“Ritorno a Montauk” (Ger. 2017) di Volker Schlöndorff

Anteprima italiana a Firenze con la presenza del regista

(marino demata)  Il  rimpianto è uno dei mali dell’anima più profondi ed è anche un male inguaribile e spesso anche incurabile. Per poter guarire occorrerebbe un’operazione impossibile: girare all’incontrario le lancette dell’orologio della propria vita e modificare le cose avvenute, le scelte fatte incautamente, oppure non fatte. Sì perché come giustamente afferma in un lungo iniziale monologo lo scrittore scandinavo Max Zorn (Stellan Skarsgård), ci sono due forme di rimpianti: quello per le scelte fatte e che non avremmo dovuto fare e quello per le scelte non fatte e che invece avremmo fatto bene a compiere. E naturalmente più si va avanti con gli anni, più il peso dei rimpianti per ciò  che si è fatto e non fatto cresce e diventa più lacerante. E chi non pensa, in questi casi, di essere stato magari nel posti giusti ma nei momenti sbagliati? E’ un peso che Max, scrittore brillante e apparentemente uomo appagato  sente profondamente.Ritorno a M3
Al  termine del monologo scopriamo che Max, da Berlino dove vive, è arrivato a New York, ove lo attende una lunga serie di presentazioni e conferenze del suo ultimo libro, che, come apprenderemo dalla lettura di alcuni passi , affronta proprio auto-biograficamente il più grande dei propri rimpianti: un amore, quello per la tedesca Rebecca (ottimamente interpreta da Nina Hoss),  nato a New York e  troncato a Montauk, Long Island, proprio nel momento decisivo, quando avrebbe dovuto consolidarsi in qualcosa di più serio e duraturo, che non l’avventura di un week end.
Con queste premesse il film di Volker Schlöndorff, Ritorno a Montauk, riece ad intrigare e ad avvincere fin dalle prime battute. Lo scopo segreto di Max, al di là delle presentazioni dei libri, è quello di rintracciare quell’amore assaporato ma poi del tutto mancato, noncurante della presenza e guida della propria moglie, che vive a New York e che Max rivede dopo molto tempo.
Grazie all’aiuto della sua giovane assistente e di un provvidenziale amico, Max rintraccia Rebecca, che, all’inizio riluttante, finisce per essere anche lei incuriosita da questo inaspettato ritorno.  Lo scrittore dunque non si dà per vinto e pensa che sia veramente possibile in qualche modo riportare indietro le lancette dell’orologio e riparare agli errori fatti quasi venti anni prima e ricominciare da capo.return-to-montauk-5
Volker Schlöndorff, che ha portato Ritorno a Montauh  al Festival di Berlino,  lo ha presentato ieri sera in anteprima nazionale qui a Firenze, al Cinema Compagnia, proiettato come Evento Speciale nell’ambito del Festival degli Scrittori – I luoghi della letteratura, ed è stata una presenza, quella del regista, non formale, ma in grado di offrire informazioni utili e “autentiche” e spunti molti interessanti. A partire dalla confessione che il film, pur partendo da un romanzo parzialmente autobiografico di Max Frisch è in realtà doppiamente autobiografico, perché c’è in esso molto delle esperienze e dei rimpianti dello stesso  regista. Un regista che, a 78 anni suonati (chi non ricorda che è stato uno dei pionieri del movimento del Nuovo Cinema Tedesco?), mostra una lucidità ed una sensibilità soprattutto agli eventi dell’anima, per l’amore e per l’intricata morfologia dei rapporti umani.  Il regista infatti in questo film è libero da ogni richiamo storico-politico, se si fa eccezione per la domanda di un giornalista rivolta a Max, sulla crisi e debolezza economica dell’Europa, a cui lo scrittore risponde mettendo in campo l’orgoglio di una cultura, quella del vecchio continente, che è il vero cemento  che unisce i vari popoli e che probabilmente l’America, col suo pragmatismo e la sua cultura troppo giovane non può comprendere fino in fondo.Ritorno a M2
Il film, nella prima parte, gira molto intorno a citazioni di questo genere, che in parte servono ad offrire allo spettatore uno spaccato della personalità di Max, ma che a volte rischiano di indurlo a riflettere sul loro senso, facendo un po’ perdere il filo del racconto, che, sempre nella prima parte, è teso alla ricerca di  Rebecca da parte di Max.
Il film offre il meglio di sé nella seconda parte, allorchè, sciolto l’inevitabile gelo tra Max e Rebecca che si rivedono  dopo quasi 20 anni, vive dei ricordi e dei rimpianti, ma anche dell’amore passionale che riaffiora tra i due, in uno scenario, quello di Montauk, rigorosamente fuori stagione, il luogo magico degli incontri iniziali di Jim Carrey e Kate Winslet in Eternal Sunshine of the Spotless Mind , che rappresenta l’ideale per il sottile filo dell’anima perduto e ritrovato, che i due amanti cercano di ritessere.
Il personaggio di Max, scrittore affermato, ma uomo forse un po’ cinico nel tendere al suo scopo per il quale sarebbe anche disposto a cancellare il suo attuale matrimonio, risulta allo forse un po’ antipatico, almeno a confronto delle due donne, che mostrano saggezza e lungimiranza. In particolare Rebecca, diventata ormai avvocato molto affermato, allorchè si apre, nel confronto con Max, sui fondamentali avvenimenti non sempre lieti degli ultimi 20 anni, dimostra una sensibilità ed un coraggio fuori dal comune.
Film basato sul rimpianto, dunque, ma anche film sulla mancanza e sull’assenza che rende la vita più fragile e sicuramente meno felice. Soprattutto se si pensa che la propria felicità ( e possibilmente quella altrui) dovrebbe essere lo scopo fondamentale della vita di ognuno.
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...