“Manshin/Sciamana” (Kor 2013)-Recensione e foto

Al Firenze Korea Film Fest

(marino demata) Inizia nel miglior modo la sezione dedicata  alla Donna nel cinema coreano Avete mai visto un film ove la protagonista nella prima scena prega perché tutti i membri della troupe siano protetti? E che nessuno abbia malori o incidenti durante la lavorazione? E che anche i spettatori godano sempre di buona salute? Ebbene Kim Keum-hwa sente di dover adempiere a quello che lei avverte come un dovere.
Si tratta della più famosa sciamana del suo Paese e il regista Park Chan-Kyong, fratello del più celebre Park Chan-Wook, descrive l’intera sua vita  nel bellissimo docu-film  Manshin. La particolarità della pellicola, trattandosi di un documentario, è che la sciamana é interpretata da tre persone diverse: nella prima parte da una ragazzina, poi da una giovane donna e infine da lei stessa, grazie anche l alla disponibilità e al ricco materiale di repertorio dalla fine degli anni 80 in poi.Manshin
Nata in un villaggio della attuale Corea del Nord, fin da piccola, meravigliando innanzitutto se stessa, ha spontaneamente manifestato le sue doti di premonizione , che in molti casi non erano gradite soprattutto se il futuro previsto per qualcuno non era così roseo. Ma la nostra eroina riesce a portare avanti la propria faticosa iniziazione e ad intraprendere la sua attività fatta soprattutto di coloriti rituali ben resi dalla bella fotografia esibita nel film.
Il maggior problema per la protagonista è costituito dall’ostilita’ che la cultura e la tradizione coreana rivolgono in genere nei confronti della figura della sciamana. Così Kim Keum-hwa subisce periodi di persecuzioni e in alcuni casi viene minacciata di morte.manshin06
La storia di questo straordinario e così inusuale personaggio si intreccia con la storia travagliata della Corea. Dalla guerra alla dominazione giapponese al governo fantoccio, alla guerra di Corea propriamente detta ai problemi della divisione del Paese. Soltanto col New Community Movenent degli anni 70 comincia una fase di maggiore apertura che tende ad accogliere non solo il nuovo nella società e nella cultura coreana ma anche quegli aspetti più tradizionali come lo sciamanesimo che fino ad allora erano stati combattuti.
Ma sarà soprattutto a partire dagli anni 80 che la nostra protagonista sarà acclamata come grande patrimonio nazionale. La stampa e i media si occupano della sua vita avventurosa così intrecciata alla storia del Paese. Cominciano le numerose apparizioni televisive in programmi di successo. C’è chi la critica per questo, ma lei sa difendersi con disinvoltura. In realtà usa la TV come usa i ventagli, i costumi e quant’altro possa contribuire alla sua attività.manshin-ten-thousand-spirits.jpg
La voce narrante opportunamente ci fa capire che in realtà la maggioranza dei coreani ha sempre avuto un atteggiamento contraddittorio verso lo sciamanesimo: di ufficiale assoluta ostilità, salvo poi nell’intimo di ciascuno fare appello alle forze che esso riesce ad evocare nel caso di bisogno o di fronte alle avversità della vita. Un dualismo veramente notevole.
Singolare infine l’ultima bella scena del film, nella quale il regista genialmente mette insieme in una surreale contemporaneità le tre “versioni” della nostra sciamana.
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