Il cinema di Hirokazu Kore-eda: “Nobody knows” (Jap. 2004)

Quando torna tua madre? Non tornerà più. Probabilmente.

(marino demata)  Fin dalle prime sequenze di questo film Hirokazu Kore-eda ci porta per mano in una dura realtà, che nel corso dello svolgimento diventerà più volte atroce, anche perché è storia di bambini e di situazioni di povertà estrema, che purtroppo è frequentissimo trovare in contesti apparentemente agiati come quelli del Giappone o della non lontana Corea del Sud.
La prima sequenza del film,  che non ha avuto alcuna distribuzione in Italia,  ci mostra, all’interno di un treno,  un ragazzo dodicenne con una maglietta sporca e lacera, accarezzare una valigia rosa, come se essa contenesse qualcosa di molto prezioso. Al mattino dopo  il ragazzo con sua madre parlano proprietario dell’appartamento che hanno. L’appartamento affittato si trova proprio al piano inferiore rispetto al proprietario che dichiara di essere molto contento di aver affittato a sole due persone, perché i bambini numerosi e più piccoli di età fanno molto rumore e disturbano la quiete.  Ma quando madre e figlio finalmente prendono possesso dell’appartamento, aprono alcune valige dalle quali escono fuori altri tre figli, tutti più piccoli. In tutto condivideranno l’appartamento Akira di 12 anni, Kyoko di 10, Shigeru di 7,  Yuki, la piccola di appena 4 anni.nobody knows-2
Il regista indugia a questo punto sulla cura con la quale ciascun bambino sistema le proprie cose, i propri giochi negli spazi che essi trovano disponibili. Mentre la madre si impegna a  ricordare ai figli le regole: tranne il primo figlio, gli altri tre non dovranno mai uscire di casa, non farsi vedere, non fare rumore. La bambina più grande avrà l’incarico di mettere in funzione la lavatrice che si trova all’esterno sul balcone, utilizzando però le ore serali per non rischiare di essere vista.
All’inizio sembra che l’arrangiamento  possa funzionare, anche se implica non pochi sacrifici da parte dei tre figli più piccoli. Ma in verità già da questi sotterfugi cogliamo un aspetto sgradevole della situazione, purtroppo comune a molte altre realtà e non solo al Giappone: i bambini non sono bene accetti in molte situazioni abitative!
Comunque nei primi tempi tutto sembra abbastanza ben organizzato: la madre ritorna la sera, porta dei soldi che affida al primogenito Akira Fukushima (Yûya Yagira), al quale in pratica delega l’intera gestione della casa. Apprendiamo in breve che i quattro figli hanno altrettanti padri diversi, che essi non sono mai stati dichiarati all’anagrafe e quindi non hanno mai frequentato la scuola. In un breve colloquio Akira protesta per la situazione che lo priva della possibilità di andare a scuola, e la madre, con tono scherzoso, ma in realtà cinicamente, cerca di spiegargli che dopo tutto la scuola non serve a molto e che ci sono uomini famosi in tutti i campi che non sono andati a scuola.nobody knows-3.jpg
Ma la svolta della storia è quasi immediata: la madre all’improvviso lascia un messaggio ad Akira nel quale afferma che resterà a lungo fuori e allega dei soldi coi quali il ragazzo dovrà amministrare la casa e pensare ai bambini più piccoli. La madre si farà rivedere un altro paio di volte a distanze temporali sempre più ampie, fino a scomparire del tutto, anche nel corso delle feste di Natale.
Akira è molto bravo e giudizioso a mantenere in piedi la situazione, a badare alla cura dei fratelli e sorelle ed all’amministrazione della casa. Il regista è abile a soffermarsi su molti piccoli episodi che illustrano la sapiente amministrazione del piccolo Akira ed anche il rispetto delle regole da parte dei piccoli, malgrado sempre più forte e urgente si farà il desiderio di uscire fuori di casa.
