Speciale #CANNES70 – (DAYS 2&3): Il russo ZVYAGINTSEV e l’ungherese MUNDRUCZÓ convincono la Croisette

 

(luigi noera) – (Raccontar di Cinema) (Foto per gentile concessione del Festival de Cannes)
Dopo la delusione del film d’apertura, nei primi due giorni sulla Croisette si respira tutta un’altra aria. Infatti sia dall’America che dall’Asia due produzioni che mettono d’accordo sia il grande pubblico che la critica. Stiamo parlando da una parte del regista americano Todd HAYNES che presenta WONDERSTRUCK. Trasposizione sul grande schermo dopo The Invention Of Hugo Cabret di un altro libro a firma di Selznick. Sono due storie, una ambientata nel 1977 incentrata su un adolescente che soffre per il padre che non ha mai conosciuto, e l’altra ambientata mezzo secolo prima, raccontata con immagini in B&N, su una ragazzina sorda dalla nascita che sogna di incontrare una famosa attrice. Entrambi però sono alla ricerca delle loro origini. Dobbiamo dire che Julianne Moore premio Oscar interpreta una parte stucchevole. Invece la sceneggiatura è ben strutturata in una difficile composizione e alternanza tra le storie dei due personaggi. Anche la fotografia, ma soprattutto le musiche riprese dal repertorio di David Bowie hanno un peso importante nel successo del film.
L’altro regista è  il sudcoreano BONG Joon-Ho che con OKJA ci racconta una storia animalista, autore del futuribile Snow piercer presentato nel 2013 alla Festa del Cinema de Roma, in questa nuova favola attuale con un cast tra i quali spicca Jake Gyllenhall parla della giovane Mija che per dieci anni si è  presa cura di un enorme animale frutto di un industria multinazionale di hamburger OGM diretta da una splendida Tilda Swinton. Tra inseguimenti e ed effetti speciali per via di questo enorme animale la storia si conclude bene per Okja, ma non per i suoi consimili che sono destinati alla macellazione.
Accanto a questi due registi possiamo definire sicuri, dall’Europa spiccano il volo altri due registi di tutt’altra fattura. Sono il russoNelyubov
Andrey ZVYAGINTSEV che presenta, dopo il coraggioso Leviathan sul nuovo potere in Russia, il film NELYUBOV (LOVELESS). Il regista si cimenta con una storia intima, ma nello stesso tempo sui valori fondanti qual è essere genitori, ancora una volta critico verso la società post-sovietica dedita al piacere personale. Zhenya e Boris hanno divorziato ed entrambi si sono ricostruiti una vita senza considerare che di mezzo c’è la vita del loro figlio. L’altro regista europeo che lavora in America è Kornél MUNDRUCZÓ che presenta una mescolanza fra favola metaforica e film d’azione a cui ha dato il titolo JUPITER’S MOON (ovvero la Luna Europa)  su un altro brandello attuale della sua terra che dopo l’ingresso in Europa ha avuto una svolta autoritaria. In conferenza stampa ha chiarito che non si tratta di una critica al proprio paese, il quale facendo parte dell’Europa la situazione interna è anche problema degli Stati membri d’Europa. Senza voler fare indagini sentiamo ancora di più in queste affermazioni il clima che si respira in Ungheria. Ma veniamo al racconto che tra scene di migrazioni, scene di inseguimento porta a compimento il racconto con il sacrificio del dottor Stern, un medico che ha cercato in tutti modi di sfruttare i poteri di levarsi da terra quasi da angelo del giovane Aryan immigrato illegalmente.
Fuori concorso per gli Special Screenings la giovane promessa iraniana Anahita GHAZVINIZADEH ha presentato una pellicola THEY che concorre come Opera Prima. La storia di J un adolescente che cerca di capire i suoi orientamenti. Sullo sfondo di una famiglia di emigrati iraniani perfettamente integrati in America si svolge il dramma senza tempo di J che a volte si sente un lui, a volte un lei. Apprezzabile l’omaggio alla sensibilità del Sol Levante con tante inquadrature bucoliche.jupiters-moon2
Ma passiamo alla Selezione presieduta dall’attrice americana Uma THURMAN UN CERTAIN REGARD che è stata inaugurato dal film di Mathieu AMALRIC BARBARA che dovrebbe essere un biopic musicale ambientato negli Anni Sessanta e dedicato alla leggendaria cantante francese Barbara, ma che si alterna con il back stage dello stesso documentario. Sono seguiti il film del tedesco WESTERN di Valeska GRISEBACH con la sua nuova via come linguaggio asciutto e con il punto di vista della emigrazione ribaltato. Ecco cosa si prova quando si deve emigrare in un altro paese per lavorare. Infatti parla di un gruppo di muratori tedeschi che inizia un lavoro duro in un sito remoto nella campagna bulgara. Invece dall’Iran il regista Mohammad RASOULOF presenta LERD (DREGS) una drammatica storia di sopraffazione, di corruzione che pervade il paese fondamentalista. Anche dalla Tunisia Kaouther BEN HANIA presenta AALA KAF IFRIT (BEAUTY AND THE DOGS) un film di denuncia della condizione di disparità anzi di inferiorità che debbono subire le donne e la denuncia della corruzione degli apparati dello stato.
Come sappiamo alla QUINZANES DES REALISATEURS tra le 20 pellicole ci sono TRE ITALIANI IN LIZZA.  Il primo giorno viene dedicato ad omaggiare e premiare Werner Herzog con il premio alla carriera la Camera d’Or. Deludente a dire della critica THE UN BEAU SOLEIL INTÉRIEUR di Claire Denis Isabelle.Nelyubov2
Mentre alla 56ma SEMAINE DE LA CRITIQUE I SICILIANI FABIO GRASSADONIA E ANTONIO PIAZZA la hanno inaugurata con il favore del pubblico italiano. È seguito un fil drammatico dal Cile che fa ancora i conti con la storia della dittatura di Pinochet. Si tratta di  LOS PERROS di Marcela Said, la giovane Mariana si invaghisce del maestro di equitazione. Nel cast vari attori tra i quali il padre di Marian ed il maestro di equitazione tanto cari a Pablo Larrain che è una garanzia nella riuscita del film.
Terminiamo con Cannes Classics che ha presentato una delle pellicole più disturbanti della storia del Festival Ai no korîda (In the Realm of the Senses/L’Empire des sens) di Nagisa Oshima (Francia, Giappone)  che venne presentato alla Quinzaine des Réalisateurs.
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