“I am not Madame Bovary” (Cina 2016) di Feng Xiaogang

Innovativo nella scrittura e nel testo

(marino demata) Il nuovo film di Feng  Xiaogang, I am not Madame Bovary, raccoglie successi meritati in molti Festival e si fa ammirare soprattutto per lo spirito innovativo che in esso ha saputo infondere il regista. Innovative sono sicuramente le modalità di scrittura del film e innovativa per molti versi è la storia.
Sul pano stilistico Xiaogang, ricordando(ci) che la pittura cinese tradizionale era sempre inserita all’interno di un tondo o di una pergamena, adotta per la massima parte le immagini racchiuse all’interno di un tondo per le scene (la maggioranza) girate nella provincia, mentre adotta il quadrato per quelle girate a Pechino, rinunciando poi ad entrambi i formati per il finale chiarificatore nel quale lo schermo si dilata fino a divenire un amplissimo rettangolo. Queste scelte di scrittura sono significative e consentono al regista di selezionare al massimo le figure che possano essere racchiuse nel tondo e la rinuncia a riempire lo schermo è compensata nella profondità della scena. Ne vengono fuori dei quadri veramente molto apprezzabili ove al massimo uno o due personaggi ai lati del cerchio racchiudono squarci della bellissima natura cinese visti nella loro massima profondità. i am not madame bovary 4 (2)
Sul piano della storia le innovazioni sono numerose. La prima e più importante è costituta dal fatto che si tratta di una storia al femminile, elemento notevole se si considera che le società orientali, Cina inclusa, sono prevalentemente maschiliste.  Il film infatti è la storia di una lunga lotta di una caparbia e tenace donna di provincia, Li i Xuelian (Fan Bingbing) contro l’ex marito, contro le convenzioni sociali, contro la burocrazia e contro il potere.
Una voce fuori campo ci racconta una breve storia all’inizio del film: alcuni romanzi e storie tramandate oralmente a partire dal XV secolo avevano come protagonista in negativo una donna chiamata Pan Jinlian, caratterizzata dalla sua spregiudicatezza nei confronti di valori tradizionali quali la fedeltà e la famiglia. In tutte le storie in cui è presente, Pan Jinlian tradisce questi valori e viene naturalmente additata come modello in negativo a cui assolutamente le donne non devono conformarsi. In una delle scene chiave del film,  Li Xuelian affronta il marito, mentre questi si trova in compagnia di amici e, nel vivo della discussione, e viene da lui apostrofata come una “Pan Jinlian”, cioè una delle offese più pesanti che si possa fare ad una donna cinese. Quest’episodio ci offre la chiave di lettura più chiara dell’intera vicenda, che ha avuto inizio alcuni anni prima, allorchè Li Xuelian e il marito decidono di comune accordo di chiedere un divorzio consensuale per aggirare le leggi cinesi ed avere una nuova casa più grande e per raggiungere altri scopi che lo spettatore comprenderà solo nelle scene finali del film. i am not madame bovary 5 (2)
Dunque si tratta di un divorzio formalmente ineccepibile, ma nella sostanza falso perché viziato da scopi diversi rispetto a quelli che solitamente spingono a tale atto. Il falso divorzio viene però furbamente interpretato alla lettera dal marito, che, sempre in maniera formalmente ineccepibile, si risposa, forma una nuova famiglia,  tradendo così il patto non scritto stipulato con la ex moglie.
Li Xuelian non ci sta ed apre una doppia battaglia per l’annullamento del divorzio perché a suo giudizio falso nella sua sostanza e per la sua riabilitazione come donna offesa dall’accusa di essere una Pan Jinlian.
Il regista per la verità lascia un po’ in secondo piano quest’ultimo aspetto e si concentra in massima parte sulla battaglia giudiziaria di Li Xuelian, in modo forse anche fin troppo dettagliato. La donna, rivoltasi ad un avvocato, fa appello contro la sentenza di divorzio. Respinto l’appello Li Xuelian si rivolge di volta in volta ai vari gradi di autorità senza ottenere alcuna soddisfazione, anzi finendo anche arrestata. Alla fine decide di recarsi a Pechino in occasione della annuale riunione dei delegati provinciali con i rappresentanti del Governo centrale. La donna riesce a parlare con il massimo delegato del Governo centrale e ad illustrare il suo caso, e insperatamente ottiene questi parli in termini entusiasti della sua battaglia. i'm not madame bovaryIn realtà il rappresentante del Governo utilizza il caso per rafforzare la lotta contro i mali tradizionali del potere periferico: la corruzione e l’immoralità e la scarsa attenzione ai problemi reali dei cittadini. Qui il regista affronta un altro aspetto in chiave apertamente innovativa, tanto che il film, sotto questa luce, può dirsi un nuovo capitolo della lotta tra cittadini e potere che nel cinema ha avuto tante altre belle pagine, ameno da “Il processo” di Orson Welles/Kafka in poi.
Il potere, contro il quale vanamente si scontra la protagonista, viene descritto dal regista come stupidamente burocratico, immorale, corrotto, ove i funzionari pensano prevalentemente alla propria carriera. Può sembrare strano e coraggioso che Feng si scagli così esplicitamente contro il potere; ma chi conosce la storia cinese ed anche l’attualità sa benissimo che la lotta contro l’immoralità, la corruzione e il carrierismo dei funzionari locali è uno degli obiettivi dichiarati del Governo centrale e probabilmente il film di Feng avrà irritato molti funzionari locali ma non certo il potere centrale. Ne è una prova il lungo discorso del rappresentante del Governo centrale davanti ai delegati provinciali, che utilizza proprio il caso di Li Xuelian per sferrare un attacco politico e morale contro i funzionari provinciali riuniti.i'm not madame bovary 4
Da rimarcare che tutte le scene nelle quali emergono i gravi limiti dei funzionari locali sono trattate dal regista non in maniera drammaticamente seria, ma con ironia e sarcasmo e a volte anche con senso del grottesco.
Il film, che rappresenta sicuramente l’opera migliore del regista, è impreziosito dalla grande interpretazione di Fan Bingbing, la quale in questa occasione è ritornata ad essere diretta dal Feng, che la aveva guidata  già nel 2003, agli inizi della sua carriera di attrice col film Cell phone. Da quei tempi in poi l’attrice è diventate una vera star nel panorama cinematografico cinese; ma in questa occasione è bravissima a dismettere i panni di protagonista di ruoli brillanti e ad indossare quelli di una umile, ma battagliera, donna di provincia. E’ la vera mattatrice del film, presente praticamente in tutte le scene e capace di calarsi alla perfezione in un personaggio per lei veramente insolito.
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