Trento Film Festival: Genziana d’oro a «Samuel in the clouds» film sui cambiamenti climatici

 

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(riverflash) – Samuel in the clouds (Belgio, 2016) del regista belga Pieter Van Eecke, una straordinaria e commovente storia ambientata in Bolivie e legata alle conseguenze dei cambiamenti climatici, è il film vincitore del 65. Trento Film Festival.
La giuria internazionale composta da Timothy Allen (fotografo e regista) Gilles Chappaz (giornalista e regista), Fridrik Thor Fridriksson (regista e produttore cinematografico) Anastasia Plazzotta (produttrice e distributrice cinematografica) e Andrea Segre (regista), ha assegnato all’opera la prestigiosa Genziana d’oro miglior film – Gran Premio città di Trento, con la seguente motivazione: “Un personaggio unico e universale allo stesso tempo, raccontato con grande coerenza estetica e profondo rispetto umano, in uno stile documentario puro e onesto che ci aiuta a riflettere su un tema di grande urgenza”.
Il film di Van Eecke racconta la storia di Samuel, l’anziano gestore della stazione sciistica del monte Chacaltaya in Bolivia, una delle più alte al mondo, ormai dismessa a causa della scomparsa delle nevi perenni dovute all’assenza di precipitazioni e all’aumento delle temperature anche durante il periodo invernale. Ma Samuel, nonostante le previsioni negative dei climatologi, non demorde e spera sempre in un ritorno della neve, accogliendo ogni giorno i turisti in arrivo da tutto il mondo, attratti dal meraviglioso panorama che si domina dalla cima della montagna, portando avanti la sua attività con amore, semplicità e passione, così come ha fatto per decenni. Aspettando e sperando di vedere nuovamente imbiancata la “sua” montagna.samuelin-the-clouds-3
GENZIANA D’ORO MIGLIOR FILM – GRAN PREMIO “CITTA’ DI TRENTO”
SAMUEL IN THE CLOUDS di Pieter Van Eecke (Belgio, 2016)
MOTIVAZIONE – Un personaggio unico e universale allo stesso tempo, raccontato con grande coerenza estetica e profondo rispetto umano, in uno stile documentario puro e onesto che ci aiuta a riflettere su un tema di grande urgenza.
GENZIANA D’ORO MIGLIOR FILM DI ALPINISMO – PREMIO DEL CLUB ALPINO ITALIANO
dhaulagiri-ascenso-a-la-montana-blancaDHAULAGIRI, ASCENSO A LA MONTAÑA BLANCA
di Christian Harbaruk, Guillermo Glass (Argentina, 2016)
MOTIVAZIONE – Tra i pochi film del concorso in questa categoria, la Giuria ha voluto dare un riconoscimento all’umiltà, alla sobrietà e alla correttezza etica con cui i registi e i protagonisti hanno ricostruito la loro drammatica spedizione in stile alpino.
SINOSSI – Quattro amici argentini, Guillermo, Christian, Sebastián e Darío, decidono di girare un documentario che racconti la loro ascesa al Dhaulagiri. Ma Darío muore durante il tentativo di raggiungere la vetta in solitaria. Una volta rientrati, Guillermo inizierà a documentare un secondo viaggio, che lo porterà sulle tracce dei suoi compagni di spedizione nel tentativo di rielaborare le domande che hanno continuato a tormentarlo dal giorno dell’incidente e in particolare le scelte che li hanno portati troppo vicino al limite estremo.
GENZIANA D’ORO MIGLIOR FILM DI ESPLORAZIONE O AVVENTURA- PREMIO “CITTA’ DI BOLZANO”
divingintotheunknown_1-photo-janne-suhonen-monamiagency2015DIVING INTO THE UNKNOWN di Juan Reina (Finlandia, 2016)
MOTIVAZIONE – Quando un’avventura sportiva si trasforma in dramma ci si chiede quale sia il senso di una passione comune, e come si possa mettere la propria vita in gioco per amicizia e rispetto reciproco. Un film che esplora le profondità dell’animo nordico, una lezione sulla cultura dell’impegno. Una storia incredibile, straziante e coinvolgente.
SINOSSI – La speleologia subacquea è una delle attività più pericolose al mondo, richiede una grande preparazione atletica ma soprattutto un’energia mentale in grado di affrontare una situazione altamente ostile all’uomo. Il regista Juan Reina aveva deciso di realizzare un film che documentasse la più lunga immersione subacquea della storia all’interno di una grotta sommersa in Norvegia da parte di cinque speleosub finlandesi. Ma il tentativo ha un esito tragico e due di loro muoiono durante l’immersione; i loro corpi rimangono ostaggi della grotta. Il film si trasforma radicalmente e diventa a sua volta un’esperienza estrema: raccontare la storia di un’amicizia investita dalla tragedia e la sua evoluzione. Presto infatti le autorità abbandonano l’idea di una missione di recupero, e i tre sopravvissuti decidono di organizzare una missione segreta che possa porre fine, anche esistenzialmente, a quella tremenda esperienza.
