“The age of shadows” (Kor 2016) di Kim Jee-Woon

Il cinema coreano riscopre la Resistenza

 


(marino demata) Il cinema Coreano riscopre il buio periodo della storia del Paese (e della vicina Cina) caratterizzato dalla dominazione giapponese. Nasce così un filone cinematografico di tipo resistenziale anche a Seul. Ed è veramente singolare che ci siano voluti 70 anni per vedere alcuni film che fanno espresso riferimento alla odiata dominazione giapponese e alle capacità organizzative della resistenza di coreani e cinesi. Tutto questo mentre in Europa  film sulla Resistenza al fascismo e al nazismo sono stati realizzati appena all’indomani della Liberazione fin per quasi un tentennio. Un tale silenzio del cinema coreano si può spiegare solo con un senso di ritegno (o di vergogna) tipicamente orientale per quello che si considera un affronto storico subito e una stagione che per molti sarebbe meglio dimenticare.
La recentissima riscoperta di quel periodo da parte del cinema coreano ha già portato ad opere di un cero spessore, alcune delle quali sono state presentate nel corso della 15/a edizione del Florence Korea Film Fest. Ci riferiamo al bellissimo bianco e nero Dong-Ju: The portrait of a poet!, ai riferimenti al periodo e alla dominazione presenti anche nell’ultimo film di Park Chan-Wook,  The handmaiden, e a quest’opera, The age of Shadows, molto apprezzata in patria e all’estero, al punto da essere scelto a rappresentare il cinema coreano in concorso per gli Oscar quale migliore film straniero.The Age of Shadows 5.jpg
Il regista e sceneggiatore Kim Jee-woon viene da una consistente esperienza cinematografica, che comprende alcune opere molto apprezzate, tra le quali si distinguono The Good, the Bad and the Weird, che riecheggia fin nel titolo i modi cinematografici di Sergio Leone,  e A Tale of Two Sisters e I Saw the Devil. Che sono titoli che probabilmente superano nella loro intrigante bellezza l’attuale The age of Shadows, che però ha ben diverse ambizioni. Infatti è proprio su questo film che Kim Jee-Woon punta per offrire una prova di bravura su un tema, come si diceva, scabroso e che necessita di bravura nella direzione di scene con la presenza di grandi masse o altre volte comunque con una pluralità di attori impegnate in dialoghi o azioni serratissime. Ne viene fuori un film che riecheggia gli autori preferiti da Kim Jee-Woon, e cioà Martin Scorsese, Brian De Palma e Carol Reed soprattutto per esser quest’ultimo un autore che è riuscito molto bene a dire la sua sul genere spy story e thriller. The Age of Shadows 7
La storia, ambientata nel 1920, che è l’anno in cui, dopo ben 15 anni di oppressione giapponese, in Corea e in Cina la Resistenza riesce a trovare il modo di organizzarsi, ha fondamentalmente tre personaggi: il leader della Resistenza, Kim Woo-jin (Gong Yoo), che ha recentemente interpretato anche il film horror di Yeon Sang-Ho Train to Busan, l’arcigno agente giapponese Hashimoto, che vorrebbe sgominare la resistenza e mantenere la Corea docile sotto il dominio del Sol Levante, e il protagonista, Lee (Kang-ho Song), capitano coreano che lavora per la polizia giapponese e fa dunque parte di quella schiera di cosiddetti collaborazionisti, che non mancano mai in situazioni simili di dominazioni stranire (noi ne abbiamo chiara l’idea dalla storia e da tanti film sulla dominazione nazista nella Francia di Vichy e nell’Italia nella Repubblica di Salò, oltre che in molte alte simili situazioni europee).
Lee è il personaggio più problematico e dialettico del film. Lo vediamo all’inizio a capo di un plotone di soldati a caccia di un importante membro della resistenza, che viene scovato: Lee è l’unico veramente interessato a prendere vivo il suo nemico, mentre tutti i soldati farebbero volentieri giustizia sommaria, ma non può impedire che il suo uomo si tolga la vita per non finire nelle mani della polizia giapponese. Ma Lee, che viene incaricato di infiltrarsi nelle maglie della resistenza e di fare il doppio gioco, in realtà ben presto comincia a vacillare sul proseguimento della sua lealtà ai capi giapponesi e comincia un pericoloso triplo gioco aiutando sostanzialmente la resistenza, malgrado la presenza di altri agenti che il comando giapponese, molto restio a concedergli incondizionata fiducia, gli ha mandato alle calcagna. The Age of Shadows 3
Insomma si presentano nella prima parte del film tutti gli ingredienti della spy story di fronte allo spettatore, che non può certo rimanere disinteressato di fronte alla tela degli intrighi, ambiguità e tradimenti degli agenti che si vendono o che passano con disinvoltura dall’uno all’altro lato della barricata.
Ma è la seconda parte del film che riserva più di una sorpresa, con il proposito della resistenza di far arrivare a Seul via treno un carico di esplosivo, col quale dovrebbe iniziarsi una stagione di attentati. Con l’esplosivo si mettono in viaggio importanti membri della resistenza, tutti  con destinazione Seul, ma anche gli agenti giapponesi, in primis Lee. Naturalmente le nostre note e recensioni non vogliono mai essere spoiler e non rovinare il piacere della scoperta per lo spettatore e quindi ci limitiamo ad affermare che la lunga scena del treno rappresenta sicuramente il pezzo forte, o scena madre, dell’intero film, con una spettacolarità garantita dalla presenza delle due fazioni in campo e dallo scatenarsi di frenetici momenti di azione che trasformano questa parte del film in vero e proprio action movie. Lo stesso può dirsi per la sequenza immediatamente successiva, quella della stazione di Seul, ugualmente frenetica e densa di suspense.The Age of Shadows 6
La cosa più importante per il regista è mostrarci la storia, basata su spionaggio e controspionaggio, con gli occhi di Lee, cioè col personaggio più instabile e problematico, pieno di dubbi e ripensamenti, continuamente in conflitto tra il senso del dovere e l’attaccamento al suo Paese e di conseguenza a chi lotta per esso. L’attore che lo interpreta, Kang-ho Song,  è veramente eccellente e abbiamo avuto d’altra parte la sorte di ammirarlo in film come Snowpiercer e Thirst. Si tratta di una delle star più acclamate del novo cinema coreano.

 

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