“Train to Busan” (Kor. 2016) di Yeon Sang-ho

Tra horror e action movie 


(marino demata) Yeon Sang-ho è un film maker  notissimo in Corea, e non solo, per aver realizzato molti film di animazione, nella maggior parte legati al genere horror o thriller. Passa con Train to Busan per la prima volta al cinema con attori in carne ed ossa e realizza un’esperienza che risulterà poi essere di grandissimo successo in Corea e in molti altri Paesi, raccogliendo consensi anche la Festival di Cannes e alla Festa del Cinema di Roma.
Per il suo esordio con gli attori confeziona un film a metà strada tra l’horror e l’action movie, imprimendo in esso un ritmo sfrenato e mozzafiato, che riesce a tenere incollati gli spettatori alle poltrone. Soprattutto, naturalmente, per i numerosissimi appassionati del genere.  E riesce anche ad individuare, in maniera del tutto originale,  il luogo adatto ove possano scatenarsi le azioni più impreviste, e dove il regno dell’horror possa avere incontrastato potere: i vagoni di un treno.
A Seul uno spregiudicato broker finanziario, Seok-woo (Yoo Gong), divorziato, molto più impegnato negli affari che nella cura della propria famiglia, ha una improvvisa crisi di coscienza di fronte alla figlia che gli chiede di accompagnarla a Busan dalla madre, accettando di buon grado di rinunziare per un giorno al suo business.  Da questo momento in poi l’ambientazione del film si sposta dai quartieri “bene” di Seul, nella grigia malinconia della sera, ai vagoni del treno veloce che dovrà percorrere gli oltre 450 km da Seul a Busan.  Train to Busan 8.jpg
Lì facciamo conoscenza con alcuni dei personaggi chiave del viaggio: una squadra di giovani giocatori di base-ball, una ragazza incinta con il marito un po’ “grossier”, alcuni persone che portano sul viso i segni di una vita sofferta e problematica, uomini di affari e di potere.  Tutto sembra procedere tranquillamente, quando una delle ragazza sul treno sembra essere in preda a convulsioni.  In realtà la ragazza è infetta e pronta a contagiare chiunque le capiti a tiro. Toccherà ad una delle hostess del treno provare per prima i micidiali morsi della ragazza, che immediatamente lo spettatore identificherà con il genere degli zombie.
Da questo omento in poi si scatena il caos più completo nel treno con il contagio che si diffonderà in maniera esponenziale tra la maggior parte dei viaggiatori e con una parte di essi impegnata, correndo da un vagone all’altro, ad evitarlo.Train to Busan
La sosta presso una stazione intermedia non farà altro che accentuare il caos e il numero dei poco graditi ospiti del treno. Tutto questo offre al regista l’occasione per sequenze mozzafiato ad alto livello di adrenalina. I tentativi di chiedere aiuto alle autorità sono vani perché ormai il male si è diffuso in brevissimo tempo nell’intero Paese e quindi i pochi malcapitati viaggiatori, che sono riusciti ad evitare di essere infettati dal micidiale morbo, dovranno vedersela da soli.
Il film centra perfettamente l’obiettivo di creare due ore di intrattenimento puro e molto godibile. Ma il film non è solo questo. Noi siamo abituati a verificare nei film di zombie una serie di significati sotto traccia, di metafore che danno un significa  “altro” al film rispetto a ciò che immediatamente appare allo spettatore.
E Train to Busan non fa eccezione. Anzi abbonda di significati non solo metaforici, ma anche espliciti, perché la composizione sociale dei viaggiatori, i loro comportamenti, la noncuranza delle autorità, disegnano un quadro estremamente ed esplicitamente critico sulla Corea del Sud di oggi.
Innanzitutto colpisce l’impotenza ma anche il disimpegno delle autorità, incapaci di offrire aiuto o di predisporre piani di emergenza. Dalle autorità arrivano solo le notizie catastrofiche  sulle varie stazioni impraticabili che il treno attraverserà. Colpisce però il fatto che uno dei passeggeri del treno, uomo altolocato e di potere, telefona alle autorità per raccomandare se stesso, trovando quanto meno attenzione e ascolto. Train To Busan9
E a questo proposito immediatamente si delineano due tipologie tra i passeggeri non infettati dagli zombie: in alcuni il dramma che si sta vivendo fa emergere infatti un senso di diffusa solidarietà e di unità di fronte alla comune minaccia, mentre in altri prevale lo spirito egoistico, il senso del “mors tua vita mea”, che il regista ci fa riconoscere soprattutto nei rappresentanti del mondo del potere, degli affari e della finanza. Con la sola eccezione del broker finanziario Seok-woo che trova in quella drammatica situazione, la possibilità di un riscatto morale e solidaristico. Ed anche questo personaggio è sintomatico: all’inizio, in treno, quando rivela la sua professione, viene immediatamente apostrofato come “sanguisuga” o “pescecane”; e questo la dice lunga sulla credibilità in Corea di questo tipo di professioni.
Ben presto dunque ci si rende conto che il significato vero del film è sotteso alla spettacolarità che si manifesta nell’immediatezza. Il film è in realtà una denuncia dei mali di oggi della società neocapitalistica coreana e della corruzione delle classi dirigenti e del sistema che si è andato sedimentando negli ultimi decenni. Train To-Busan05.jpg
Il film è fortemente influenzato anche da Snowpiercer, altro punto di riferimento della cinematografia della Corea del Sud, diretto dal più famoso Bong Joon-ho, e ispirato da una serie di fumetti francese. Anche in quel caso troviamo come ambiente un treno. E anche in quel caso la violenza passa tra le classi sociali, che sono rigidamente distribuite nelle varie classi del treno. La differenza però consiste nel fatto che in Snowpiercer l’ambientazione è collocata in un futuro distopico, anche se la metafora verso i mali che affliggono la società, a partire dalle marcate diseguaglianze, è più che mai trasparente. In Train to Busan invece siamo in un presente possibile che già evoca tutti i mali e i difetti della realtà attuale.
Dobbiamo dare atto al regista Yeon Sang-ho di aver colto l’occasione di un film molto accattivante per il gran pubblico, per portare avanti, neanche tanto sotto traccia, un discorso sociale e politico di feroce critica alla società del suo tempo e del suo Paese. E soprattutto va tenuto presente che il regista non è nuovo a tali discorsi. Infatti fin dalla sua prima opera a cartoni animati, The king of pigs, Yeon Sang-ho ha costruito una storia che ha come iniziale ambiente le quattro mura di un’aula scolastica, vero microcosmo della società, ove le logiche educative più becere e autoritarie creano una generazione di giovani che seguono il sistema del branco, ove leaderismo, bullismo e violenza di ogni tipo sono l’inevitabile corollario.
Per ritornare a Train to Busan, il regista si è cimentato anche con un prequel, nel quale è possibile capire come nasce il morbo che infetterà la maggior parte della società. Caratteristica anche del prequel, intitolato Seul Station,  è che si tratta anche in questo caso di un film di animazione.

 

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