“Personal shopper” (Fr. 2016) di Olivier Assayas

Straordinario thriller psicologico e molto altro


(marino demata) Con Personal shopper Olivier Assayas si conferma uno dei registi francesi contemporanei più interessanti. Lo ha giustamente riconosciuto anche la Giuria di Cannes 2016 presieduta da Claude Miller, che gli ha attribuito uno dei più alti riconoscimenti, cioè il premio alla migliore regia. E in effetti Personal shopper è un film di regia, ove la mano e il talento di Assayas prevalgono su tutto il resto, e perfino in qualche aspetto sacrificando il giovane talento della protagonista, la ventisettenne   Kristen Stewart, che Assayas impone che non sia mai ripresa in primo piano per esigenze di sceneggiatura e per scelte di fotografia in omaggio alla logica che privilegia su tutto il miglior andamento possibile del film e della storia in esso narrata.Personal schuter
La Stewart interpreta il personaggio di Maureen Cartwright, giovane donna americana che vive a Parigi, alle prese con un lavoro, quello del personal shopper di una famosa diva, che la costringe a frenetiche corse da una boutique all’altra, da famose firme dell’alta moda a Cartier per acquisire le ultime novità nel campo dei gioielli: un lavoro che lei stessa dichiara di non amare molto, ma che le consente di poter restare a Parigi.
Perché è così importante per Maureen restare a Parigi? E qui entriamo nel secondo aspetto, così dissimile dal primo, della vita della donna: a Parigi da poco è morto il suo fratello gemello Lewis per una malformazione cardiaca che è uguale a quella della quale soffre anche lei. Entrambi sono stati ferventi cultori dello spiritismo, hanno appassionatamente coltivato questa materia, anche perché entrambi dotati di una sensibilità assolutamente fuori dal comune, che li ha portati sempre ad avvertire, quando si manifestavano,  presenze immateriali attorno a loro. Maureen e Lewis avevano stipulato il patto che,in caso di morte di uno dei due, il sopravvissuto avrebbe dovuto ricevere un “segno” dall’altro. Dunque la presenza di Maureen a Parigi è principalmente finalizzata a cogliere i segni del fratello per poi congedarsi nel modo più amorevole possibile da esso. Personal shopper.jpg
La prima scena del film già ci introduce a questa sorta di “missione” di Maureen. In un’atmosfera malinconica e densa di ombre, all’imbrunire, la giovane donna riceve le chiavi della villa ove era vissuto Lewis con la sua compagna. La casa è abbandonata e piuttosto malandata, proprio come in qualche modo impongono i canoni del “genere” , che Assayas in questo caso non disdegna di seguire La notte arriva presto e la luce elettrica è stata staccata da tempo. Cominciano ad accadere cose strane, in qualche modo auspicate da Maureen, nelle quali spera di poter riconoscere lo spirito del fratello. Compaiono ombre, suoni sconnessi e una croce disegnata sul muro delle scale. Ma nulla che con sicurezza possa ricondursi al fratello.
Il tentativo di stabilire un contatto proseguirà lungo tutto l’arco della storia narrata nel film, fino alla scena finale. Maureen estende la propria ricerca alle fondamenta dello spiritismo e scopre in un non lontano passato l’attività nel campo dello spiritismo di un’artista che coi suoi dipinti precorre il moderno astrattismo, a tal punto da essere convinta che nessuno dei critici contemporanei possa comprendere la sua arte. Ed è così convinta di ciò che stabilisce che dopo la sua morte i suo dipinti dovranno restare nascosti per altri venti anni.Personal shopper2
Ma non basta: Maureen approfondisce anche il senso e i contenuti del profondo interesse di Victor Hugo per lo spiritismo e, grazie a Lara, la vedova di suo fratello,  entra in possesso di un vecchio filmato TV degli anni sessanta relativo ad alcune sedute spiritiche condotte dallo scrittore durante il suo esilio nell’isola di Jersey. Da notare che il vecchio filmato altro non è che un film nel film. Si tratta infatti di un “falso” vecchio filmato girato appositamente da Assayas dal titolo “Victor Hugo à Jersey”. E’ una piccola stravaganza o licenza, che dir si voglia, che si concede il regista nel contesto di un film che ha invece rigore ed essenzialità tali da  non offrire concessioni a nulla che non sia quanto presente nella sceneggiatura e nella linearità quasi geometrica della storia.
