“L’altra faccia dell’amore” (UK 1970) di Ken Russell

Dal genio di Ken Russell un biopic assolutamente innovativo 


(marino demata) Ken Russell fu un grande innovatore nel modo di fare cinema. E come tutti gli innovatori fu molto amato e molto odiato. Il suo modo nuovo di fare cinema emerge già nel 1962 allorchè viene incaricato dalla BBC di curare una serie di biografie di grandi musicisti: già in questo caso si nota tutta la carica dirompente del regista inglese, atteso che le biografie non hanno nulla dei modi tradizionali coi quali venivano confezionati tali prodotti per la TV. Russell coniuga in un tutto armonico storia del compositore, con un occhio particolare agli aspetti psicologici, con la musica, mai fuori posto e sempre appropriata a fornire un quadro completo dei momenti della vita di ciascun autore.
Nell’opera che stiamo esaminando, L’altra faccia dell’amore (titolo originale The music lovers) del 1970 Russell fa tesoro della sua esperienza innovativa con le brevi biografie per la TV e dilatando  e, approfondendo i temi della vita e dell’opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij, realizza un film che rappresenta una pietra miliare e un richiamo a tutti su come dovrebbe essere impostato quel genere “biopic”, da sempre in grande moda, ma capace, richiamandosi ai canoni tradizionali, di produrre opere stucchevoli, per non dire a volte veramente orrende.L'altra faccia 4
Il film parte dalla prima esecuzione di Čajkovskij (Richard Chamberlain) 
di un suo con concerto presso il Conservatorio di musica di Mosca, in un’aula gremita che apprezza con entusiasmo l’esecuzione del giovane compositore. Ma una voce fuori dal coro è rappresentata da Rubinštejn, direttore del Conservatorio, che muove molti appunti all’opera del giovane compositore, suscitando una reazione adirata.
Ben pesto il compositore viene protetto dalla ricchissima vedova Nedeshda Von Meck, fervente ammiratrice della sua musica, ma anche segretamente innamorata del musicista, che decide di offrirgli un vitalizio perché dedichi tutto il suo tempo alla composizione di opere.
La svolta nella vita del compositore sarà costituita dall’incauto accoglimento delle richieste di matrimonio da parte dell’avventuriera
Antonina Ivanovna Miljukova (Glenda Jackson) . Un’unione che gli procurerà molti problemi e che tra l’altro non sarà mai consumata a causa dell’impotenza di Čajkovskij, che giustamente il regista rinvia ad un accentuato complesso di Edipo ed ossessione verso il ricordo della morte della madre, immersa nell’acqua bollente come estremo rimedio per combattere l’infezione di colera e anche alla sua latente omosessualità, in qualche modo auto-dominata e rimossa per evitare danni alla sua carriera. A tale proposito c’è da ricordare che Russell è stato criticato per aver mostrato  nel film l’immagine del compositore come omosessuale. In un’intervista pochi mesi dopo l’uscita del film nelle sale, nel 1970, il regista puntualizza che quando ha contrattato con la United Artists la realizzazione del film, ha ben chiarito che non si sarebbe servito della versione russa della vita di Čajkovskij. In Russia infatti hanno sempre negato l’omosessualità del compositore. Ma Russell si è affidato ad altre fonti assolutamente inconfutabili.L'altra faccia 6.JPG
Russell realizza un film alla sua maniera, da molti considerato “eccessivo” o “visionario” (sono questi gli aggettivi che di solito, propriamente o impropriamente vengono usato per il suo cinema), ma innanzitutto fedele alla biografia del musicista, e, in questa fedeltà, ricrea un incredibile mix di realtà, sogno, incubo e musica.
E’ vero che a Russell non piacciono le mezze misure, il perbenismo, il politically correct, come diremmo oggi.  Russell ama uno stile che trasborda e che va oltre le righe: lui detesta i canoni e le regole e per questo fu odiatissimo dal mondo di Hollywood, di un odio perfettamente ricambiato.
Ne viene fuori un film pieno di autentico pathos, ove la musica diventa la componente essenziale e la motivazione di quasi tutte le azioni e viene utilizzata nel film nella maniera più perfettamente esemplare possibile, in un continuo rimando dialettico tra immagini e colonna sonora, ove spesso lo spettatore, travolto da ciò che vede e ciò che sente, dubita se la musica si adatti alle scene, o viceversa se le scene sono girate un funzione della musica. La verità è che qui Russell riesce a creare un amalgama inimmaginato tra i due elementi essenziali del film.  La stesso uso della macchina da presa, coi consueti movimenti arditi e inusuali per il cinema classico, contribuisce a creare  contrappunti straordinari alla colonna sonora.L'altra faccia
Russell ha parlato spesso di questo suo film, anche per rispondere, come soleva fare e fece anche in altre occasioni,  alle critiche dei suoi detrattori. Ad esempio la critica relativa all’andamento eccessivamente lento di alcune sequenza, come quelle ove Čajkovskij sogna o immagina una vita tranquilla e serena (lo vediamo correre felice nei campi con la sorella, oppure in barca a remare ), a volte accentuando la lentezza con l’uso del ralenty, sono, come dice il regista, in funzione ironica, con riprese simili a quelle delle pubblicità televisive, naturalmente per ben altri scopi: “il film è sui sogni e sulla falsità della vita in un mondo di sogni”.
Si è parlato di tutto, a proposito di questo film e naturalmente, col passare degli anni, esso è apparso ai detrattori fortemente appesantito dal tempo. Ma questa è veramente una ovvietà: ogni opera va contestualizzata ed è del tutto naturale che esaminarla senza tener conto dei tempi, delle situazioni storiche, e perfino delle tecniche in uso porta a giudizi assolutamente inaccettabili (si pensi che si  è parlato in tempi recenti a proposito di questo film come di vera e propria carnevalata!)L'altra faccia 5.JPG
Tra l’altro il film presenta anche alcune scene veramente memorabili ed esemplari. Ne citiamo due su tutte: la frenetica scena della notte di nozze sul treno, che è tutto un alternarsi di luci e ombre, tra la completa nudità di Antonina e la drammatica impossibilità del marito ad amarla e perfino di toccarla, e poi la scena del manicomio ove viene rinchiusa la stessa
Antonina, ove spiccano le capacità della giovanissima Glenda Jackson e la sua statura drammatica che già lasciano presagire la luminosa carriera che le sarà riservata.
La verità è che il film, come tanti film di Ken Russell, riserva ancora tante emozioni e si fa ammirare ancora oggi per la sua bellezza, per la sua dialettica tra sogno e realtà, per il suo andamento frenetico, per l’uso assolutamente innovativo della musica.

 

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