“Le cose che verranno” (Fr. 2016) di Mia Hansen-Løve

Orso d’Argento per la migliore regia. Da non perdere!

(marino demata) Siamo nella Francia governata da Sarkozy: le prime scene di Le cose che verranno della regista Mia Hansen-Løve sono caratterizzate da squarci di lotte studentesche. E’ il momento della riforma delle pensioni che mette a nudo tutto l’impianto antipopolare della politica del Governo francese. Picchetti di studenti  impegnati in una protesta anti-governativa sono davanti alla scuola per convincere gli incerti ad aderire allo sciopero. A qualcuno viene impedito di entrare.
Nathalie (Isabelle Huppert), docente di Filosofia in quel liceo si fa largo e intende tenere regolarmente la sua lezione in classe. Gradatamente riusciamo a sapere che Nathalie è stata anni prima una docente ben più impegnata socialmente e politicamente: iscritta per due anni al Partito Comunista, se ne è allontanata delusa, senza abdicare alle sue idee radicali, che però si sono andate ad affievolire col tempo. Ma Nathalie, lungi dal restare senza ancoraggi, continua ad essere in buona sostanza una docente dalle idee avanzate, perché ritiene che il compito fondamentale di un docente sia quello di insegnare agli alunni a pensare esclusivamente con la propria testa. E probabilmente una parte del pubblico penserà che nei tempi presenti, di lavaggio del cervello perpetrato da tanta TV, vari Media, stampa prezzolata, questo principio è veramente tanta roba: arrivare a pensare con la propria testa è la premessa per compiere scelte coraggiose ed anticonvenzionali.Le cose che verranno2.jpg
Assistiamo a qualche scorcio di lezione di Filosofia di Nathalie e comprendiamo che lei intende arrivare  a questo ambizioso obiettivo con l’aiuto dei suoi filosofi preferiti, Pascal e soprattutto Rousseau, entrambi più volte citati. Insomma Nathalie svolge nella migliore maniera possibile il suo lavoro, del quale, lo si capisce chiaramente, è innamorata.  E solo un professore di Filosofia innamorato del suo lavoro può trasmettere, come lei sa fare, l’amore e la passione per la Filosofia. La prova è che molti ex alunni, terminato il liceo, proseguono gli studi filosofici in vario modo e di tanto in tanto amano rivedere la loro professoressa per proseguire i discorsi iniziati in classe negli ani precedenti.Le cose che verranno5.jpg
Nathalie non si limita ad insegnare, ma scrive anche libri di Filosofia e cura una collana che ospita anche piccoli saggi di un suo ex alunno, Fabien (Roman Kolinka), che di tanto in tanto si reca dalla sua ex prof per informarla dei suoi progressi lungo una linea di pensiero (la contestazione globale e l’anarchismo), che Nathalie sente fuori dai suoi orizzonti culturali e politici, pur rispettandola.
Il quadro della vita quotidiana di Nathalie viene completato dalla regista con significativi squarci di vita famigliare: è sposata con Heinz (André Marcon), anch’egli professore di Filosofia, ma con una formazione molto più “moderata” della moglie, che gli ha consentito di non cambiare mai le proprie idee e non subire quelle evoluzioni che invece hanno investito periodicamente la formazione di Nathalie. Anch’egli ama il suo lavoro e i suoi punti di riferimento sembrano essere Schopenauer e Kant, che rintraccia nel concetto di Sublime due elementi fondamentali: “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. Le cose che verranno6.jpg
Il quadro si completa con un figlio e una figlia che assistono divertiti alle schermaglie filosofiche e non dei loro genitori, e con la madre di Nathalie, benestante ex modella, che, ormai malata e malandata, vive da sola nella sua casa, ma ossessivamente sente il bisogno di assistenza della figlia.
