Jonathan Demme e l’ammirazione per Truffaut

Ricordarlo nel modo più simpatico

(marino demata) Con la morte di Jonathan Demme, all’età di 73 anni, come sempre accade in queste tristi occasioni, le pagine delle riviste di cinema e dei giornali in genere, oltre ai Blog come il nostro e ai Media, ricordano i più vari aspetti del personaggio. Come è naturale, la maggior parte dei giornalisti e dei commentatori si sofferma sui film di Demme meglio risusciti, più premiati dalla critica e più osannati dal pubblico. Due in particolare: Filadelfia e Il silenzio degli innocenti. E a tale proposito è singolare che il nostro Blog, solo pochi giorni fa, ha dedicato l’ultimo pezzo della rubrica “Dietro le quinte di…” proprio a quest’ultimo film, corredato di numerose fotografie che ritraggono il regista impegnato a dirigere gli attori, ad offrire consigli e a discutere con essi.
E’ sempre interessante leggere le note che vengono pubblicate su un regista o un uomo di cinema che scompare, soprattutto se non sono convenzionali o se non sono generiche celebrazioni . Tra quelle che abbiamo letto in queste ore abbiamo particolarmente gradito il ricordo di Demme scritto da YOHANA DESTA per Vanity Fair, perché centrato su una particolare passione del cineasta Demme e su un particolare episodio.demme-truffaut.jpg
La passione che Demme ha sempre riconosciuto di avere è quella per il cinema francese, in particolare per la Nouvelle Vague e soprattutto per quello che era diventato il suo idolo, François Truffaut.  L’episodio al quale Yohana Desta si riferisce riguarda l’incontro che Demme ebbe col suo idolo. Il tutto è venuto fuori nel corso di un’intervista di oltre un’ora (esiste la registrazione video su You Tube) presso il Film Society of Lincoln Center di New York. Nel corso della conversazione Demme rivela che aveva solo 22 anni quando, già da tempo preso da una sorta di “insana” passione per il cinema di Truffaut, ebbe l’occasione di incontrarlo proprio a New York, ove il regista francese era arrivato per presentare il suo ultimo film, La sposa in nero.
“Per me Dio era atterrato”, dice con grande enfasi Demme.  Dopo un piccolo disguido iniziale che impedì un primo incontro, Demme, che era allora pubblicista della United Artist, si mise a disposizione di Truffaut per qualunque cosa egli avesse avuto  bisogno.
Vanity Fair ricorda ancora che, quando arrivò il momento per Truffaut di lasciare New York, Demme gli chiese di firmare la sua copia del libro-intervista “Hitchcock/Truffaut”. E subito dopo la firma e la dedica Truffaut gli augurò il meglio possibile per il suo primo film. Demme reagì dicendo di non essere per nulla interessato a girare film, e Truffaut con grande sicurezza affermò che lo sarebbe stato sicuramente! Era insieme un invito, un augurio e una premonizione!Demme3.jpg
A completamento dell’episodio raccontato da Demme al Film Society of Lincoln Center e riportato da Yohana Desta per Vanity Fair, esistono ulteriori particolari sul rapporto ideale con Truffaut e con la Nouvelle Vague, che Jonhatan Demme precisò in un’ampia e interessante intervista rilasciata nell’ottobre del 2002 a” Moviemaker”, ove si richiama al suo lavoro di regista del film The truth about Charlie, appena finito di girare,  remake di Charade di Stanley Donnen con Cary Grant.  Il film di Demme, dice giustamente l’intervistatore Phillip Williams era abbastanza innovativo nello stile, per il quale si richiamava decisamente alla Nouvelle Vague. E Demme dichiara di aver accettato di girare questo remake per lavorare con l’attrice Thandie Newton, che lui ammirava moltissimo, e per ritornare a Parigi, che significava tanto per lui. The truth about Charlie è dedicato a Sparate sul pianista di Truffaut, che è un film che Demme ha sempre amato. Si trovano all’interno del film chiarissimi riferimenti alla Nouvelle Vague, come un cammeo per Charles Aznavour protagonista di Sparate sul pianista, che canta un paio di canzoni e uno per Anna Karina, la musa di Jean-Luc Godard.
Demme prosegue precisando che Sparate sul pianista di Truffaut era uno dei film che amava di più e che lo ha ispirato. C’è una scena che egli ricorda con grande piacere nel corso dell’intervista: due malfattori inseguono Charlie (Aznavour) e lo spingono in un vicolo per chiedergli “stai dicendo la verità”? e Charlie risponde “Sto dicendo la verità. Mi è testimone Dio. E se sto mentendo possa mia madre morire in questo momento”. Subito dopo abbiamo uno stacco e si vede una scena con una anziana signora che cade improvvisamente morta.”  E a quel punto Demme ricorda di aver pensato: “Mio Dio, guarda che film che si può fare: nel bel mezzo di una scena drammatica, improvvisamente appare una scena come quella!”Demme truff.jpg
Lo stupore misto ad ammirazione di Demme era motivato dal fatto che ad Hollywood non si sarebbe mai potuto girare qualcosa del genere, perché ogni produzione è imprigionata entro ferree regole convenzionali dalle quali è impossibile derogare.
Insomma Demme dichiara in quest’intervista di aver pagato interamente il suo debito verso il suo idolo Truffaut, ma anche verso Jean-Luc Godard e in particolare per il film La donna è donna e in generale verso l’intero mondo della Nouvelle Vague. E aggiunge di essere stato ispirato anche dai film di un altro ammiratore della Nouvelle Vague, Wong Kar-Wai, punta di diamante del cinema di Hong Kong.
Ecco: si tratta di ricordi più che simpatici direi affascinanti per chi ama il cinema. Ricordi, impressioni,  sensazioni che a questo punto ci danno molto di più, circa l’immagine dell’uomo e del regista e ce lo fanno conoscere e ricordare molto meglio. E sorridiamo compiaciuti perché condividiamo i suoi gusti.
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