Lo spettatore continuerà ad assistere ai tentativi e alle ricerche e alle attese di un segno del fratello da parte di Maureen, ma i risultati sono sempre  poco soddisfacenti o comunque interlocutori . Ma, in attesa dei segni del fantasma di Lewis, lo spettatore non perderà di vista l’attività lavorativa della giovane donna. Finalmente troveremo brevi sequenze nelle quali si incontra con la celebrità, di nome Kira, sempre molto frettolosamente: le due donne comunicano prevalentemente con messaggi e gli abiti e gli altri accessori vengono da Maureen semplicemente lasciati sul tavolo della sua abitazione. Vediamo sempre la nostra Maureen correre sul motorino per prendere l’Eurostar per Londra per fare altri acquisti. E a tal proposito in un’intervista Assayas ci assicura che non c’è controfigura: è proprio Kristen Stewart a sfrecciare in motorino per le strade di Parigi, in mezzo al traffico reale, senza che nulla sia stato preparato o artefatto, né le strade bloccate (un piccolo squarcio di Nouvelle Vague?).  Dunque La Stewart è brava anche a destreggiarsi in moto nel caotico traffico di Parigi. Personal shop44.jpg
Ma in generale diciamo che Kristen Stewart, che Assayas aveva già diretto nel suo film precedente, Clouds of Sils Maria, di cui il presente film è in certo senso il prolungamento, dimostra, interpretando questa volta il ruolo di protagonista assoluta, di essere un vero e proprio animale cinematografico, cioè già un’attrice di razza capace di tenere autorevolmente la scene quasi sempre da sola (e parliamo anche delle scene più importanti). Si prenda ad esempio la scena nella prima parte del film ove Assayas vuole farci conoscere da vicino la protagonista e il suo modo di pensare e di operare. Pur essendo una scena lunga, il dialogo è quasi assente, perché la macchina da presa segue il personaggio mentre è in metropolita e mentre consulta il suo immancabile cell, e poi cammina lungo le strade e quindi comincia la sua giornata di lavoro da Personal shopper  recandosi in una delle boutique di alta moda, ove hanno creato degli abiti esclusivi per la fantomatica Kyra. Sono sequenze nelle quali l’attrice è sola sullo schermo e si muove con una disinvoltura ed una naturalezza da attrice consumata.
Pur essendo il lavoro di Maureen abbastanza alienante e comunque sopportato e certo non amato da lei, tuttavia noi comprendiamo che, contraddittoriamente,  la donna ha uno strano rapporto con gli abiti creati a bella posta pr Kyra. Un rapporto che in un’intervista lo stesso Assayas definisce “feticistico”.  Infatti  all’interno della casa di moda comprendiamo che Maureen li ammira e avrebbe il desiderio di indossarli, pur non potendo farlo perché ciò offenderebbe molto la celebrità per la quale lavora. Personal spotAssayas in questo film è anche bravissimo a mescolare i generi, passando dall’horror al thriller psicologico e con incursioni poi anche verso altri generi. Ma, diciamo per inciso, in definitiva occorre ripetere ai nostri lettori che questa querelle intorno ai generi ha qualcosa di stantio e di artefatto. I generi sono stati patrimonio soprattutto del cinema di Hollywood classico, con le sue regole da seguire e  i suoi canoni intangibili. Molti autori li hanno giustamente vissuti come altrettanti letti di procuste da cui occorreva prontamente alzarsi e liberarsene definitivamente, in omaggio a un cinema nuovo, libero e senza schemi artefatti e predeterminati.
E così il nostro film si arricchisce di una serie di eventi che richiamano, senza alcuna regola, anche altri cosiddetti generi e sotto-generi: non manca neppure un omicidio  (di cui nulla diremo in omaggio alle regole – quelle sì da rispettare – dello spoiler) e non manca neppure, durante il viaggio a Londra e poi al ritorno a Parigi della protagonista, un ignoto e sconosciuto personaggio che intavolerà una chat sul cellulare di Maureen inizialmente accolta come opera di uno stalker, tanto che la donna sta per bloccarla, ma che poi diventa per lei elemento intrigante e coinvolgente per ulteriori sviluppi della storia.
Senza naturalmente entrare nel merito di tali sviluppi, limitiamoci ad accennare alla particolarità del film che pone tanti interrogativi, alcuni dei quali saranno gradualmente sciolti, ma altri invece resteranno tali, lasciando allo spettatore il compito di decifrarli, di trovare il bandolo della matassa e di fornire qualche risposta. Compreso l’interrogativo che si pone la protagonista al termine dei bellissimi dieci minuti finali del film, manifestando questa volta direttamente agli spettatori il suo enigmatico “segno”.
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...