“Dong-Ju: The portrait of a poet” (Kor. 2016) di Lee Joon-Ik

Un’opera di grande finezza

(marino demata) Il nuovo interesse di alcuni registi coreani per il periodo della resistenza alla dominazione giapponese su vaste zone del continente asiatico, tra le quali la Corea, trova uno dei suoi  prodotti più ispirati e toccanti nel film Dong-Ju: The portrait of a poet . Il regista, Lee Joon-Ik, aveva ricevuto già molti consensi grazie ad una filmografia ricca di titoli interessanti e di opere di successo, tra le quali è da segnalare innanzitutto King and the Clown (2005), film storico riferito al periodo del XIII secolo, campione di incassi in patria e inviato a rappresentare il Paese come candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera.  Notevoli anche le realizzazioni di Once Upon a Time in a Battlefield (2003), Radio Star (2006), e Hope (2013).Dong ju2
In Dong-Ju: The portrait of a poet il regista si serve di un bianco e nero volutamente scialbo e con pochi contrasti, e con una pellicola a volte sgranata come si trattasse di un documentario dell’epoca: una scelta questa che tradisce la volontà di non affidarsi alla fotografia per esaltare la forte dialettica presente nel film, né la drammaticità di alcune situazioni, ritenendoli probabilmente espedienti esteriori e non necessari per una storia che è in grado, con la sola scarna descrizione, di emozionare, indignare e commuovere senza forzature tecniche.
E’ la storia innanzitutto del rapporto tra due cugini, nati e cresciuti in Corea durante la dominazione giapponese: Mong-gyu, temperamento più proclive all’azione che, senza tralasciare i suoi studi, si collega prima al Partito Comunista e poi al movimento di liberazione e di lotta della Corea contro l’oppressione giapponese, e Dong-Ju, che pur condividendo in gran parte le idee del cugino, coltiva la sua grande passione per la poesia sognando un giorno di veder pubblicate le sue opere. Dong ju5
Quando è il momento di iscriversi all’Università, i due cugini decidono di recarsi in Giappone, ove però Dong-Ju, al contrari di suo cugino, non viene ammesso all’Università imperiale e si iscrive quindi ad un’Università di Tokio, per passare poi a Kyoto. Nel frattempo l’attività cospirativa di Mong-gyu diveta sempre più frenetica, tesa a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone nel movimento di liberazione della Corea dal Giappone, il che porta con sé molti rischi che la sua opera politica venga scoperta. Così infatti accadrà, ma sarà proprio Dong-Ju il primo ad essere imprigionato con l’accusa di cospirazione contro i Giappone. Altri capi di accusa riguarderanno la sua attività di poeta in lingua coreana, il cui uso era assolutamente vietato in Giappone, e il senso di malessere presente nelle sue poesie, interpretato anche in questo caso in senso anti-nipponico.  Fu condannato a due anni di reclusione con la motivazione di reato di opinione e rinchiuso nel carcere di Fukuoka.  Nel film viene adombrata l’ipotesi  che i notevoli malanni di cui sarà vittima in carcere, assieme alla mancanza di forze, sia stata procurata dagli esperimenti che venivano praticati sui detenuti. Gli vennero infatti prescritte tre iniezioni settimanali, attraverso le quali gli veniva iniettata acqua di mare o altre sostanze nocive. Dong ju4
La figura di Gong-Ju è mirabilmente tratteggiata anche grazie alla straordinaria e al tempo misurata interpretazione del giovane attore Kang Ha-neul, capace di esprimere nel modo migliore il desiderio ispirato di espressione poetica di Dong-Ju, le ansie e i timori per il deteriorarsi della situazione: Dong Ju partiva dalla convinzione che attraverso la poesia e la letteratura si potessero toccare gli animi e le sensibilità di migliaia di persone. Ad un certo punto, nel momenti più alto della sua attività poetica, decide di aprire una rivista di cui diventa una sorta di reporter.  Da rimarcare una parte molto toccante del film, costituita  dall’affacciarsi  nel suo animo di un amore che, pur corrisposto attraverso gli  sguardi complici, resta in massima parte inespresso. Oggetto del suo interesse è  la figlia di un professore universitario, fiero oppositore del regime, che aveva consigliato il poeta di far tradurre le sue poesie in inglese. Bellissima la scena nella quale in un bar la ragazza riporta a Ding-Ju le poesie lette e studiate dal padre e i riferimenti dei possibili traduttori in inglese. Il poeta però rivela alla ragazza la necessità di fuggire e di ritornare in Corea.Dong ju6.jpg
Da sottolineare anche l’interpretazione di Park Jeong-min nel ruolo del cugino del poeta, Mong-gyu: il personaggio che interpreta  è consapevole che la sua vita è dedicata alla lotta per l’indipendenza della Corea è sottoposta a tensioni e rischi  e vorrebbe coinvolgere il meno possibile il cugino alla causa. Lo incita a continuare a scrivere poesie, gli procura i libri dei suoi poeti preferiti, ha  atteggiamento protettivo molto ben reso attraverso la sua recitazione. La sua interpretazione del giovane che sogna la rivoluzione, che impegna la sua vita per questa causa, pur non essendo ancora mature le condizioni storiche per portarla avanti, è il risultato sicuramente dell’ottimo lavoro di regia, ma anche della capacità dell’attore di calarsi pienamente nel personaggio, a tal punto che non possiamo dubitare che egli creda fermamente nella validità storica delle idee che riesce a comunicare .
Un film veramente ispirato, ove si alternano gioie e momenti malinconici: un grande affresco della vita di due giovani in un arduo tornante della storia del loro Paese e dell’intero continente asiatico.

 

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