Dunque Mia Hansen-Løve riesce a tracciare un quadro abbastanza preciso della sua protagonista, che appare una donna saldamente strutturata, con una vita ricca di impegni tra scuola, casa editrice, famiglia, madre da assistere. Cosa succede in una persona così stabilmente ancorata ad abitudini, modalità di vita di un certo tipo che sembra non possano modificarsi mai, allorchè improvvisamente alcuni dei tasselli fondamentali della propria esistenza vengono meno? Quale sconvolgimento può accadere quando, senza che nulla lo lasciasse prevedere, e come per una sorta di destino improvviso, Heinz le confida candidamente di essere da tempo innamorato di un’altra donna con la quale intende andare a vivere? E ancora quando lei scopre  che la madre ha bisogno ormai di cure continue e pertanto dovrà essere ricoverata in una costosa clinica privata? E ancora quando riceve la telefonata da un’infermiera di tale clinica che comunica che la madre è morta? E quando la casa editrice decide di non ristampare più le sue opere?  Chiunque si troverebbe spiazzato di fronte a tali radicali e sconvolgenti cambiamenti, che eliminano nella personalità di Nathalie dei punti di riferimento che costituivano parte della propria stabilità, da farla  vacillare. Ma, come insegna proprio la Filosofia, le cose non si presentano mai con un unico significato e valore, ma hanno due facce dialettiche, che entrambe vanno tenute in considerazione. E allora allo sgretolamento delle antiche certezze si accompagna, come dialettico rovescio della medaglia, una improvvisa riacquistata libertà che, dopo la fase di comprensibile sbandamento, sarà compito della nostra protagonista  riempire con le proprie scelte autonome.Le cose-che-verranno-57.jpg
Qui vogliamo fermarci, rassicurando i nostri lettori che non siamo entrati nel territorio dello “spoiler” e non abbiamo rovinato il piacere che ciascuno potrà avere nel vedere questo ennesimo bellissimo film di una regista piena di talento come Mia Hansen-Løve. Perché quello che finora abbiamo descritto costruisce la premessa di uno svolgimento che dovrà mostrarci il modo col quale Nathalie riuscirà a coniugare il destino con la propria libertà di scelta e di iniziative. Sì, perché, a nostro giudizio, la fondamentale chiave di lettura di questo film è lo sviluppo nella protagonista del rapporto dialettico tra il destino e la libertà di scelte che dovrà operare,  che la porteranno su strade fino ad allora impensate.
Certo lo sconvolgimento sarà forte, ma alcuni punti cardine non muteranno, come l’amore per la propria professione.  In una delle tante incursioni della macchina da presa all’interno della classe liceale, dopo tutto quello che le è capitato, troviamo Nathalie come al solito entusiasta nel fare lezione e impegnata a far apprezzare ai suoi alunni un bellissimo brano di Rousseau da “La Nouvelle Eloise”. Tanto bello e denso di riflessioni appropriate allo stato d’animo della protagonista che val la pena di riportarlo qui per i nostri lettori: “Finché si desidera si può fare a meno di essere felici: perché si aspetta di esserlo. Se la felicità non arriva, la speranza si prolunga, e l’ incanto dell’ illusione dura quanto la passione che lo provoca. Così, questo stato, è sufficiente a se stesso. E l’ inquietudine che esso procura è una specie di godimento che supplisce alla realtà. E forse è migliore. Guai a chi non desidera più niente. Perde, per così dire, tutto quanto possiede. Si gode meno di ciò che si ottiene che di ciò che si spera. Non si è felici che prima di essere felici“.
Con questo film Mia Hansen-Løve mette a segno un altro grande successo, l’Orso d’Argento quale migliore regista a Berlino,  lungo una carriera ancora breve (cinque film fino ad ora), ma costellata sempre di riconoscimenti.  Il film è riuscitissimo ed privo di sbavature. Aggiungiamo che tra l’altro il film ha anche un risvolto autobiografico: anche la regista ha avuto i suoi genitori entrambi docenti di Filosofia ai Licei ed ha assistito anche lei, proprio come i figli della nostra protagonista, al loro divorzio.Le cose che verranno3.jpgIl film è ricchissimo di citazioni, oltre quelle che abbiamo già riportato sopra. Il suo ex alunno, Fabien, è impegnato nella scrittura di un lavoro sulla Scuola di Francoforte e sui suoi massimi esponenti, quali Horkheimer e Adorno, che ritiene sempre attualissimi (“dopo tutto il mondo è sempre uguale”).  In un’altra scena Nathalie è col marito e i figli in gita nella loro casa in Bretagna e significativamente sostano a lungo sulla tomba di Chateaubriand, romanticamente situata proprio di fronte al mare. Ma, oltre alle numerose citazioni filosofiche e letterarie, non manca anche una citazione cinematografica, che è un chiaro omaggio ad un grande del cinema scomparso proprio ne corso della lavorazione (o pre-produzione) di questo film: Abbas Kiarostami. Nathalie è da sola al cinema e sullo schermo scorre una scena della penultima opera del regista iraniano, Copia conforme, il film che il regista ha girato in Toscana, con un’altra stella del cinema francese, Juliette Binoche.
Infine un nota a parte merita la straordinaria interpretazione di Isabelle Huppert, che è veramente perfetta nel suo personaggio, che interpreta con estrema naturalezza e capacità di identificazione, tanto da sembrare che abbia sempre vissuto anche la propria vita privata esattamente come Nathalie.
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