Chi pensa che si tratti di una storia estrema ed esagerata inventata dal regista e sceneggiatore è decisamente fuori strada: Nobody knows è basato su una storia vera che fece molto scalpore in Giappone alla fine degli anni ’80, e cioè la storia di quattro bambini che erano stati abbandonati dalla madre in un appartamento che in gran parte occupavano in maniera abusiva.  Questo dimostra che ancora una volta la realtà supera ogni più fervida immaginazione. Purtroppo! nobody knows-4
L’intera storia copre circa un anno, con l’avvicendarsi delle stagioni ed anche col ripetersi di fatti e atteggiamenti quotidiani molto ben esemplificati dal regista: Akira riesce anche a fare qualche amicizia con ragazzi della sua età coi quali condivide alcuni giochi elettronici, ma che ben presto rifiuteranno di recarsi ancora a casa sua,perché troppo sporca e maleodorante. Sì perché ben presto  la situazione della casa si deteriora, anche per mancanza di soldi: l’erogazione dell’acqua viene sospesa e per un periodo anche quella della luce elettrica. Ma cose ben più gravi attendono i quattro bambini e la tragedia è dietro l’angolo.
Film-capolavoro sull’infanzia negata, Nobody knows offre un crudele spaccato di come la miseria e determinate situazioni familiari possano danneggiare pesantemente lo sviluppo infantile, fino a negare ai bambini anche la speranza in una vita diversa. E quando Akira protesta con la madre per questa situazione si sente rispondere: “ma io non ho il diritto di essere felice?”
Con grande realismo Hirokazu Kore-eda ha  girato il film in tempo reale nel corso di un anno solare, non solo per seguire le varie stagioni,ma soprattutto per rendere ben credibili  i vari cambiamenti fisici che nel corso di un anno sono ben visibili in bambini così piccoli. In verità siamo abituati a procedimenti realistici di tale genere, se si pensa che Richard Linklater ha addirittura girato Boyhood nell’arco di 12 anni al fine di mostrare, senza ricorrere al trucco, i cambiamenti fisici che i personaggi attraversano nel corso degli anni di svolgimento della storia narrata.nobody knows-5.jpg
Nobody knows è stato in maniera quasi unanime esaltato dalla critica come uno dei migliori prodotti della new wave giapponese, ricevendo plausi sia in Europa che in America. E’ stato presentato a Cannes ove il giovanissimo Yûya Yagira, l’appena quattordicenne interprete di Akira, ha vinto il premio quale migliore attore. Ha poi raccolto premi in numerosi  altri festival.  Il regista dimostra di saperci fare nel dirigere bambini, e questo è questo è forse il film interpretato da bambini migliore che sia mai stato girao.  Ritornerà successivamente almondo infantile con un’altra bella pellicola, I wish del 2011, con risultatk ragguardevoli, ma che comunque non toccano le vette di Nobody Knows.
Hirokazu Kore-eda col suo Nobody knows dimostra ampiamente di aver messo pienamente a frutto il realismo di Ozu, il grande maestro del cinema giapponese classico, cantore della vita quotidiana, ma anche la lezione del neo-realismo italiano, che ha veramente ben assimilato, con la costruzione di un tessuto filmico che, pur basandosi su i quattro piccoli personaggi ed altri di contorno, non disdegna affatto i modi del documentario.nobody knows-7.jpg
E tuttavia in questo contesto assistiamo anche a scene di alto lirismo. Come quando Akira strappa dalle mani di Saki, la giovane studentessa che si affeziona ai quattro bambini, i soldi che lei ha guadagnato prostituendosi per metterli a loro disposizione, e indispettito per il modo col quale Saki se li è procurati,  corre pazzamente per le strade della città in una sequenza veramente memorabile.
O la scena finale, in un piazzale di terra incolta vicino all’aeroporto, allorchè Akira e Saki tornano mestamente a casa al suono di una bella e triste canzone che dice: “Quando chiedo qualcosa al cielo, di notte le stelle non fanno che brillare. Nel lago buio del mio cuore ardente  non posso far altro che nuotare. Gli angeli mi assisteranno? Vuoi tuffarti nel mio cuore? Il vento dell’inverno che sta per arrivare modella le onde e mi chiama nel buio. Con occhi di ghiaccio sto crescendo…”
 
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