“Old Boy” (Kor. 2003) di Park Chan-Wook

Vendetta, odio, passione e morte!

(marino demata) Siamo nel cuore della Trilogia della vendetta, costruita con grande maestria e sensibilità dal Park Chan-Wook, cioè uno dei progetti cinematografici più ambiziosi e di maggiore impatto visivo di questo primo scorcio di secolo. E siamo di fronte, nel contempo,  ad uno dei film più belli ed ispirati del regista coreano. Il tema della vendetta, che nel primo film, Mr. Vendetta emerge con grande forza nella seconda metà della pellicola, in questo film informa di sé l’intera storia, fin dalle prime battute, e fino alle scene finali.
Per fermarci come al solito alle sole scene iniziali, apprendiamo che il protagonista, Oh Dae-su (Choi Min-sik), appartenete alla classe medio borghese,  è sotto custodia della polizia per essere stato trovato in alto stato di intossicazione. Lì apprende per caso che quel giorno è anche il compleanno della figlia, sicché, quando un amico paga la cauzione per farlo uscire, egli si preoccupa di comprare un regalo per la bambina: due ali finte. Ma mentre sta per entrare in auto improvvisamente scompare. Il film sembra virare improvvisamente verso il mistero. Ma quest’ultimo sarà (si fa per dire) prontamente svelato: Oh Dae-su  è stato narcotizzato e rapito e si risveglia in un piccolo appartamento, dal quale non riesce in alcun modo ad uscire. oldboy still.jpg
Di fronte a quest’incipit così strano e misterioso il pubblico si pone le stesse domande del protagonista: perché si trova in quell’appartamento/prigione? Chi lo ha voluto lì dentro? E per quale motivo? Non c’è modo di uscire da quell’appartamento?  Personale del tutto asettico e non in grado di rispondere ad alcuna domanda porta ogni giorno il mangiare e si preoccupa di tenere pulito l’appartamento. L’unica sua compagnia è un televisore con pochi canali, dal quale però apprende che la moglie è stata uccisa, che la polizia sospetta di lui, e che nel frattempo la figlia è stata adottata da un’altra famiglia. Il mondi sembra crollargli addosso.Old boy2.jpg
Passano giorni, settimane, mesi e in Oh Dae-su cresce, oltre alla rabbia e alla voglia di vendicarsi, anche la consapevolezza che certamente il trattamento a lui riservato costituisce una vendetta per qualche comportamento tenuto in passato. Il pubblico può immaginare il lavorio mentale del prigioniero che cerca di esplorare il suo passato per ricercare e trovare le persone alle quali possa aver fatto del male e che per questo si stanno vendicando in maniera atroce con una prigionia che si protrarrà per anni.
La vendetta dunque è la chiara e trasparente motivazione di quello che sta capitando a Oh Dae-su. Ma contemporaneamente è anche il sentimento che lo tiene in vita: prima o poi uscirà e a sua volta dovrà vendicarsi dei suoi aguzzini.
Old boy3Ma indubbiamente l’aspetto più atroce della sua prigionia è costituito dal fatto che egli, in tutti gli anni che rimarrà imprigionato, non riuscirà mai a sapere i motivi di tale vendetta. Si tratterà di un tarlo che lo corroderà dall’interno del suo animo. Sarà stato qualcosa di importante o di insignificante? E Oh Dae-su risponde a sé stesso che essere un granello di sabbia o una roccia non fa nessuna differenza di fronte all’immensità del mare. E un’altra massima che egli ama ripetere a sé stesso è “ridi e il mondo riderà con te; piangi e tu piangerai da solo”.  E sulla difficoltà a trovare risposte alle questioni che egli stesso si pone egli dirà: “Tu non potrai trovare la giusta risposta se continuerai a porre la domanda sbagliata:” Insomma queste massime ed altre fanno comprendere allo spettatore lo stato spesso confusionale, in cui si trova il nostro protagonista.
Old boy4Molte altre sono le domande che lo spettatore si porrà, perché il regista ci porta con abilità al limite estremo nel quale non tutto viene svelato e chi guarda il film è di fronte all’alternativa se pazientare o abbandonarsi alle più diverse congetture. Siamo proprio all’interno di una sorta di tragedia greca! Ma c’è una domanda su tutte che vale la pena di porci fin da ora. La prigione nella quale è stato rinchiuso Oh Dae-su non è per caso, agli occhi del regista, la metafora di una prigione più ampia costituita dal mondo nel quale siamo tutti imprigionati?
Come per il primo film della Trilogia, anche in questo caso dunque siamo di fronte a vendette incrociate. Oh Dae-su è vittima di una atroce vendetta per qualcosa di cui non ricorda nulla. Ma in ogni caso attende di uscire alla luce del sole per scoprire chi è stato (e perché) a ridurlo in prigionia e a consumare a sua volta una atroce vendetta. Vendetta chiama vendetta dunque.
oldboy choi-min-sik-intervista-22023-1280x16.jpgPark accantona per questo film ogni analisi socio-politica sulla situazione in Corea e si concentra sul quadro psicologico (forse sarebbe i caso di dire “psicoanalitico”) dei personaggi, vittime e aspiranti esecutori della vendetta. Non mancano nel film altri riferimenti chiave a situazioni particolari, come essere posto, dai suoi carcerieri,  in stato di ipnosi e di allucinazione. Scorrono alcune bellissime scene e lo spettatore si chiede se sono reali o se sgorgano dalla mente allucinata di Oh Dae-su!
La verità è che ci troviamo di fronte ad un film straordinario, una delle tante scommesse vinte da Park, che usa toni poetici anche quando si tratta di mostraci la violenza nei rapporti tra gli uomini, tra i vincitori momentanei e gli sconfitti o quando si tratta di scene di sesso. C’è un  così poetico realismo che corre in tutto l’arco del film che non sempre è stato compreso fino in fondo. Se è vero, come è vero, che il film  addirittura non ha avuto il permesso di circolare degli Stati Uniti d’America, per l’eccessivo crudo realismo di alcune scene. Eppure proprio in America il film ha tentato anche un regista di grande spessore come Spike Lee, che ne ha dato una sua importante versione.
Diversa sorte al Festival di Cannes. Presidente della Giuria era un tal Quentin Tarantino che rimase colpito e ammirato dal film, a tal punto che convinse l’intera Giuria ad assegnare all’unanimità il premio speciale. Da quel momento Tarantino è diventato  un autentico fan di Park Chan-Wook ed ha seguito la sua intera carriera cinematografica. E a proposito di Old Boy ha esclamato: “E’ il film  che avrei voluto sempre girare!”
 
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