GENZIANA D’ARGENTO – MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO-ARTISTICO
LIFE IN FOUR ELEMENTS di Natalie Halla (Finlandia/Austria/Spagna, 2017)
MOTIVAZIONE -. Un’eccellenza tanto tecnica quanto artistica, una meravigliosa fusione tra racconto epico e intimi incontri, visivamente incantevole.
SINOSSI -I quattro elementi vengono raccontati attraverso il rapporto totalizzante che altrettanti uomini e donne intrattengono con questi. Nel confronto con gli elementi primordiali emergono parallelamente i valori fondanti delle loro esistenze, l’amicizia, il coraggio, la sfida a sorpassare i propri limiti. Le riprese del documentario sono durate quattro anni, un lungo lavoro che ha permesso di catturare una serie di spettacolari sequenze e di storie emozionanti.
GENZIANA D’ARGENTO  MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
THE BOTANIST
di Maxime-Lacoste Lebuis, Maude Plante-Husaruk (Canada/Tagikistan, 2017)
MOTIVAZIONE – L’intenso ritratto di un uomo la cui storia non è solo personale ma è quella di un intero paese. Il potente ritratto di un villaggio remoto che per 30 minuti diventa il centro del nostro mondo, nel quale vorremmo rimanere più a lungo, insieme al protagonista, senza dimenticare che “non è dalla sua fronte che si possono giudicare i pensieri di un uomo”.
SINOSSI – Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il Tagikistan è stato sconvolto da una lunga e devastante guerra civile. Raïmberdi è un botanico che, in seguito alla guerra, ha perso tutto e si è trasferito con la sua famiglia sulle brulle montagne del Pamir costruendo un piccolo riparo autosufficiente. Nei momenti liberi cataloga rare specie di piante con la sua splendida calligrafia.
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
GULÎSTAN, LAND OF ROSES di Zaynê Akyol (Canada/Germania, 2016)
MOTIVAZIONE – L’ultima scena rimarrà con noi a lungo. Un meravigliosamente intimo e commovente esempio di cinema documentario.
SINOSSI – La regista Zaynê Akyol si mette alla ricerca dei ricordi di Gulîstan, una sua cara amica, come lei emigrata in Canada, che si è unita al PKK ed è morta in combattimento nel 2000. Entra così in contatto con un gruppo di guerrigliere che vivono in un costante e impegnativo addestramento fisico e spirituale, pronte a difendere il territorio curdo dalla minaccia dell’ISIS. Le combattenti che si sono unite alle milizie del PKK hanno compiuto una scelta di vita estrema e senza ritorno, che le porta ad affrontare le difficoltà e i pericoli senza incertezze o paura. La loro missione non si limita alla difesa del terriorio ma è diretta contro l’ordine capitalistico, colpevole di trasformare le persone in automi. Di fronte all’avanzata delle truppe di Daesh/ISIS saranno chiamate a scendere dalle alture dove vivono e a misurarsi con un territorio carico di insidie.
MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA
BECOMING WHO I WAS di Chang-yong Moon, Jin Jeon (Corea del Sud, 2016)
MOTIVAZIONE – Sono tempi in cui è più che mai necessario rispettare la fede di ognuno. Questo film ci insegna che dovremmo tutti seguire ciò in cui crediamo, per quanto difficile possa essere raggiungere i nostri scopi.
SINOSSI – Il giovanissimo Angdu viene riconosciuto come Rinopche, la reincarnazione di un monaco tibetano vissuto secoli prima. Il maestro del suo villaggio decide allora di prenderlo sotto la sua protezione e di accompagnarlo lungo il percorso che lo può portare alla saggezza. Il primo problema sarà quello di riuscire a spostarsi dal suo villaggio nel Ladakh, nel nord dell’India, a un monastero tibetano dove potrà incontrare nuove guide spirituali. Non saranno le uniche prove che il piccolo Angdu dovrà affrontare, a partire da quelle che metteranno in crisi la fede nel proprio destino spirituale. Girato nell’arco di otto anni, il film racconta la storia di una lunga amicizia che non si fermerà davanti a nulla, nemmeno di fronte all’esercito cinese che pattuglia il confine del Tibet, verso cui i due si dirigono per ricongiungersi alle fonti del proprio percorso.
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