattutto per il decreto che sbarra le porte degli States ai Musulmani provenienti dall’Iran e da altri sete Stati.

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Una risposta a "“Manchester by the sea” (Usa 2016) di Kenneth Lonergan"

  1. Il film è un pugno nello stomaco, se non gradevole almeno “catartico”.
    Vederlo è stato spiacevole, tuttavia pur avendomi lasciato uno strascico di emozioni sofferte, la visione è stata meravigliosa.
    Talvolta la bellezza sa nascondersi anche nella sofferenza: d’altronde la luce senza il buio non potrebbe essere così bella.

    PS: ne ho scritto anche io una recensione particolare, se ti capita di passare dal mio blog e leggerla forse ti piacerà 🙂

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